Bramante
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Bramante
2. La formazione e le opere milanesi

Bramante compì la sua formazione artistica come pittore, probabilmente presso la corte dei Montefeltro a Urbino. I primi lavori di cui si abbia notizia lo vedono tuttavia attivo in Lombardia, a Bergamo e a Milano: riscossero successo i suoi affreschi di Filosofi, eseguiti nel 1477 nel Palazzo del Podestà di Bergamo.

A Milano, dove giunse intorno al 1482 (o forse prima, secondo alcuni critici), iniziò a lavorare come architetto, occupandosi del progetto per la chiesa di Santa Maria presso San Satiro (1482-83 ca.). Straordinaria fu in questo edificio la sua soluzione per l’abside, che non poteva essere realizzata secondo i canoni tradizionali per mancanza di spazio oltre la parete di fondo: Bramante la rappresentò allora pittoricamente, dipingendo una falsa prospettiva che suggerisce la profondità spaziale.

Con questo espediente, che gli permise di non rinunciare allo schema rinascimentale della chiesa a pianta centrale (sancito dalla formulazione teorica e dall’opera di Leon Battista Alberti), dimostrò un uso della prospettiva più evoluto rispetto a quello espresso, ad esempio, da Filippo Brunelleschi, e vicino piuttosto alla maestria del Mantegna, i cui affreschi nella Camera degli Sposi di Palazzo Ducale, a Mantova, sarebbero stati oggetto di un attento studio da parte del giovane Bramante.

Architetto di Ludovico il Moro negli anni in cui anche Leonardo era a Milano, Bramante diede il suo contributo in città e nel Ducato per numerose opere, elaborando tra l’altro i progetti per i chiostri e la canonica per Sant’Ambrogio e per il tiburio del Duomo a Milano, per il castello di Vigevano e la piazza adiacente, per il Duomo di Pavia.

Risale al 1490 la tavola Cristo alla colonna (Pinacoteca di Brera, Milano), nella quale l’artista marchigiano elabora in modo personale i canoni rinascimentali della rappresentazione della figura umana, giungendo a una straordinaria resa plastica, che influenzerà la pittura delle generazioni seguenti.

Ancora a Milano, per la tribuna della chiesa di Santa Maria delle Grazie (1492-1495 ca.), Bramante coniugò i principi del Rinascimento fiorentino con la rimeditazione di elementi tipici dell’arte lombarda romanica e paleocristiana (come piante poligonali e decorazioni in cotto), realizzando quella “divina geometria” alla quale pittori, matematici e filosofi rinascimentali tendevano, rifacendosi agli insegnamenti di Platone e di Pitagora.