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Introduzione |
Sacrificio Atto rituale mediante il quale si consacra un'offerta a un dio o ad altro essere spirituale per stabilire, perpetuare e ristabilire un legame sacro tra umano e divino. Le offerte possono consistere di uomini o animali (sacrifici cruenti), oppure di frutti, messi, fiori e vino (sacrifici incruenti).
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Religioni antiche |
I sacrifici possedevano grande importanza nelle religioni antiche: i greci sacrificavano animali (come capre, pecore, bovini), consumando talvolta parte delle offerte durante un pasto celebrativo inteso come un mezzo per istituire una comunione con gli dei; in Messico, prima della conquista spagnola del XVI secolo, gli aztechi offrivano sacrifici umani al dio Sole uccidendo 20.000 persone all'anno.
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Religioni orientali |
Nel primo periodo dell'induismo, quello vedico, i sacerdoti offrivano in sacrificio uomini, animali e piante nel corso di determinate occasioni rituali; anche nell'antica Cina venivano celebrati sacrifici umani, di animali domestici e di cibo agli dei e agli antenati. Il sacrificio cruento non è invece mai stato praticato nel buddhismo, benché si offrano al Buddha incenso, candele accese e fiori. Nello scintoismo giapponese l'offerta di cibo e raccolto agli dei è il rito centrale.
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Ebraismo |
Il sacrificio rappresentò per l'ebraismo un evento liturgico fondamentale fino alla distruzione del tempio di Gerusalemme (70 d.C.); tra i numerosi riti sacrificali si annoveravano quelli del ringraziamento e dell'espiazione dei peccati.
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Il concetto cristiano di sacrificio |
Nel cristianesimo la morte di Cristo sulla croce è considerata il sacrificio esemplare e perfetto, offerto in espiazione dei peccati dell'umanità. Negli scritti di san Paolo, Cristo è identificato con una vittima sacrificale (1 Corinzi 5:7; Efesini 5:2; Ebrei 10:12-13). Fin dalle origini della Chiesa l'Eucaristia è stata posta in relazione con il sacrificio di Cristo; presso i cattolici, essa è interpretata come forma di partecipazione a tale sacrificio.
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Teorie esplicative |
Sono state proposte molte teorie sull'origine dei riti sacrificali, specialmente nei secoli XIX e XX, senza che sia stata accettata unanimemente una spiegazione definitiva. Gli studiosi contemporanei tendono a interessarsi maggiormente del significato simbolico e funzionale degli atti sacrificali: una teoria, ad esempio, considera il sacrificio come forma di comunicazione non verbale tra gli uomini e i loro dei; un'altra pone le offerte sacrificali in relazione con il valore economico che esse possiedono in una determinata cultura. Numerosi studiosi affermano che le strutture dei riti sacrificali riproducono una tipologia delle relazioni umane: i riti, pertanto, non simboleggerebbero unicamente le aspirazioni religiose, ma anche la vita quotidiana di chi vi prende parte.
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