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Civiltà minoica
1. Introduzione

Civiltà minoica Civiltà dell'età del Bronzo sviluppatasi sull'isola di Creta prima dell'arrivo dei greci (achei). Insieme alla civiltà cicladica e a quella micenea, fiorite in Grecia nella tarda epoca elladica, la civiltà minoica, che raggiunse l'apice nel II millennio a.C. nei centri di Cnosso, Festo e Mallia, appartiene alla civiltà dell'Egeo.

2. Il palazzo di Cnosso

Pressoché sconosciuta prima della scoperta (1900) del grande palazzo di Cnosso a opera dell'archeologo Arthur Evans, essa prende il nome da Minosse, leggendario re di Creta. Il palazzo di Cnosso fu probabilmente danneggiato da un terremoto intorno al 1700 a.C., data che segna la fine di una fase dell'antica storia dell'isola. Una nuova dinastia ricostruì il palazzo su tre o quattro piani, dotandolo di ampie stanze, passaggi e una sala del trono riccamente decorata da pitture murali: notevoli sono in particolare gli affreschi che raffigurano scene di combattimenti con tori, pratica sportiva che potrebbe aver dato origine alla leggenda del Minotauro. I santuari all'interno del palazzo erano dedicati al culto della Dea Madre (probabilmente la Rea dei greci), a cui era associata l'ascia a doppio taglio, raffigurata anche su alcune pareti. Tra le rovine furono trovate sculture e oggetti in metallo, nonché testimonianze dell'uso di un complesso sistema di pesi e misure.

3. Apogeo e declino della civiltà

La massima potenza di Cnosso risale al XVII secolo a.C., quando Creta controllava tutto l'Egeo e intratteneva fitti scambi commerciali con l'Egitto. La distruzione della città e quindi il crollo della civiltà minoica coincisero con l'inizio del periodo più fiorente per i micenei: si è quindi supposto che questi ultimi avessero conquistato l’isola e fossero stati la causa della fine della civiltà minoica (un’altra ipotesi per spiegarne il rapido declino è invece che si fosse verificata una catastrofe naturale).

4. I reperti archeologici

Negli scavi sono venute alla luce circa tremila tavolette d'argilla con iscrizioni redatte in due scritture, la lineare A e la lineare B. La prima, più antica, già usata intorno al 1750 a.C. (documentata dal 1660 al 1450 ca. a.C.) e a tutt’oggi non ancora completamente decifrata, è presente anche su reperti in pietra e su vasi in terracotta. Un disco fittile rinvenuto a Festo viene spesso citato come primo esempio di un processo di stampa: su entrambe le facce d'argilla ancora umida furono infatti impressi i caratteri con una serie di sigilli, che comprendevano 45 simboli.

A Creta, Pilo e Micene furono trovate tavolette incise in lineare B risalenti prevalentemente al periodo 1400-1150 a.C. Nel 1952 gli archeologi britannici Michael Ventris e John Chadwick decifrarono questa scrittura, identificando la lingua così trascritta con un antico dialetto greco.