| Trova nell'articolo | Kirghizistan | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Kirghizistan (nome ufficiale Kyrgyz Respublikasy, Repubblica del Kirghizistan), stato dell’Asia centrale, confina a nord con il Kazakistan, a est con la Cina, a sud con la Cina e il Tagikistan, a ovest con l’Uzbekistan. Ex membro dell’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche, il paese ha una superficie di 198.500 km²; la capitale è Biškek.
| 2. | Territorio |
Il Kirghizistan è un paese quasi interamente montuoso (la metà circa del territorio si trova a un’altitudine superiore ai 2.500 metri) e comprende le catene del Tian Shan e degli Alaj; la massima vetta è il Pik Pobedy, che raggiunge i 7.439 m. Più del 3% del territorio è ricoperto da ghiacci e neve perenne. I fiumi principali sono il Ču, il Talas e il Naryn, un ramo sorgentifero del Syrdarja. Tra i numerosi laghi, da citare vi sono il lago Issyk-Kul, che spicca per la sua notevole estensione (6.100 km²), e il lago Sonkël. Il territorio è soggetto a frequenti terremoti. Gli insediamenti e le attività agricole sono concentrati nelle valli, lungo il corso dei fiumi.
| 1. | Clima |
Il clima è di tipo continentale, con accentuate variazioni stagionali. La temperatura media è, nei fondovalle, di 25-27 °C in luglio e di –4 °C in gennaio. Molto più rigide le condizioni in alta montagna.
| 2. | Flora e fauna |
Nelle zone non occupate dai ghiacci predominano la steppa e la prateria alpina; tra le specie animali sono presenti alcuni mammiferi rari: l’orso del Tian Shan, il lupo rosso e il leopardo delle nevi, tutti protetti per iniziativa del governo.
| 3. | Problemi e tutela dell’ambiente |
In Kirghizistan, paese prevalentemente arido, le aree forestali coprono il 4,3% (2005) della superficie totale, protetta per il 3,6% (2007). Solo il 6,7% (2005) del territorio è arabile o coltivato in permanenza.
Durante il periodo sovietico il paese ha visto l’affermarsi di un processo di industrializzazione su larga scala che ha lasciato in eredità gravi problemi ambientali, soprattutto nelle città. Nelle aree rurali, un impiego eccessivo di prodotti chimici per l’agricoltura ha danneggiato gravemente la qualità del suolo, mentre l’eccessiva irrigazione ne ha accentuato la salinità. Il sovrapascolo ha pure contribuito al degrado del suolo, e molta prateria è ormai scomparsa.
L’inquinamento delle acque è un altro grave problema ambientale del Kirghizistan; le risorse idriche sono spesso contaminate, specialmente nelle aree meridionali. Le attività estrattive in miniera provocano l’infiltrazione di sostanze tossiche nelle falde acquifere.
Il governo ha ratificato accordi internazionali sull’ambiente in materia di biodiversità, desertificazione e smaltimento di rifiuti nocivi.
| 3. | Popolazione |
Il paese ha una popolazione complessiva di 5.356.869 abitanti, con una densità media di 28 abitanti per km² (2008). Il 34% della popolazione vive in centri urbani; le zone più popolate sono la valle di Fergana, nella parte sudoccidentale del paese, e la valle del fiume Ču, nel nord.
I kirghizi costituiscono il 52% della popolazione, per il resto formata da russi (22%) – che vivono principalmente nella capitale e in altri centri industriali e sono la minoranza più cospicua –, uzbeki (13%, concentrati perlopiù nella valle di Fergana), ucraini, kazaki, tatari.
| 1. | Lingua e religione |
Le lingue ufficiali sono il kirghizo e il russo (riconosciuto nel 2000). La religione maggiormente professata è quella musulmana sunnita; minoranze includono cristiani ortodossi e protestanti.
| 2. | Istruzione e cultura |
L’istruzione è obbligatoria fino ai quattordici anni; il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta è del 99,6% (1995). Nel paese vi sono una trentina di istituti per l’istruzione superiore; tra questi, l’Università statale del Khirghizistan, la più grande del paese, fondata nel 1951; e l’Università Khirghizo-Russa, fondata nel 1993.
| 4. | Divisioni amministrative e città principali |
Il Kirghizistan è suddiviso in sette regioni (oblasty): Čui, Jalal-Abad, Naryn, Osh, Talas, Issyk-Kol e Batken, oltre alla municipalità (shaary) di Biškek. Le città principali sono la capitale, Biškek, e Osh, nella valle di Fergana.
| 5. | Economia |
Durante il periodo sovietico l’economia del paese, basata tradizionalmente sull’agricoltura, ricevette forte impulso dal settore industriale, che attualmente occupa il 15% della forza lavoro e fornisce il 20,1% del PIL. Il comparto più redditizio è quello estrattivo, favorito dalla presenza di vasti giacimenti di carbone, oro, antimonio e uranio, mentre l’industria manifatturiera è ancora limitata alla lavorazione dei prodotti derivanti dall’agricoltura e dall’allevamento (come lana, carne e pelli). Nel 2006 il prodotto interno lordo del paese ammontava a 2.818 milioni di dollari USA, pari a 542,70 dollari pro capite.
Nonostante la scoperta di alcuni giacimenti di gas naturale e petrolio nella valle di Fergana, il paese è tuttora dipendente dall’importazione di combustibili. I fiumi Naryn e Ču sono impiegati, sebbene non ancora al massimo del loro potenziale, per la produzione di energia idroelettrica.
L’agricoltura occupa il 43% della forza lavoro e, insieme all’allevamento di cavalli, pecore e bovini, costituisce una voce importante per l’economia della nazione (33% del PIL nel 2006). Gli estesi sistemi d’irrigazione permettono la coltivazione di cotone, cereali, riso, ortaggi, frutta, tabacco e barbabietole da zucchero.
Il paese, uno dei primi fra le ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale a intraprendere programmi di riforma, dopo l’indipendenza ha vissuto un periodo di stagnazione economica. Il PIL è sceso di circa il 25% nel 1992, con un brusco calo nella produzione di carbone e di gas. Il governo ha così ripiegato sulla definizione di piani produttivi di stile sovietico per far fronte alla crisi nel settore energetico. Le conflittualità etniche hanno rallentato la privatizzazione delle terre, ma un compromesso legislativo sulla loro distribuzione è stato comunque raggiunto.
È stata inoltre introdotta una riforma monetaria nell’ambito della quale la Banca centrale è stata resa indipendente dal controllo parlamentare e governativo; ciò ha permesso al Kirghizistan di diventare la prima delle ex repubbliche sovietiche a coniare, nel 1993, una propria moneta (il som), violando però le regole stabilite dalla Comunità degli stati indipendenti e incontrando l’opposizione da parte di numerosi stati vicini. Nel gennaio del 1994 il paese ha formato con il Kazakistan e l’Uzbekistan un’area di libero scambio commerciale.
| 6. | Ordinamento dello stato |
Repubblica federata dell’Unione Sovietica (URSS) dal 1936, il Kirghizistan è diventato indipendente nel 1991. Con la Costituzione promulgata nel 1993 il paese si è dato un sistema politico di tipo presidenziale. Nell’ottobre 2007 è stata introdotta una nuova Costituzione, che ha formalmente introdotto un regime presidenziale; il presidente ha tuttavia conservato ampi poteri, soprattutto per quanto riguarda la formazione del governo.
Il presidente è eletto a suffragio universale ogni cinque anni. Il potere esecutivo spetta a un governo alla cui guida è un primo ministro. L’esercizio del potere legislativo spetta a un Parlamento unicamerale (Consiglio supremo) di 90 membri, eletti a suffragio universale ogni cinque anni. Il sistema giudiziario prevede al suo vertice una Corte suprema e una Corte costituzionale. Con la nuova Costituzione è stata abolita la pena di morte, che è stata sostituita dall’ergastolo. Il Kirghizistan è membro della Comunità di stati indipendenti.
| 7. | Storia |
Il popolo kirghizo viene menzionato in fonti cinesi del II secolo a.C. e alcuni ritrovamenti archeologici documentano la sua presenza nell’area del Tian Shan nel corso del I secolo a.C.
Diviso per secoli in tribù, pur non avendo raggiunto un’unità nazionale, non fu mai sottoposto alla dominazione di altri popoli; attorno al XVI secolo migrò verso occidente per occupare la regione corrispondente all’attuale Kirghizistan, che verso la fine del XVII secolo venne conquistata dalla popolazione mongola degli oiroti, cadendo quindi, nel corso del XIX secolo, sotto il controllo del khanato di Kokand.
| 1. | La dominazione russa e sovietica |
La penetrazione russa della regione iniziò nel 1855; nel 1876 le forze zariste incorporarono il territorio all’impero come parte della provincia del Turkestan. Nel 1916 il Kirghizistan si ribellò, insieme con altre regioni centroasiatiche, al dominio zarista; la durissima repressione che ne seguì spinse molti kirghizi a cercare rifugio in Cina.
Dopo la Rivoluzione russa, la resistenza kirghiza (guidata da capi locali alleati delle Armate Bianche) fu piegata dalle forze bolsceviche e nel 1921 la regione divenne parte della Repubblica autonoma socialista sovietica del Turkestan (che comprendeva parti di territorio di Kazakistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan). Organizzato in provincia autonoma (1924) e quindi in repubblica autonoma (1926), il Kirghizistan divenne repubblica federata all’Unione Sovietica nel 1936. A partire dalla fine degli anni Venti il paese fu sottoposto a un’intensa russificazione e alla collettivizzazione forzata, che causarono frequenti rivolte; nel contempo fu avviato un processo di industrializzazione su larga scala, che sconvolse l’economia tradizionale basata sull’allevamento nomade.
Dopo la seconda guerra mondiale, il malcontento dei kirghizi nei confronti di Mosca si tradusse, in più occasioni, in aperte rivolte, soprattutto durante la campagna antireligiosa intrapresa dalle autorità sovietiche contro i luoghi santi di Osh (1956-1964).
| 2. | Indipendenza e autocrazia |
La fine del sistema comunista in URSS condusse il paese all’indipendenza (1991) e all’ingresso nelle Nazioni Unite (1992). L’ambizioso programma di riforme avviato dal presidente Askar Akajev si scontrò sia con l’inefficiente e corrotto apparato statale, sia con i potenti clan locali, i quali, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, riuscirono a stabilire un forte controllo sull’economia del paese e in particolare sul redditizio traffico della droga proveniente dall’Afghanistan.
Nei primi anni della sua indipendenza, il nuovo stato diventò il modello di democratizzazione dell’Asia centrale. In realtà, confermato nel 1995 alla presidenza, Akajev rafforzò il suo potere a danno delle opposizioni, intensificando i caratteri autocratici del regime. Ma non riuscì ad affrontare la grave situazione economica del paese, dipendente in larga parte dagli aiuti internazionali, e ad attenuare il grosso divario tra il nord e il sud del paese. Nel dicembre del 1998 il Kirghizistan diventò membro dell’Organizzazione mondiale per il commercio (WTO).
Alla fine degli anni Novanta la situazione si aggravò ulteriormente, sia per l’insorgere di gruppi islamisti uzbeki nel sud del paese, sia per le tensioni territoriali con il confinante Uzbekistan (riguardanti in particolare l’enclave uzbeka di Sok, per cui il governo di Taškent reclamava un corridoio di accesso). Nel contempo continuò il ritiro delle truppe russe, che conservarono solo alcune guarnigioni lungo la frontiera cinese.
| 3. | La “rivoluzione dei tulipani” |
Nell’ottobre del 2000 Akajev fu confermato alla presidenza con il 74,4% dei suffragi, in uno scrutinio non convalidato dagli osservatori internazionali. Dopo gli attentati che colpirono gli Stati Uniti l’11 settembre 2001, il Kirghizistan diventò uno dei più importanti punti di appoggio dell’attacco lanciato contro l’Afghanistan dalla coalizione internazionale a guida statunitense. In cambio di un consistente aiuto economico, gli Stati Uniti stabilirono infatti nell’aeroporto di Manas, nei pressi della capitale Biškek, una grossa base militare. Forte del ruolo del suo governo nella situazione creatasi nell’Asia centrale, Akajev tentò di rafforzare ulteriormente il suo potere e lanciò una nuova offensiva contro le opposizioni, facendone arrestare i principali leader. Nella primavera del 2002 la repressione di manifestazioni antigovernative causò la morte di diverse persone a Jalal-Abad. In seguito andò via via approfondendosi la frattura tra il governo centrale e il sud del paese.
Nel 2004 Akajev si riavvicinò a Mosca, consentendo la costruzione di una base militare russa nei dintorni di Biškek, a pochi chilometri di distanza da quella statunitense.
Nel febbraio 2005 si svolsero, in un clima di intimidazioni e brogli, le elezioni per il rinnovo del Parlamento. I risultati, che attribuirono la maggioranza ai partiti vicini ad Akajev, furono fermamente contestati dalle opposizioni, che chiesero le dimissioni del presidente. Criticato anche dalla comunità internazionale, Akajev tentò di conservare il potere ma, ai primi di aprile, fu infine costretto da una massiccia protesta popolare chiamata “rivoluzione dei tulipani” a lasciare la presidenza (alla quale fu chiamato Kurmanbek Bakiyev) e a rifugiarsi a Mosca.
| 4. | Scontro politico e sociale |
Nel luglio 2005, Kurmanbek Bakiyev venne confermato alla presidenza del paese con un’ampia maggioranza, grazie anche al voto delle opposizioni. Ad agosto, Felix Kulov, uno dei principali avversari di Akajev, scarcerato a marzo in seguito alla “rivoluzione dei tulipani”, fu chiamato alla guida del governo. Condizionato da un Parlamento e dallo stesso governo, entrambi dominati dai partiti legati al passato regime, Kulov non riuscì tuttavia a realizzare le attese riforme. Nell’estate 2006 una violenta protesta scosse la capitale e il sud del paese. A novembre, una nuova ondata di manifestazioni indusse Bakiyev ad avviare una riforma costituzionale, destinata tuttavia a deludere le aspettative delle opposizioni. Nel febbraio 2007 Kulov fu estromesso dalla sua carica e rimpiazzato da Azim Isabekov. A marzo questi venne a sua volta sostituito da Almaz Atabayev, che morì ad aprile, ucciso da una sconosciuta tossina.
| 5. | Sviluppi recenti |
Nell’ottobre 2007 la nuova Costituzione è approvata da un referendum contestato dalle opposizioni. A dicembre, in elezioni che gli osservatori dell’OSCE giudicano viziate da estese frodi, il partito Ak Zhol del presidente Bakiyev si aggiudica 71 dei 90 seggi del Parlamento. Grazie alla nuova legge elettorale, introdotta alla vigilia delle elezioni, il principale partito dell’opposizione Ata Meken (Patria) non ottiene alcun seggio pur piazzandosi al secondo posto.