New Deal
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New Deal
3. Il “secondo New Deal”

La speranza che i provvedimenti del 1933 sortissero immediati effetti positivi svanì rapidamente. Nel 1935 Roosevelt promosse quindi un “secondo New Deal”, incentrandolo sulle problematiche del lavoro e sulla ricerca di un rapporto privilegiato con i sindacati, in polemica con il mondo dei grandi affari sin lì mostratosi critico verso la sua azione di governo.

Le nuove misure prevedevano una maggiore tassazione dei profitti più alti, regole più rigide nella produzione industriale, ma soprattutto una legislazione sindacale rivoluzionaria, a garanzia della contrattazione collettiva (National Labor Relations Act del 1935) e la determinazione del limite massimo di ore di lavoro e dei minimi salariali (Fair Labor Standards Act del 1938). Per il resto, se un nuovo stanziamento di oltre cinque miliardi di dollari permise il rilancio dell’attività della Works Progress Administration (WPA), sempre nel 1935 la legge sulla previdenza sociale introdusse l’assistenza pubblica per pensionati e disoccupati.

La spinta riformista si fermò nel 1937, non riuscendo ad aver ragione dell’opposizione della classe industriale; a partire dal 1939, poi, l’attenzione del governo e dell’opinione pubblica si concentrò progressivamente sui temi della politica estera. L’eredità maggiore del New Deal, più che sul fronte del rilancio dell’economia, risultò essere l’enorme crescita delle responsabilità assunte dal governo federale, e la creazione di una vasta coalizione di interessi attorno al Partito democratico, fattori che gli garantirono una lunga permanenza al potere negli anni successivi.