Bene e male
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Bene e male
2. Il bene in senso metafisico

Occorre anzitutto distinguere fra una prospettiva metafisica e oggettivistica di intendere il bene, come la realtà suprema e perfetta che viene desiderata in quanto tale, e una concezione soggettivistica, che relativizza il bene in riferimento al soggetto che lo desidera. Il modello della prima concezione è offerto dalla filosofia di Platone, in cui il bene costituisce il vertice del mondo delle idee: come il Sole dà vita alle cose sensibili e ne consente la visione, così l’idea del bene è fonte di verità e di conoscenza del mondo ideale.

Riallacciandosi a Platone, nel III secolo d.C. Plotino fa coincidere il bene con l’Uno, ossia con il principio e la causa di tutto l’essere; in rapporto a esso il male costituisce un non essere, così come un non essere è la stessa materia: Plotino la paragona alla zona d’ombra lasciata dal cono di luce proiettato dal principio primo.

Anche il pensiero cristiano della scolastica medievale concepisce il bene come l’essere perfetto e lo identifica con Dio: tutto ciò che proviene da lui è quindi bene, per quanto il grado di perfezione di ogni cosa dipenda dalla posizione che essa occupa nella gerarchia degli enti, secondo che questi siano più o meno vicini a Dio. Tuttavia il pensiero cristiano non può identificare la materia con il non-essere e con il male, essendo la materia stessa creata da Dio.