| Trova nell'articolo | Bolivia | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Bolivia (nome ufficiale República de Bolivia, Repubblica di Bolivia), stato dell’America meridionale; privo di sbocco al mare, confina a nord e a est con il Brasile, a sud-est con il Paraguay, a sud con l’Argentina, a ovest con il Cile e a nord-ovest con il Perù. Ha una superficie di 1.098.581 km². La capitale legale del paese è Sucre; capitale amministrativa e sede del governo è La Paz.
| 2. | Territorio |
La Bolivia è il quinto paese più esteso del continente sudamericano (dopo Brasile, Argentina, Perù e Colombia); l’estensione latitudinale è di circa 1.530 km, mentre la massima estensione in direzione est-ovest è di circa 1.450 km. Il territorio del paese può essere suddiviso in due distinte regioni fisiche: le alteterre andine, a ovest, e i bassopiani orientali, a est.
Il territorio boliviano è dominato dai rilievi delle Ande, che si estendono da nord a sud lungo l’intera sezione occidentale del paese e si snodano attraverso due sistemi montuosi distinti: la Cordigliera Occidentale, che segna il confine con il Cile ed è formata da un allineamento di vulcani perlopiù spenti culminanti nel Nevado de Sajama (6.542 m), e la Cordigliera Orientale che comprende le vette dell'Illimani (6.462 m) e dell’Illampu (6.360 m). Tra le due cordigliere si estende l’ampia, elevata e inospitale regione dell’Altiplano, l’Altopiano della Bolivia, comprendente il grande bacino navigabile del lago Titicaca, la più estesa superficie lacustre dell’America meridionale.
La Cordigliera Orientale digrada a est verso la regione delle yungas, una serie di vallate fertili e assai ricche di vegetazione. A est delle yungas si estendono i llanos, vasta area dei bassopiani amazzonici dove le foreste pluviali si alternano a tratti di savana arborata o erbacea. L’area meridionale di questa zona, percorsa da numerosi fiumi, è occupata dalla sezione boliviana del bassopiano del Gran Chaco.
Il territorio boliviano è ricco di giacimenti di minerali, in particolar modo antimonio, stagno, tungsteno, zinco e piombo; fertili terreni coltivabili si trovano nelle valli della Cordigliera Orientale e nel bacino amazzonico, dove numerose sono le piantagioni di canna da zucchero, riso, cotone, caffè, cacao e coca.
| 1. | Idrografia |
Nelle pianure e nelle valli settentrionali e nordorientali il sistema idrografico è dominato dai bacini dei fiumi Beni e Mamoré, che segna il confine con il Brasile. I due corsi d’acqua, entrambi navigabili per lungo tratto, costituiscono il principale ramo d’origine del Madeira, affluente del Rio delle Amazzoni. Nell’area meridionale il corso d’acqua più importante è il Pilcomayo il quale tributa, dopo un lungo corso, nel fiume Paraguay; infine il Desaguadero collega il lago Titicaca al lago Poopó.
| 2. | Clima |
Il paese, benché situato in corrispondenza del Tropico del Capricorno, presenta climi diversi che riflettono la sua varietà morfologica. Nella regione andina, soggetta a una grande aridità a causa dei rilievi che costituiscono una barriera all’influenza oceanica, il clima è freddo e secco con medie invernali che variano nel mese di luglio tra i 7 °C e i 10 °C; scarse piogge, soprattutto nella parte meridionale dell’Altopiano. Il clima è invece temperato nelle yungas e assai caldo nei bassopiani amazzonici, dove la temperatura media annua si attesta intorno ai 26 °C.
| 3. | Flora e fauna |
Il paese presenta una vegetazione molto varia in corrispondenza delle diverse fasce altitudinali e climatiche. Nelle regioni di nordest prevale la foresta pluviale amazzonica dominata da alberi di caucciù e latifoglie, mentre sugli altipiani domina la puna, tipica vegetazione xerofila delle fredde alteterre andine. Nel centro-sud si trova la savana alberata. Vaste praterie e aree boschive (campos) caratterizzano l’area del Chaco brasiliano.
Per quanto riguarda la fauna, nelle regioni dell’altopiano vivono la vigogna, l’alpaca, il guanaco e il lama. Nelle pianure tropicali del bacino amazzonico abbondano scimmie, puma, giaguari, armadilli, orsi dagli occhiali e una gran varietà di rettili, insetti e uccelli. Ricca è la fauna ittica fluviale e lacustre.
| 4. | Problemi e tutela dell’ambiente |
Lo sfruttamento sempre maggiore delle abbondanti risorse naturali e dei ricchi giacimenti di minerali della Bolivia richiede un adeguato e attento controllo ambientale in grado di prevenire e limitare possibili danni all’ambiente (impoverimento del suolo, erosione ecc). L’21,2% (2007) della superficie territoriale è posto attualmente sotto tutela. La Bolivia è stata inoltre uno dei primi paesi a ottenere la diminuzione del debito estero a fronte di programmi di salvaguardia ambientale. Nel corso degli anni Ottanta, tuttavia, un’estesa superficie di foresta pluviale è andata perduta a causa di massicci interventi di deforestazione. Costantemente a rischio, soprattutto nell’area della foresta pluviale, è il ricco patrimonio di biodiversità del paese.
| 3. | Popolazione |
La Bolivia ha una popolazione di 9.247.816 abitanti, con una densità media di 8,5 unità per km² (2008). Elevata la percentuale di popolazione urbana: il 64% nel 2005. Come gli altri paesi andini, la Bolivia ha un’alta percentuale di popolazione di amerindi: oltre il 50% dei boliviani è infatti costituito da indios aymará (25%) e quechua (30%), il 30% da meticci e circa il 15% da bianchi, in gran misura discendenti degli antichi coloni spagnoli. Sono inoltre presenti esigui gruppi di indios amazzonici. Il paese registra un alto tasso di crescita demografica (1,38%, 2008), dato cui si contrappone un’elevata mortalità infantile (49 per mille nel 2008).
| 1. | Lingua e religione |
Le lingue ufficiali sono lo spagnolo e gli idiomi indios quechua e aymará; diffuso in alcune aree anche il tupí-guaraní. Circa il 40% degli indios non parla spagnolo. Il cattolicesimo, praticato da circa il 95% della popolazione, è la religione ufficiale nonché quella maggiormente professata. Esigua la minoranza di protestanti (metodisti evangelici) e animisti.
| 2. | Istruzione e cultura |
L’istruzione è gratuita e obbligatoria dai 6 ai 14 anni di età, ma la maggior parte delle scuole si trova nei distretti urbani e non possono quindi essere frequentate da chi vive nelle zone rurali. Il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta raggiunge l’88,4% (2005). Nel paese ci sono numerosi atenei pubblici e privati, tra i quali l’Università di San Francesco Saverio (1624) a Sucre, una delle più antiche d’America, e quella di San Andrés (1830), la più grande del paese, situata a La Paz.
Per approfondimenti sulla cultura del paese, vedi Letteratura latinoamericana; Arte precolombiana; Arte latinoamericana; Teatro latinoamericano; Musica latinoamericana; Danza latinoamericana e Cinema latinoamericano.
| 4. | Divisioni amministrative e città principali |
La Bolivia è suddivisa in nove dipartimenti: Beni, Chuquisaca, Cochamamba, La Paz, Oruro, Pando, Potosí, Santa Cruz e Tarija. Il cuore della vita politica e amministrativa è La Paz, capitale effettiva del paese, alla quale si affianca Sucre, la capitale legale. Altri centri importanti sono Santa Cruz, Cochabamba, Oruro e Potosí.
| 5. | Economia |
In tempi recenti i governi boliviani hanno incoraggiato lo sviluppo dell’industria privata e l’investimento di capitali stranieri. Nel 2006 il prodotto interno lordo ammontava a 11.162 milioni di dollari USA, pari a un PIL pro capite di 1.193,30 dollari.
| 1. | Agricoltura e allevamento |
L’agricoltura ricopre un ruolo fondamentale nell’economia del paese, contribuendo per il 14% (2006) al prodotto interno lordo e occupando il 5% (2000) della forza lavoro. Lo sviluppo del settore è però compromesso dall’arretratezza dei mezzi, dalla disomogenea distribuzione della popolazione e da un sistema dei trasporti inadeguato. Anche se autosufficiente nella produzione di zucchero, riso e carne, la Bolivia è costretta a importare molti beni alimentari; altre importanti colture, oltre a quelle citate, sono costituite da patate, soia, cotone, caffè, mais e frumento.
L’allevamento di bovini, ovini, lama e alpaca rappresenta una risorsa importante, mentre l’insufficienza del sistema dei trasporti ha impedito lo sfruttamento delle pur cospicue risorse forestali. Uno dei maggiori proventi del settore agricolo è rappresentato dalla coltivazione illegale delle foglie di coca, da cui si produce la cocaina.
| 2. | Risorse energetiche e minerarie |
L’attività mineraria è senz’altro la ricchezza principale del paese, uno dei maggiori produttori mondiali di stagno, oltre che di bismuto, zinco e antimonio, seguiti, in misura minore, da piombo, tungsteno, rame e argento. Inoltre, alla fine degli anni Ottanta, la Bolivia ha raggiunto l’autosufficienza per quanto riguarda la produzione di petrolio e gas naturale. Di discreta rilevanza sono le lavorazioni artigianali, soprattutto nel settore tessile.
| 3. | Industria |
L’industria, il cui peso nell’economia del paese è a tutt’oggi modesto, fornisce il 34,2% (2006) del prodotto interno lordo e impiega il 28% (2000) della popolazione attiva. L’industria manifatturiera, ancora piuttosto arretrata, occupa solo il 9% della forza lavoro; i settori principali sono quelli alimentare, tessile, conciario, chimico e metallurgico.
| 4. | Commercio e finanza |
I principali prodotti di esportazione sono gas naturale, minerali, caffè, zucchero, soia, pelli e bestiame; le importazioni, invece, riguardano perlopiù macchinari, automobili, apparecchiature elettroniche e manufatti. Nel 2003 il valore totale delle esportazioni fu di 1.651 milioni di $ USA, a fronte di importazioni per 1.684 milioni di $ USA. I maggiori partner commerciali sono gli Stati Uniti, l’Argentina, il Brasile e il Giappone. L’unità monetaria è il boliviano, suddiviso in 100 centavos, emesso e controllato dal Banco Central de Bolivia.
| 5. | Trasporti e vie di comunicazione |
Il paese, che dispone di scarse vie di comunicazione, possiede 3.698 km di ferrovie (2002) che collegano il territorio boliviano, privo di sbocco al mare, con i porti sull’oceano Pacifico e sull’Atlantico; la linea principale collega La Paz ai porti di Arica e Antofagasta, in Cile. Sono inoltre presenti 62.479 km di strade, di cui solo il 7% è asfaltato e percorribile in ogni periodo dell’anno. Le compagnie aeree Aerosur e Lloyd Aéreo Boliviano garantiscono i collegamenti nazionali e internazionali. Il paese dispone inoltre di 14.000 km di vie navigabili interne.
| 6. | Ordinamento dello stato |
Indipendente dal 1825, la Bolivia è una repubblica presidenziale. La vita politica del paese è estremamente instabile ed è stata ricorrentemente soggetta alle interferenze dell’esercito. L’ultima dittatura militare è durata quindici anni. Dal 1985 il potere è tornato ai civili. La Costituzione del 1947 è stata rivista più volte: l’ultimo emendamento è del 1994.
| 1. | Potere esecutivo |
Il presidente della Repubblica è eletto a suffragio universale per un termine di cinque anni (ma è eletto dal Parlamento nel caso in cui nessuno dei candidati abbia raggiunto la maggioranza assoluta dei voti). Egli nomina e dirige il Consiglio dei ministri ed è comandante in capo delle Forze armate.
| 2. | Potere legislativo |
Il potere legislativo viene esercitato da un Parlamento bicamerale, il Congresso Nazionale (Congreso Nacional), composto dalla Camera dei senatori (Camara de senadores, di 27 membri eletti per un termine di cinque anni) e dalla Camera dei deputati (Camara de diputados, di 130 membri eletti a loro volta per un termine di cinque anni). Hanno diritto al voto tutti i cittadini coniugati a partire dai 18 anni di età e tutti quelli non coniugati a partire dai 21 anni di età.
| 3. | Potere giudiziario |
Il sistema giudiziario prevede una Corte suprema, i cui giudici vengono nominati dal Parlamento. La pena di morte, prevista fino al 1997 solo per reati commessi in tempo di guerra, è oggi del tutto abolita.
| 4. | Istituzioni periferiche |
Il paese è diviso in nove dipartimenti governati da prefetti di nomina presidenziale e suddivisi a loro volta in province.
| 5. | Difesa |
Il servizio militare è obbligatorio per tutti i cittadini maschi abili a partire dai 19 anni di età. Le forze armate contano 31.500 addetti (2004).
| 6. | Forze politiche |
Le principali forze politiche sono: il Movimento verso il socialismo (Movimiento al socialismo, MAS), di tendenza socialista e radicato soprattutto tra le comunità indigene; il Potere democratico e sociale (Poder democrático y social, PDS; conservatori); il Fronte di unità nazionale (Frente de unidad nacional, FUN; conservatori); il Movimento nazionalista rivoluzionario (Movimiento nacionalista revolucionario, MNR). Tra le comunità indigene è presente anche un altro partito, il Movimento indigeno Pachakuti (Movimiento indígena Pachakuti, MIP), non presente tuttavia nel Parlamento.
| 7. | Storia |
Diversi rinvenimenti archeologici testimoniano che la presenza dell’uomo sulle Ande boliviane risale a più di 20.000 anni fa. Nella nostra era, nella regione si susseguirono due importanti civiltà: la prima ebbe il suo centro, tra il VII e il XII secolo, nella città di Tiahuanaco, vicino al lago Titicaca; la seconda, costituita dall’impero inca, si sviluppò a partire dal XIII secolo e durò fino all’arrivo dei conquistadores spagnoli (XVI secolo). Testimonianze vive di queste antiche civiltà sono i monumenti e le lingue tutt’oggi parlate dagli aymará e dai quechua.
| 1. | La colonizzazione spagnola |
L’Alto Perù, nome con cui fu designata la Bolivia in età coloniale, fu scoperto dallo spagnolo Diego de Almagro nel 1535 e poi conquistato nel 1538 dal fratello di Francisco Pizarro, Gonzalo, che stabilì la sua corte a Potosí. A partire dal 1545, con la scoperta dell’argento, la regione visse un’intensa colonizzazione. Gli spagnoli fondarono diverse città: La Plata (oggi Sucre), La Paz, Villa de Oropeza (oggi Cochabamba) e Potosí, che grazie alle miniere del “Cerro Rico” divenne il principale centro economico del Sudamerica. La popolazione indigena, impiegata in condizioni di schiavitù nell’estrazione dell’argento, fu sterminata; secondo alcune fonti, tra il XVI e il XVIII secolo gli indios uccisi dalle severe condizioni di lavoro delle miniere ammontano a circa otto milioni.
Per circa due secoli, unita al vicereame del Perù col nome di Audiensia di Charcas, la regione fu una delle colonie spagnole più prospere e popolate. Il declino giunse nel XVIII secolo, in seguito alla crisi dell’attività mineraria; nel 1776 il territorio fu incorporato al vicereame del Rio de la Plata.
| 2. | L’indipendenza |
La regione conobbe tra la fine del XVIII secolo e gli inizi del XIX diverse rivolte antispagnole. Diventata indipendente nel 1824, dopo la battaglia di Ayacucho, si costituì in repubblica nel 1825 sotto l’egida di Antonio José de Sucre, luogotenente di Simón Bolívar, in omaggio al quale prese il nome. Nel 1826 il congresso di Chuquisaca adottò una Costituzione. Sucre, eletto alla presidenza, nel 1828 fu costretto ad abbandonare il governo e il paese, che sprofondò in uno stato di profonda instabilità politica dovuta al conflitto interno e all’ostilità dei paesi vicini.
Dopo un tentativo di confederazione con il Perù (vedi Confederazione peruviano-boliviana, 1836-1839), cui pose fine l’invasione di Argentina e Cile, la Bolivia conobbe governi instabili, alla cui guida si alternarono caudillos autoritari e ostili all’adozione di riforme economiche e politiche. L’oligarchia bianca si adoperò per conservare la struttura ereditata dagli spagnoli, escludendo dal governo del paese la maggioranza indigena.
Il periodo successivo fu caratterizzato da frequenti scontri con i paesi vicini, che costarono alla Bolivia la perdita delle coste oceaniche e di ampie porzioni di territorio all’interno.
| 3. | Dispute di confine |
Due trattati, sottoscritti nel 1866 e nel 1874, sancirono la definizione dei confini con il Cile, ponendo termine alla disputa per il possesso del deserto di Atacama e dei suoi giacimenti di nitrati di sodio e rame. Nel 1879, tuttavia, nel corso di quella che fu chiamata guerra del Pacifico, il Cile occupò il porto di Antofagasta privando la Bolivia, alleatasi con il Perù, di ogni sbocco al mare. Solo nel 1904 un nuovo accordo, pur riconoscendo la sovranità cilena sul litorale boliviano, garantì alla Bolivia il libero accesso al mare. Nello stesso periodo le dispute territoriali con il Brasile si conclusero con la cessione da parte della Bolivia di vasti territori in cambio di irrisori indennizzi economici e territoriali. Negli anni seguenti il paese si trovò ad affrontare problemi analoghi con l’Argentina (con cui raggiunse una mediazione pacifica nel 1925), con il Perù e con il Paraguay. La disputa con il Perù si risolse nel 1930, mentre con il Paraguay venne combattuta, a partire dal 1932, la guerra del Chaco, che costò la vita a oltre 50.000 boliviani e si concluse nel 1938 con la cessione di circa il 75% del territorio conteso al Paraguay. Fin dalla fondazione delle Nazioni Unite, nel 1945, la Bolivia si impegnò affinché venisse accolta la sua richiesta di uno sbocco marittimo, ma il Cile vi si oppose, offrendo in alternativa la costituzione di Arica come porto franco (1953) e trattamenti doganali di favore.
| 4. | Instabilità politica |
Negli anni Trenta la Bolivia precipitò nel marasma politico. Hernando Siles, eletto nel 1926, fu rovesciato nel 1930, mentre il suo successore Daniel Salamanca, salito al potere l’anno seguente, non ebbe miglior fortuna e fu destituito nel 1934 dal vicepresidente Tejada Sorzano, a sua volta estromesso dal colonnello David Toro. Durante gli anni della dittatura militare la Bolivia riuscì a uscire dalle disperate condizioni in cui versava dopo la pesante recessione coincisa con il conflitto del Chaco. Tuttavia nel 1937 Toro e il suo governo furono rovesciati dal luogotenente colonnello Germán Busch; costui fece dapprima emanare una nuova Costituzione, ma in capo a un anno sospese ogni diritto costituzionale e instaurò una rigida dittatura, finita dopo quattro mesi con la sua morte avvenuta in circostanze misteriose.
Il suo successore, il generale Carlos Quintanilla, restaurò la Costituzione. Nel 1940 venne eletto alla presidenza il generale Enrique Peñaranda, il quale, nel 1943, annunciò la partecipazione alla seconda guerra mondiale al fianco degli Alleati. Nel dicembre dello stesso anno Peñaranda fu deposto da un colpo di stato a opera del Movimento nazionalista rivoluzionario (MNR), in cui convivevano istanze nazionaliste, socialiste e fasciste. Molti dei suoi esponenti nutrivano infatti simpatie nei confronti delle potenze dell’Asse, ma il presidente Gualberto Villarroel mantenne buoni rapporti con gli Alleati. Villarroel fu rovesciato e ucciso nel luglio del 1946; il suo corpo fu esposto, appeso a un lampione, nella piazza principale di La Paz. Nel 1947 i conservatori salirono al potere, ma dovettero confrontarsi con l’opposizione dei partiti di destra e di sinistra; nel 1950 il partito Comunista fu dichiarato illegale e nello stesso anno assunse la guida del governo Mamerto Urriolagoitia.
| 5. | Il governo nazionalista di Paz Estenssoro |
Nel 1951, Víctor Paz Estenssoro, già ministro di Villaroel e leader del MNR, fu eletto alla presidenza del paese. A causa dell’ostilità dell’oligarchia ultraconservatrice (chiamata popolarmente la rosca, cioè “la cricca”) e dei militari, che gli opposero un colpo di stato, Paz Estenssoro poté insediarsi alla presidenza solo nel 1952, sull’onda di una rivolta popolare guidata dal MNR. Rientrato dall’esilio, Paz Estenssoro lanciò un programma politico nazionalista, la cosiddetta “rivoluzione nazionale boliviana”: vennero nazionalizzate le miniere di stagno, fino ad allora in mano a compagnie straniere, venne attuata una riforma agraria che distribuì la terra agli indigeni, venne introdotto il suffragio universale e venne promossa una riforma della scuola.
A cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, l’economia boliviana accusò la discesa continua del prezzo dello stagno nei mercati mondiali e la crescita dell’inflazione. La crisi economica alimentò scontri continui tra il governo e i movimenti sindacali.
Nel 1956 Paz Estenssoro, cui la Costituzione impediva di candidarsi per più mandati consecutivi, affidò la presidenza al suo compagno di partito Hernán Siles Suazo, per riprenderla nel 1960. Nel 1964, nonostante le profonde divisioni che laceravano il MNR, Paz Estenssoro venne nuovamente confermato alla carica presidenziale con il 70% dei voti, ma nello stesso anno fu rovesciato dal colpo di stato militare di René Barrientos Ortuño, appoggiato dagli Stati Uniti.
| 6. | Le dittature militari |
Nei due anni seguenti il governo militare cancellò le riforme nazionaliste, riconsegnando l’industria dello stagno, del petrolio e del gas all’oligarchia locale e al capitale straniero. Gli stipendi degli operai vennero dimezzati, mentre vennero aumentati i compensi dei tecnici e dei funzionari. La Compagnia mineraria boliviana (COMIBOL), sottoposta al controllo di consiglieri stranieri, diventò una sorta di “stato nello stato”.
Nel luglio 1966 René Barrientos fu eletto regolarmente alla presidenza, ma dovette comunque cercare l’appoggio dei militari per contrastare l’avanzata dei movimenti di guerriglia, specialmente nelle regioni montane. L’anno seguente infatti il paese assistette al tentativo rivoluzionario di Che Guevara; questi, ferito durante uno scontro a fuoco nei pressi del villaggio di Vallegrande, fu catturato e ucciso dall’esercito nell’ottobre del 1967.
Dopo la scomparsa di Barrientos, morto nella caduta del suo elicottero nel 1969, alla guida del paese si susseguirono una serie di governi, quasi tutti militari e tutti di breve durata. Nel 1971 si consumò definitivamente la crisi del MNR; la corrente di sinistra, guidata da Siles Suazo, fondò infatti il Movimento nazionale rivoluzionario di sinistra (MNRI). Nello stesso anno un ennesimo colpo di stato portò al potere Hugo Banzer, che instaurò nel paese una delle più severe dittature sudamericane: in poco tempo soppresse i sindacati, sospese tutti i diritti civili e inviò l’esercito nelle zone minerarie.
| 7. | Il ritorno del governo civile |
Nel 1978, cedendo alle pressioni internazionali, Banzer consentì lo svolgimento di nuove elezioni. Dopo una prima votazione, svoltasi in un clima di caos e annullata per frode, nel 1979 venne eletto alla presidenza del paese Hernán Siles Suazo, ma una serie di interventi militari portò al potere il generale Luís García Mesa.
Gli anni Ottanta furono caratterizzati da una grave recessione causata dalla caduta dei prezzi dello stagno, dall’inflazione e dai debiti internazionali lasciati dalla dittatura militare. L’esportazione illegale di cocaina, coltivata soprattutto nella regione del Chaparé, era diventata nel frattempo la principale fonte di ricchezza, spesso controllata direttamente dall’esercito. La restaurazione di Siles Suazo alla presidenza nel 1982 non risolse i problemi del paese. Il suo programma orientato a contrastare l’impoverimento delle classi sociali più svantaggiate si scontrò violentemente con l’oligarchia e con le istituzioni economiche internazionali, soprattutto quando, nel 1984, Siles Suazo decretò la sospensione del pagamento del debito del paese. Nel 1985 tornò al potere Victor Paz Estenssoro. La sua severa politica economica improntata al neoliberismo riuscì a porre freno all’inflazione, ma peggiorò le condizioni delle fasce sociali più basse. I tentativi di ridurre la produzione di coca, sostenuti dall’intervento americano (luglio-novembre 1986), vennero solo parzialmente coronati da successo; Paz Estenssoro riuscì tuttavia a frenare l’inflazione, tanto che la sua politica economica venne presa a modello da altri stati latinoamericani. Nel 1989, grazie all’appoggio del gruppo politico di destra, Azione democratica nazionale (ADN), salì alla presidenza Jaime Paz Zamora.
Nel 1993 fu eletto alla presidenza Gonzalo Sánchez de Lozada, ministro di Paz Estenssoro e autore del programma economico del suo governo. Con il sostegno dell’ala conservatrice del MNR, Sánchez attuò misure di politica economica ancora più severe. L’ampia privatizzazione del settore pubblico, i vigorosi tagli alla previdenza sociale e al sistema educativo, la chiusura di numerose miniere contribuirono a migliorare il bilancio dello stato ma aggravarono la già drammatica condizione economica della popolazione, allargando drasticamente il profondo divario tra ricchi e poveri, e sollevarono un aspro conflitto sociale.
| 8. | Crisi economica e sociale |
Nelle elezioni del giugno 1997 fu eletto alla presidenza della Repubblica l’ex dittatore Hugo Banzer che, appellandosi al “dialogo nazionale”, offrì agli altri partiti di entrare in un largo governo di coalizione.
Nel 1998 il governo lanciò una campagna contro la coltivazione della coca. Contro il provvedimento si sviluppò la mobilitazione dei coltivatori (cocaleros), ai quali, in cambio della distruzione delle piantagioni, fu offerto solo un modesto indennizzo. Dopo diverse settimane di sciopero e violenti scontri con la polizia, il governo e i cocaleros avviarono delle trattative, senza però giungere a un accordo; a settembre, migliaia di contadini del Chaparé raggiunsero la capitale La Paz dopo tre settimane di marcia per chiedere al governo più equi indennizzi e la smilitarizzazione della regione. (Secondo alcune stime, in Bolivia erano all’epoca dedicati alla produzione della pianta di coca circa 45.000 ettari di terreno; della coca prodotta, circa due terzi venivano trasformati in cocaina.)
Il conflitto tra governo e contadini si protrasse per tutto il 2000, soprattutto nella regione del Chaparé, dove si verificarono violenti scontri che causarono diverse vittime. Infine il governo si impegnò a definire un piano di aiuti economici per la riconversione delle coltivazioni di coca. La grave crisi economica, abbattutasi negli ultimi anni sulle classi più basse della popolazione contadina e urbana boliviana, raggiunse anche la classe media, sempre più pesantemente colpita dai drastici tagli alla spesa pubblica operati dal governo. Nel paese andò così crescendo un forte malcontento e tra la fine del 2000 e gli inizi del 2001 le principali città boliviane furono paralizzate da lunghi scioperi.
| 9. | La battaglia del gas |
Nell’agosto 2001 il presidente Banzer, gravemente malato, rassegnò le dimissioni e fu sostituito dal vicepresidente Jorge Quiroga Ramírez. Nel 2002 tornò alla presidenza Gonzalo Sánchez de Lozada, scelto dal Congresso dopo aver prevalso nello scrutinio popolare con un ridottissimo margine su Evo Morales, rappresentante dei cocaleros e candidato del Movimento verso il socialismo (MAS).
Per ridurre il disavanzo pubblico e far fronte alla recessione economica, Sánchez impose nel febbraio 2003 un piano di austerità assai gravoso, introducendo una nuova imposta sui redditi e rilanciando un controverso progetto di privatizzazione e di esportazione di gas agli Stati Uniti. Le violente reazioni popolari contro la decisione e l’ammutinamento della polizia provocarono nei giorni seguenti trenta vittime e centinaia di feriti, inducendo infine il presidente ad abbandonare il progetto. Lo scontro si riaccese durante l’estate, provocando a settembre un’ottantina di vittime. Sotto la forte protesta popolare, Sánchez fu infine costretto a dimettersi e a lasciare il paese e venne sostituito dal vicepresidente Carlos Mesa, che formò un nuovo governo.
Dopo pochi mesi di tregua, la battaglia del gas riprese nel 2004, quando il nuovo presidente impose e vinse un referendum che autorizzava il governo a esportare il gas, causando l’esplosione di nuove rivolte in tutto il paese.
Nel gennaio 2005 le principali città boliviane furono bloccate da una straordinaria mobilitazione popolare, che chiese le dimissioni del presidente e del Parlamento e l’elezione di un’Assemblea costituzionale. In maggio, una forte mobilitazione bloccò nuovamente ogni attività in tutto il paese per più di un mese, costringendo infine Mesa a dimettersi agli inizi di giugno. Alla presidenza fu chiamato Eduardo Rodríguez, giudice della Corte suprema, con l’incarico di portare il paese a nuove elezioni.
| 10. | Sviluppi recenti |
Le elezioni presidenziali del dicembre 2005 registrano la storica vittoria di un indio, il leader dei cocaleros Evo Morales, che viene eletto al primo turno con il 53,7% dei voti, sconfiggendo il candidato conservatore Jorge Fernando Quiroga Ramírez (28,6%); nelle contestuali elezioni politiche il partito di Morales, il Movimento verso il socialismo (MAS), conquista la maggioranza dei seggi del Parlamento boliviano.