| Trova nell'articolo | Arazzo | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Arazzo Tessuto ornamentale, realizzato su telaio a mano, solitamente impiegato per decorare pareti, realizzare tendaggi o rivestire mobili ed elementi di arredo. A partire dal XVIII secolo la definizione tecnica del termine arazzo viene generalmente riferita a tessuti realizzati a mano, spessi, reversibili, con disegni o figure.
| 2. | Tecniche e materiali |
La peculiarità della tecnica di realizzazione degli arazzi consiste nel fatto che i fili della trama vengono fatti passare, prima in un senso e poi nell'altro, intorno ai fili dell'ordito, che rimangono così del tutto invisibili. Dopo ogni passaggio i fili della trama vengono uniti strettamente tra loro con l'aiuto di battenti o pettini e il loro numero determina lo spessore dell'intero tessuto: nell'Europa del Trecento gli arazzi venivano eseguiti solitamente con cinque fili per centimetro, mentre nel XIX secolo gli arazzi della manifattura reale di Beauvais avevano tra i dieci e i sedici fili per centimetro e gli arazzi di seta cinesi raggiunsero addirittura i ventiquattro fili. Lo spessore dipende anche dal materiale impiegato, solitamente lana o seta, ma talvolta anche lino, cotone o fili d'oro e d'argento.
| 1. | Le armature |
I fili di trama possono essere intrecciati secondo metodi diversi. La tecnica più semplice consiste nell'avvolgere due fili di direzione opposta a fili di ordito adiacenti in modo da formare una fessura che può essere lasciata aperta, come accade nei k'o-ssu cinesi e nei kilim mediorientali, o ricucita una volta tolto l'arazzo dal telaio. Un'altra lavorazione, detta a coda di rondine, richiede invece di avvolgere i due fili della trama attorno a un unico filo di ordito ed è facilmente riconoscibile per il contorno indistinto o seghettato che aumenta lo spessore del tessuto nei punti di applicazione; questo metodo fu adottato nei tappeti persiani cinquecenteschi, negli arazzi del Perù precolombiano e nelle coperte navajo.
Nella tecnica chiamata a trama fitta, due fili di trama adiacenti vengono avvolti tra loro e fatti passare tra due fili di ordito conferendo così al tessuto la superficie uniforme tanto apprezzata nel Settecento dagli arazzieri francesi della manifattura Gobelins. Altro metodo è la tessitura in diagonale, che consiste nel sospendere un filo di trama prima sopra due o più fili di ordito e poi sotto uno o più di questi ultimi, fino a ottenere coste diagonali. Importato dalla Persia nel XVI secolo, questo tipo di lavorazione si diffuse nel Kashmir e fu utilizzato per la produzione dei famosi scialli di quella regione.
| 2. | I telai |
Nella tradizione europea gli arazzi sono eseguiti su telai verticali (ad alto liccio) o orizzontali (a basso liccio). Il primo tipo di telaio è provvisto di due cilindri orizzontali che trattengono i fili dell'ordito, chiusi dalle maglie (licci) fissate alle due travi del telaio. A una di queste si attaccano i fili pari e all'altra i fili dispari. L'arazziere spinge in avanti le barre con moto alterno facendo passare i fili della trama tra i fili dell'ordito. Nel secondo tipo di telaio, di uso più comune, i cilindri tendono i fili dell'ordito in senso orizzontale. I fili pari e dispari si agganciano ad aste le quali sono a loro volta collegate a pedali che, azionati, consentono di separare uno dall'altro i fili dell'ordito. Qualunque telaio usi, l'arazziere dovrà sempre lavorare sul rovescio del tessuto.
| 3. | I cartoni |
Nella tradizione occidentale si ricorreva spesso a un disegno preliminare detto cartone e tracciato su una tela grande quanto l'arazzo. I tessitori utilizzavano il cartone come modello posizionandolo sotto l'ordito e ottenendo un disegno definitivo che riproduceva perfettamente il cartone usato.
| 3. | Gli arazzi delle civiltà extraeuropee |
Gli esemplari più antichi di arazzo risalgono al XV secolo a.C. e furono opera di artigiani egizi. Alcuni frammenti di lino, conservati grazie al clima arido del deserto, furono infatti ritrovati nelle tombe di Tutmosi IV e Tutankhamon: si ritiene che la tecnica sia giunta in Egitto tramite i contatti con le popolazioni della Mesopotamia.
| 1. | Gli arazzi orientali |
Gli arazzi cinesi detti k'o-ssu hanno origine molto antica: i primi esempi appartengono al regno della dinastia Tang (VII-IX secolo d.C.). La parola cinese k'o-ssu significa 'seta rotta' con riferimento alle minuscole fessure che si vengono a creare lungo i bordi del disegno. Tra il Quattrocento e il Cinquecento il metodo fu esportato in Giappone, dove i tessitori di Kyoto produssero arazzi dall'ordito in cotone e dalla trama in seta denominati tsuzure nishike o 'lavorati con le unghie' perché gli artigiani intrecciavano i fili con le loro unghie lunghe e appositamente scanalate.
| 2. | Gli arazzi islamici |
Gli arazzi islamici vennero perlopiù prodotti in Egitto dopo l'invasione musulmana del 640 d.C. I tessitori ereditarono l'antica tradizione copta e lavoravano strisce di seta e lana, a volte arricchite da fili d'oro e d'argento, che venivano applicate agli abiti. I motivi preferiti nei paesi islamici furono elaborati disegni geometrici, spesso completati da iscrizioni o piccole figure stilizzate di piante e animali.
| 3. | Gli arazzi peruviani |
L'arte degli arazzi fece la sua comparsa in Perù attorno al IX secolo a.C. La fibra più usata era il cotone, ma talvolta per la trama si ricorreva a lane di lama, guanaco, alpaca e vigogna. I tessitori peruviani produssero arazzi molto belli servendosi di telai privi di licci ed elaborando svariate tecniche (a trama fitta, a fessure o a trama eccentrica). Le stoffe lavorate ad arazzo erano usate soprattutto per decorare gli abiti.
| 4. | Gli arazzi europei |
Scarse sono le conoscenze sugli arazzi greci e romani, la cui esistenza è tuttavia documentata da numerose fonti storiche e letterarie, quali Omero, Ovidio ed Erodoto. Nonostante ne siano pervenuti pochissimi esempi, si ritiene che la tecnica dell'arazzo fosse praticata in Europa fin dall'VIII secolo. Dopo il declino che seguì la grande fioritura del periodo compreso tra il Trecento e il Seicento, quest'arte tornò in voga fra il XIX e il XX secolo.
| 1. | Le manifatture |
Nel Trecento si verificò una prodigiosa diffusione degli arazzi in Francia e nelle Fiandre. Il più importante esemplare parigino dell'epoca è l'Apocalisse secondo san Giovanni, commissionato nel 1377 a Nicolas Bataille e ora conservato al Musée des tapisseries di Angers. L'opera, ispirata a un antico manoscritto miniato, si compone di sette arazzi, ognuno largo circa 5 m e lungo 24,3 m.
Gli arazzi di Arras, città delle Fiandre, superarono ben presto in maestria le manifatture parigine, tanto che la città diede il suo nome al prodotto e rimase il simbolo dell'arazzeria per tutto il Trecento. Le raffinate opere di Arras, di cui sono giunte pochissime testimonianze, venivano tessute su telai verticali e decorate con temi classici, leggende cavalleresche e allegorie.
Nel Quattrocento l'industria arazziera fiorì anche nei centri fiamminghi di Tournai e Bruxelles. Se gli arazzi di Tournai si distinsero per le dimensioni gigantesche e il solenne stile gotico dei disegni, Bruxelles si specializzò nella riproduzione di celebri dipinti religiosi commissionati dal papa e dai regnanti spagnoli e austriaci ai principali artisti locali. Sul finire del secolo la capitale belga incrementò la sua fama con i tapis d'or ('tappeti d'oro'), così chiamati per l'abbondanza dei fili dorati che li ornavano.
| 2. | Gobelins, Beauvais e Aubusson |
Il XVII secolo segnò la fine della predominanza fiamminga e l'inizio di una nuova fioritura in Francia, dove Enrico IV fondò numerosi laboratori all'interno del Louvre e incoraggiò l'immigrazione degli artisti belgi. Nel 1662 il ministro francese Jean-Baptiste Colbert acquistò la manifattura Gobelins per ordine di Luigi XIV. Poco dopo, nel 1664, fu istituita a Beauvais una seconda manifattura, che produceva arazzi per la nobiltà e l'alta borghesia e che sviluppò due nuovi tipi di disegni decorativi: le 'verdure' (paesaggi immersi nella vegetazione) e le 'grottesche' (composizioni architettoniche popolate da piccoli personaggi). Nella vicina città di Aubusson ci si dedicò invece alla produzione di scene erotiche dal sapore orientaleggiante. Nel XVIII secolo gli arazzi francesi assunsero un carattere più ornamentale, che ben si adattava al gusto rococò. Particolarmente apprezzati erano i temi classici e contemporanei d'argomento militare e le scene pastorali.
| 3. | La produzione italiana |
In Italia la produzione degli arazzi si diffuse piuttosto tardi perché faticò ad affermarsi sulla concorrenza d'Oltralpe. Vi furono tuttavia arazzieri famosi quali Benedetto da Milano, autore dei Mesi per il Castello Sforzesco di Milano, e Antonio da Bazolo, cui sono attribuite Le storie di san Giovanni Battista conservate nel Duomo di Monza. I centri principali di attività furono i laboratori fondati da Cosimo I de' Medici a Firenze, dal pontefice Clemente XI a Roma, da Carlo Emanuele III di Savoia a Torino e da Carlo III di Borbone a Napoli.
| 4. | La ripresa del XIX secolo |
Come accadde per molte altre forme di arti applicate, nel XIX secolo la produzione meccanica prese il sopravvento su quella artigianale. Apparvero i primi arazzi eseguiti a macchina che, essendo meno costosi dei precedenti, si diffusero anche tra le classi medie. Benché all'inizio i disegni fossero sempre meno originali e si limitassero a riprodurre i dipinti o i motivi degli arazzi antichi, verso la fine del secolo si ebbe una ripresa della lavorazione a mano. La manifattura inglese di William Morris, il fondatore del movimento Arts and Crafts, tessé arazzi di chiara ispirazione medievale, molti dei quali basati su disegni di Walter Crane, Edward Burne-Jones e dello stesso Morris.
| 5. | Il Novecento |
Nel Novecento si tentò di ritornare alla produzione manuale in quasi tutta Europa. I centri del rinnovamento furono la Francia con la fabbrica di Aubusson e la Germania con la scuola del Bauhaus. Negli anni Trenta i tessuti riproducevano perlopiù le opere dei pittori contemporanei, ma alcuni artisti, tra i quali Jean Lurçat, disegnarono motivi destinati esclusivamente agli arazzi. Nell'ambito del Bauhaus sono famose ad esempio le composizioni astratte di Anni Albers, che seppe combinare le tecniche tradizionali con i metodi di tessitura più moderni.
In Italia l'attività venne riavviata sia in laboratori artigianali sia in imprese di maggiori proporzioni, con episodi sporadici che ebbero un seguito nella produzione dell'Istituto professionale Armando Diaz di Roma e nell'istituzione di un'importante fabbrica ad Asti. Tra gli artisti che fornirono cartoni di grande rilievo va ricordato Renato Guttuso.