| Dante Alighieri | Articolo | ||||
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| 4. | La Divina Commedia |
La datazione dell'opera è problematica. Si considera leggendaria la notizia dell'inizio dell'opera prima dell'esilio e se ne fa in genere risalire l'avvio agli anni in cui vennero interrotti i due trattati dottrinali del Convivio e del De vulgari eloquentia, cioè tra il 1305 e il 1307. L'Inferno, che non contiene notizie posteriori al 1309, sarebbe stato compiuto attorno a quella data e diffuso subito dopo in copie manoscritte (la prima menzione è del 1313). Il Purgatorio non contiene riferimenti a fatti posteriori al 1313 e venne divulgato separatamente nei due anni seguenti. Al Paradiso Dante avrebbe messo mano a partire dal 1316 e l'avrebbe terminato negli ultimi anni di vita, mentre i singoli canti venivano fatti conoscere man mano che venivano compiuti. Non possediamo copie autografe di Dante e l'edizione critica più recente del poema (quella di Giorgio Petrocchi, del 1966-67) si basa sui manoscritti settentrionali, più antichi di quelli toscani. Dopo la morte del poeta cominciarono ad apparire commenti alle singole parti.
Nella citata epistola XIII Dante spiega a Cangrande perché chiamasse l'opera 'comedia' o 'commedia' (l'aggettivo 'divina', già impiegato da Giovanni Boccaccio nella sua biografia dantesca, il Trattatello in laude di Dante, venne introdotto in un'edizione a stampa del 1555 da Ludovico Dolce e poi rimase incorporato nel titolo). La ragione del titolo è di tipo retorico e riguarda il tema e il livello linguistico: l'opera inizia con una situazione paurosa e tremenda e termina felicemente (la tragedia invece ha inizio piacevole e finale, appunto, tragico), e il livello linguistico (il modus loquendi) è dimesso e umile (remissus et humilis) per facilitare la comunicazione (perché è 'la parlata volgare in cui comunicano anche le donnette'). Quanto al fine dell'opera, Dante dice che è quello di 'salvare gli esseri umani dalla condizione di miseria e di condurli alla felicità'. A questo scopo, Dante autore racconta un viaggio nei tre regni dell'aldilà (in cui si proietta il male e il bene del mondo terreno) compiuto da Dante attore ('figura' dell'umanità), che si affida alla guida di Virgilio e poi di Beatrice, in ciascuno dei quali si addensano complesse significazioni di ordine allegorico, simbolico e figurale.
La Commedia è un poema didascalico (con ingredienti del poema epico, come la protasi e l'invocazione per ciascuna delle tre cantiche) di 14.233 versi endecasillabi che compongono 100 canti raggruppati in tre cantiche di 33 canti ciascuna più un canto introduttivo, secondo la successione 1-33-33-33. I numeri hanno una valenza simbolica: 100, multiplo di 10, allude alla totalità della realtà rappresentata; 3 è il numero della Trinità e ricorre nell'invenzione della forma metrica (la 'terza rima') come pure nelle numerose corrispondenze formali che segnano il testo (ad esempio, i canti sesti delle tre cantiche sono di tema politico), legando gli episodi in un'intricata rete di valori dottrinali.
Si è detto che il titolo della Commedia si spiega fondamentalmente con il linguaggio 'comico' in cui è scritto, ma l'affermazione vale particolarmente per l'Inferno: nel Paradiso prevale lo stile 'tragico' e nel Purgatorio il linguaggio è intermedio o 'medio'. In ogni caso l'opera si caratterizza per una continua mescolanza di stili con una libertà espressiva coerente con le finalità dottrinali.
Compendio della storia umana con centro nell'esperienza e nella memoria di Dante, la Commedia è anche un'intensa drammatizzazione della teologia cristiana medievale, arricchita da una straordinaria creatività immaginativa. Il Purgatorio, ad esempio, è dal punto di vista iconografico un'invenzione di Dante, il quale, al termine di secoli di dibattito teologico sulla questione, ne offrì un'immagine concreta destinata a rimanere nell'immaginario collettivo dell'Occidente. Il sistema cosmologico è quello del suo tempo, ma l'elaborazione concettuale ha una forza sintetica e icastica senza uguali.
Fin dal Trecento vennero istituiti corsi per l'esposizione e l'interpretazione della Commedia. A Firenze il Comune incaricò di questo compito Boccaccio, che lasciò un commento di una parte dell'Inferno. Dopo l'invenzione della stampa vennero pubblicate più di quattrocento edizioni. Celebri illustratori dell'opera furono Sandro Botticelli, Michelangelo, William Blake e Gustave Doré. Luca Signorelli trascrisse in affreschi (recentemente restaurati) la Commedia nel Duomo di Orvieto.