| Trova nell'articolo | Castro Ruz, Fidel | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Castro Ruz, Fidel (Mayarí 1927), rivoluzionario e uomo politico cubano, protagonista della rivoluzione che nel 1959 abbatté la dittatura di Fulgencio Batista y Zaldívar e presidente di Cuba fino al 2008.
Proveniente da un’agiata famiglia, studiò legge all’Università dell’Avana, dove prese parte attivamente alla vita politica studentesca ricoprendo anche la carica di presidente della Federazione degli studenti universitari. Avviatosi dal 1950 alla professione di avvocato, militò nel contempo nelle file del Partito popolare (detto anche “ortodosso”), rappresentandone l’ala più nazionalista. Dopo il colpo di stato di Batista (1952), Castro si pose alla testa dell’opposizione clandestina. Nel 1953, in un primo tentativo di abbattere il regime di Batista, guidò l’attacco alla caserma Moncada a Santiago di Cuba (26 luglio). Arrestato e condannato nello stesso anno a quindici anni di carcere, fu liberato grazie a un’amnistia nel 1955 e si rifugiò in Messico, dove fondò il “Movimento 26 di Luglio” con l’obiettivo di fomentare un’insurrezione nazionalista a Cuba.
| 2. | L’artefice della rivoluzione |
Il 2 dicembre 1956, con un gruppo di un’ottantina di volontari di cui facevano parte il fratello Raúl e il medico argentino Ernesto “Che” Guevara, Castro partì alla volta di Cuba a bordo di un vecchio battello, il Granma, sopravvivendo con altre undici persone al disastroso naufragio dell’imbarcazione e al successivo scontro con la guardia nazionale. Rifugiatosi tra le montagne della Sierra Maestra, diede avvio alla guerriglia, conquistandosi in breve tempo le simpatie e il sostegno della popolazione. Nonostante la povertà di mezzi, Castro riuscì a estendere il suo controllo sulle campagne, aprendo fronti anche nelle principali città; il 1° gennaio 1959 riuscì infine a costringere Batista alla fuga, conquistando L’Avana.
Diventato primo ministro di un governo provvisorio nel febbraio successivo, Castro ereditò una pesantissima situazione economica e sociale. Risoluto a liberarsi dalla tutela statunitense e dalla corrotta oligarchia nazionale, Castro avviò una politica di riforme radicali. Con la riforma agraria promulgata nel 1959, che espropriò le terre delle compagnie straniere, si conquistò il consenso delle masse cubane, inaugurando però un aspro conflitto con gli Stati Uniti destinato a durare nel tempo e a rivelarsi come uno dei più complessi dell’intera storia delle relazioni internazionali.
| 3. | Il leader antimperialista |
Nel 1961 gli Stati Uniti ruppero infatti prima le relazioni commerciali (imponendo sull’isola un severo embargo) e poi quelle diplomatiche con L’Avana, sostenendo il tentativo controrivoluzionario degli esuli anticastristi nella baia dei Porci (1962). Castro impresse allora una profonda svolta alla sua politica; avvicinatosi al marxismo, schierò nel fronte socialista il paese che, con la “crisi dei missili”, costituì dal 1962 uno dei maggiori epicentri della Guerra Fredda.
Il leader cubano diventò così il principale avversario degli Stati Uniti in America latina e al tempo stesso un modello per i movimenti antimperialisti e nazionalisti del continente (tra cui si diffusero correnti “castriste”), incarnando una minaccia per i regimi dittatoriali che soprattutto dopo la sfortunata impresa di Guevara in Bolivia (1967) lo accusarono ricorrentemente di fomentare la rivolta in Sudamerica. Grazie al sostegno economico dell’Unione Sovietica, Castro poté rafforzare il suo potere e intensificare le riforme. Cuba beneficiò in quegli anni di conquiste sociali senza precedenti nel continente latinoamericano, soprattutto nei settori dell’educazione e della sanità.
| 4. | Il “líder máximo” |
Nel 1976, con la nuova Costituzione che fece del Partito comunista il perno dello stato cubano (abbondantemente ispirato al modello sovietico), Castro consolidò definitivamente il suo potere; ribattezzato “líder máximo”, egli assunse oltre alla guida del partito quella dello stato e delle forze armate. Castro rimase tuttavia nel mirino degli Stati Uniti e dell’opposizione in esilio, che tentò in tutti i modi, anche con atti terroristici, di destabilizzare il regime cubano ponendo fine alla rivoluzione. Il líder máximo diede a quel punto un’ulteriore svolta al suo stile di governo, che andò assumendo tratti sempre più marcati di autoritarismo; a questa politica interna Castro fece corrispondere un acceso protagonismo sulla scena internazionale, prendendo attivamente parte al movimento dei paesi non allineati e intervenendo a sostegno di movimenti anticolonialisti in Africa.
| 5. | L’apertura |
Negli anni Ottanta, opponendosi ai profondi cambiamenti provocati in Unione Sovietica dalle riforme di Michail Gorbaciov, Castro conservò una posizione di rigida ortodossia marxista. Il collasso del sistema comunista agli inizi degli anni Novanta lo privò tuttavia, oltre che di un prezioso alleato, di vitali risorse economiche, costringendolo a inaugurare un processo di riforma del sistema economico cubano.
Nel 1998, accogliendo a Cuba il papa Giovanni Paolo II, uno dei principali artefici del crollo del sistema comunista, Castro riuscì ad aprire una breccia nell’isolamento al quale il suo regime pareva ormai definitivamente condannato. Cuba estese e migliorò infatti le sue relazioni internazionali, soprattutto con i paesi latinoamericani ed europei. Negli anni successivi, a causa della ripresa dell’iniziativa delle forze anticastriste e dello scontro sorto all’interno dello stesso regime cubano tra un gruppo riformista e uno più ostinato nel proseguire l’esperimento socialista, Castro si schierò con quest’ultimo, determinando un irrigidimento nei confronti del dissenso interno.
Agli inizi del XXI secolo, grazie all’insperata alleanza con i nuovi leader comparsi sulla scena politica sudamericana (e in particolare quella con il presidente venezuelano Hugo Chávez), Castro riuscì nuovamente a rompere l’isolamento di Cuba, ridando respiro al suo regime. Nonostante le critiche spesso severe che gli vennero rivolte da più parti nel corso della sua lunghissima vicenda politica, Castro conservò un grande popolarità in America latina e in molti paesi del Terzo Mondo, di cui fu indubbiamente uno dei principali paladini.
Nell’agosto 2006, segnato dalla malattia, delegò le sue funzioni al fratello Raúl, ministro della Difesa e dal 1997 numero due del regime, che gli successe ufficialmente alla guida del paese nel febbraio 2008.