| Castro Ruz, Fidel | Articolo | ||||
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| 2. | L’artefice della rivoluzione |
Il 2 dicembre 1956, con un gruppo di un’ottantina di volontari di cui facevano parte il fratello Raúl e il medico argentino Ernesto “Che” Guevara, Castro partì alla volta di Cuba a bordo di un vecchio battello, il Granma, sopravvivendo con altre undici persone al disastroso naufragio dell’imbarcazione e al successivo scontro con la guardia nazionale. Rifugiatosi tra le montagne della Sierra Maestra, diede avvio alla guerriglia, conquistandosi in breve tempo le simpatie e il sostegno della popolazione. Nonostante la povertà di mezzi, Castro riuscì a estendere il suo controllo sulle campagne, aprendo fronti anche nelle principali città; il 1° gennaio 1959 riuscì infine a costringere Batista alla fuga, conquistando L’Avana.
Diventato primo ministro di un governo provvisorio nel febbraio successivo, Castro ereditò una pesantissima situazione economica e sociale. Risoluto a liberarsi dalla tutela statunitense e dalla corrotta oligarchia nazionale, Castro avviò una politica di riforme radicali. Con la riforma agraria promulgata nel 1959, che espropriò le terre delle compagnie straniere, si conquistò il consenso delle masse cubane, inaugurando però un aspro conflitto con gli Stati Uniti destinato a durare nel tempo e a rivelarsi come uno dei più complessi dell’intera storia delle relazioni internazionali.