| Pinochet Ugarte, Augusto | Articolo | ||||
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| 3. | Il declino e l’emarginazione |
I cambiamenti avvenuti negli anni Novanta nel quadro politico internazionale indebolirono tuttavia il ruolo dell’ex dittatore. Nell’ottobre del 1998, durante un soggiorno a Londra, fu arrestato su richiesta della magistratura spagnola con l’accusa di genocidio per i crimini perpetrati durante il suo governo in coordinamento con le autorità militari e i servizi segreti cileni. Dopo una lunga schermaglia giuridico-diplomatica, Pinochet poté tornare in Cile solo nel marzo del 2000, grazie a una contestatissima decisione del ministro degli Interni britannico, ufficialmente dettata da considerazioni umanitarie.
Da allora fu però la magistratura cilena, a sua volta affrancatasi dal soffocante controllo del regime e rinnovatasi nei ranghi, ad avviare indagini sui crimini commessi durante la dittatura. Privato dell’immunità parlamentare, Pinochet fu coinvolto in varie inchieste e posto agli arresti domiciliari con la grave accusa di aver personalmente ordinato almeno 18 sequestri di persona e 57 omicidi nel corso della cosiddetta “carovana della morte”, un’operazione di repressione legata al piano Condor e lanciata, all’indomani del colpo di stato del 1973, contro importanti esponenti dell’opposizione, spesso raggiunti nell’esilio dalla violenza dei sicari dell’ex dittatore.
Nel 2001 Pinochet riuscì a evitare il giudizio, dopo una lunga battaglia legale, adducendo l’“infermità mentale”. Nuove inchieste portarono in seguito alla luce vicende di corruzione, ruberie, traffici di armi e droga riguardanti l’ex dittatore e i membri della sua famiglia, di cui si scoprirono decine di ricchi conti bancari all’estero. L’iniziativa della magistratura cilena, oltre che infliggere all’ex dittatore svariati periodi di arresti domiciliari, ne compromise anche, definitivamente, l’immagine abilmente costruita di irreprensibile statista, spingendo infine gli stessi sostenitori ad abbandonarlo alla sua sorte.