Assiria
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Assiria
4. I popoli del mare: 1200-800 a.C.

A partire dal 1200 ca. a.C. una nuova ondata di migrazioni cambiò profondamente la fisionomia dell'Asia occidentale. I cosiddetti 'popoli del mare', provenienti probabilmente dalla penisola balcanica, posero fine all'impero ittita in Anatolia, penetrando anche in Siria e in Palestina. I moschei, un popolo indoeuropeo stanziato nell'Anatolia orientale, rappresentarono una costante minaccia per il confine nordoccidentale dell'Assiria, mentre a ovest si muovevano gruppi di nomadi semiti, gli aramei. L'Assiria resistette strenuamente agli attacchi dei nuovi nemici, allestendo durante la lotta per la sopravvivenza una macchina militare proverbiale per ferocia in tutto il Medio Oriente.

Le prime campagne assire si risolsero in incursioni per conquistare bottino e tributi. Tiglatpileser I (1115-1076 a.C.), ad esempio, si difese da aramei e moschei con spedizioni che si spinsero a nord fino al lago Van, nell'Urartu (odierna Turchia nordorientale), e a ovest fino a Palmira. Quasi sempre, le popolazioni minacciate fuggivano all'arrivo del suo esercito, mentre chi rimaneva veniva massacrato o deportato in Assiria; città e villaggi venivano saccheggiati e devastati.

Gradualmente, tuttavia, l'Assiria divenne il centro di un nuovo impero, costituito dai territori conquistati e annessi. Verso la fine del X secolo a.C., Adadnirari II annetté la regione degli aramei, il cui centro era Nisibis, a est del fiume Habur; suo figlio, Tukultininurta II, incorporò diversi stati aramei intorno alla città di Harran, la parte centrale della valle dell'Eufrate, e la regione tra il Grande e il Piccolo Zab.