| Trova nell'articolo | Cetacei | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Cetacei Ordine di mammiferi marini completamente adattati all’ambiente acquatico e caratterizzati dall’intero svolgimento del ciclo vitale in mare, dalla nascita alla morte. Ne fanno parte balene, delfini e focenidi, suddivisi in circa 80 specie.
In base ai risultati degli studi paleontologici, i cetacei si sarebbero evoluti da un animale terrestre quadrupede, forse un ungulato primitivo. I più antichi fossili di cetacei conosciuti risalgono a 52 milioni di anni fa, sebbene molti scienziati ritengano che l’ordine sia comparso 60 milioni di anni or sono. In Pakistan sono stati recentemente scoperti scheletri fossili di cetacei risalenti all’Eocene, dai quali è stato possibile dedurre che i primi membri di quest’ordine nuotavano grazie a un movimento ondulatorio della colonna vertebrale, in modo simile alle attuali lontre.
| 2. | Odontoceti e misticeti |
L’ordine si divide nei due sottordini degli odontoceti e dei misticeti. Del primo fanno parte i cetacei carnivori dotati di denti; del secondo le grandi balene che si nutrono filtrando plancton e krill attraverso strutture cornee specializzate dette fanoni. Tutti i delfini e le focene appartengono al sottordine dei cetacei odontoceti. La loro dieta è costituita essenzialmente da pesci e invertebrati come calamari e crostacei. Fa eccezione l’orca, che si nutre anche di uccelli e mammiferi marini. Tra gli odontoceti è compreso anche il capodoglio, uno dei cetacei di taglia maggiore (il maschio arriva a misurare 18,3 m e la femmina 12,2 m), in passato oggetto di caccia spietata.
I misticeti, in genere più grandi degli odontoceti, possiedono un numero di fanoni che può variare da 160 a 360 per lato, pendenti verticalmente dalla mascella e sfrangiati sul margine interno. Per procacciarsi il cibo, le balene nuotano con la bocca aperta incamerando grandi quantità di acqua e di plancton; poi, chiusa la bocca e premuta la lingua contro la superficie posteriore dei fanoni, forzano l’acqua facendola uscire dalla bocca, mentre il plancton resta intrappolato su un intreccio di fanoni sovrapposti. I misticeti tendono a passare l’estate nei mari polari, dove le fioriture di plancton forniscono loro cibo in abbondanza. Dopo mesi di superalimentazione, migrano nelle zone temperate o tropicali, dove spesso passano l’inverno senza nutrirsi.
Il più grande animale mai esistito è probabilmente un cetaceo misticeta, la balenottera azzurra, che arriva a misurare anche 30 metri di lunghezza e a pesare 150 tonnellate.
| 3. | Caratteristiche |
Nel corso dell’evoluzione il corpo dei cetacei si è andato notevolmente affusolando, dando luogo ad animali dall’aspetto decisamente pisciforme. Gli arti anteriori, le cui ossa ricordano ancora arti e dita articolate, si sono modificati in pinne, mentre gli arti posteriori sono regrediti completamente; ne rimane soltanto una traccia vestigiale nello scheletro, un residuo del cingolo pelvico. La grande coda orizzontale, che fornisce la principale spinta propulsiva nel nuoto, non ha alcuna connessione anatomica con gli arti posteriori ormai perduti, e rappresenta uno sviluppo evolutivo separato e distinto. Essa non contiene ossa e deve la sua forma, solida ma flessibile, al tessuto fibroso ed elastico di cui è costituita. Il corpo dei cetacei è rivestito da uno spesso strato di grasso, che aiuta l’animale a galleggiare e a conservare il calore corporeo, rappresentando, al tempo stesso, una fonte di energia.
La cute dei cetacei è priva di ghiandole sudoripare, di ghiandole sebacee e di peli, e al tatto ha una consistenza molto simile a una superficie di gomma umida. La mancanza dei peli nei cetacei, come pure dei padiglioni auricolari, va interpretata come un adattamento all’ambiente acquatico messo in atto da questi animali nel corso dell’evoluzione per rendere la forma del corpo più idrodinamica.
I cetacei sono dotati di polmoni come tutti gli altri mammiferi e respirano aria attraverso una o due narici poste sulla sommità del capo. Contrariamente a quello che comunemente si pensa, non emettono un getto d’acqua quando respirano; il tipico spruzzo delle balene è costituito semplicemente dal vapore acqueo contenuto nei polmoni che, al contatto con l’aria, condensa.
Un certo numero di adattamenti fisiologici consente ai cetacei di tuffarsi in profondità. In primo luogo, possiedono un volume di sangue superiore a quello di mammiferi terrestri di pari taglia e peso, e hanno una capacità molto superiore di immagazzinare ossigeno nel sangue e nel tessuto muscolare. In secondo luogo, l’efficienza della respirazione è maggiore: nei cetacei ogni atto respiratorio rimuove l’80-90% dell’aria contenuta nei polmoni, rispetto al 10-20% della maggior parte dei mammiferi terrestri. In terzo luogo, i cetacei tollerano meglio l’anidride carbonica prodotta dal metabolismo, che negli altri mammiferi, accumulandosi nei tessuti, innesca il riflesso involontario del respiro. I misticeti possono trattenere il respiro fino a 50 minuti quando nuotano in profondità e i capodogli fino a 75 minuti; quando cacciano il calamaro gigante (loro preda principale) i capodogli si spingono normalmente a profondità di 460 m. Infine, durante l’immersione in profondità i cetacei sono in grado di limitare l’irrorazione sanguigna degli organi, in modo che il cuore e il cervello non risentano della carenza di ossigeno.
| 4. | Riproduzione e ciclo vitale |
Nei cetacei la riproduzione avviene essenzialmente come negli altri mammiferi. Gli individui sessualmente maturi vanno incontro a un periodo di corteggiamento al quale segue l’accoppiamento. Non è ancora chiaro se dopo l’accoppiamento le coppie restino unite. La gestazione dura, a seconda della specie, dai 9 ai 16 mesi, al termine dei quali di solito viene partorito sott’acqua un solo piccolo ben sviluppato. Se è sano, il piccolo cetaceo è in grado di nuotare fin dalla nascita e di salire in superficie per il suo primo respiro senza essere aiutato. Subito dopo, esso comincia a succhiare da uno dei due capezzoli, protetti all’interno di fessure situate ai lati dell’apertura genitale materna.
Il latte dei cetacei è molto ricco e i piccoli crescono rapidamente. Ad esempio, il piccolo della balenottera azzurra, che alla nascita è lungo 7 m e pesa 1,8 tonnellate, raddoppia il suo peso nel corso della prima settimana di vita; a sette mesi è lungo 17 m e pesa 22 tonnellate. Probabilmente i giovani cetacei vengono svezzati a un’età compresa fra gli otto mesi e i due anni; per molte specie, tuttavia, non è noto a che età i piccoli lascino la madre. In alcune specie, come nell’orca, sembra che i giovani restino permanentemente nel gruppo familiare, che di solito comprende dai 5 ai 12 animali.
Un cetaceo raggiunge la maturità sessuale a un’età compresa fra i 6 e i 13 anni. La durata della vita è variabile: i piccoli odontoceti, come il beluga, vivono circa 30 anni; gli odontoceti più grandi, come il capodoglio, arrivano a 70 anni e i misticeti vivono probabilmente fino a 80 anni. Come accade per qualunque animale, tuttavia, le malattie, le ferite e la predazione da parte di orche, squali (vedi Squaliformi) ed esseri umani riducono notevolmente la vita media dei cetacei.
| 5. | Sensi e intelligenza |
L’emissione e la percezione uditiva dei suoni rappresentano per i cetacei ciò che la vista e l’olfatto sono per la maggior parte dei mammiferi terrestri. I cetacei producono almeno due tipi di suoni, probabilmente per mezzo dell’aria che entra ed esce dalle coane nasali: vocalizzazioni e schiocchi. Con le prime comunicano con i membri della propria specie, con i secondi si orientano in acqua attraverso un sistema di ecolocalizzazione, una sorta di sonar biologico simile a quello dei pipistrelli. Dirigendo i suoni verso un oggetto e raccogliendo le onde sonore che rimbalzano da esso, l’animale riceve informazioni dettagliate riguardo a dimensioni, densità e distanza dell’oggetto in questione. Questo sistema di percezione è ovviamente molto vantaggioso per un animale che debba orientarsi, navigare e catturare la preda nell’oscurità delle profondità marine. Anche la vista, tuttavia, è ben sviluppata: l’acuità visiva dell’orca sott’acqua è, ad esempio, pari a quella di un gatto sulla terraferma.
I cetacei sono i soli animali (insieme all’elefante) a possedere un cervello proporzionalmente più grande di quello dell’uomo. La relazione tra le dimensioni del cervello e l’intelligenza dei cetacei, tuttavia, non è ancora chiara. In cattività le balene e i delfini mostrano notevoli capacità di apprendimento e un senso ben sviluppato del gioco e della solidarietà reciproca; ma poiché è estremamente difficile osservare i cetacei nel loro ambiente naturale, si sa poco sulle loro interazioni sociali allo stato selvatico. Alcune specie conducono principalmente vita solitaria, mentre altre vivono in gruppi familiari o in branchi di centinaia di individui. Le orche manifestano un elevato livello di cooperazione durante la caccia, il che sta a testimoniare una buona capacità di comunicazione attiva. Nonostante sia stato scritto molto sull’esistenza di un 'linguaggio' dei cetacei e siano stati fatti numerosi tentativi di comunicazione fra i cetacei e l’uomo, i risultati delle ricerche in questo campo non sono ancora conclusivi.
| 6. | La caccia alle balene |
Da secoli le balene vengono cacciate per ricavarne diversi prodotti: dalle carni, alimento consueto in alcuni paesi, come il Giappone; al grasso, ottenuto dallo spesso pannicolo sottocutaneo e fino all’Ottocento impiegato per l’illuminazione; allo spermaceti, sostanza cerosa presente nel capo di alcuni cetacei, preziosa per l’industria cosmetica; all’ambra grigia, concrezione solida che si forma nello stomaco o nell’intestino del capodoglio, anch’essa impiegata nella preparazione dei profumi; all’avorio presente nei denti degli odontoceti; e ancora, se dai fanoni dei misticeti si ottenevano in passato le stecche per i busti da signora, oggi dai tendini si ricavano corde per racchette da tennis.
La balena nera del Nord Atlantico (Eubalaena glacialis), di cui attualmente si calcola che sopravvivano solo 300-600 esemplari, è attualmente la specie più cacciata; seguono la balenottera rostrata (Balaenoptera acutorostrata), il capodoglio (Physeter catodon), la megattera (Megaptera novaeangliae).
La crescente pressione venatoria determinò nel 1946 l’istituzione della International Whaling Commission (IWC), commissione internazionale per la regolamentazione della caccia alle balene. Nel 1975, nel corso della Conferenza dell’ONU sull’Ambiente Umano, le richieste di cessazione della caccia avanzate da molti paesi furono disattese. Nel 1982 entrò in vigore una moratoria internazionale proposta dalla stessa IWC, che stabiliva per ciascuno dei 35 paesi firmatari e per ciascuna specie le quote annuali prelevabili; alcuni paesi – in particolare la Norvegia e il Giappone – non si adeguarono a quella normativa adducendo motivi di “caccia finalizzata alla ricerca scientifica”.
Nel luglio 2000, nel meeting annuale della IWC che si tenne ad Adelaide (Australia), fu bocciata la proposta avanzata da Nuova Zelanda e Australia di istituire nella zona meridionale del Pacifico un santuario per le balene, ovvero una zona interdetta alla caccia, che si sarebbe aggiunto a quelli già esistenti nell’Antartico e nell’Oceano Indiano. La risoluzione adottata al termine del convegno stabilì nuove norme di controllo e ispezione della caccia commerciale che rischiavano di minare l’esistenza stessa della commissione IWC e della moratoria stabilita nel 1982; tuttavia, la moratoria sembrò confermata dopo il convegno del maggio 2002 in Giappone. L’incontro si svolse tra accese polemiche e gravi accuse reciproche; il fronte degli stati a favore della conservazione, tra cui USA e Italia, fronteggiò i paesi tradizionalmente dediti alla caccia, Giappone e Norvegia in particolare, rifiutandone la proposta di elevare ulteriormente il numero degli individui cacciati in un anno da 500 ad almeno 600. La deroga alla moratoria di cui godono alcune popolazioni per le quali le balene sono la fonte principale di sostentamento (gli inuit del Canada e gli eschimesi della Lapponia), è stata impugnata più volte da alcuni stati per ottenere concessioni alla caccia, che viene presentata come necessaria per fini scientifici.
Nel luglio 2004 ha avuto luogo, per la prima volta in Italia, il 56° convegno della IWC, che si è tenuto a Sorrento e ha visto la partecipazione di 57 paesi: tra i nuovi aderenti, alcuni stati caraibici, africani e del Pacifico meridionale, che si sono dimostrati favorevoli alla caccia. Il fronte conservazionista ha sottolineato l’urgenza di sospendere ogni tipo di caccia alle balene, evidenziando come i cetacei siano minacciati anche dal crescente inquinamento e rimangano vittime della pesca intensiva destinata alle specie ittiche (fenomeno noto come “by catch”); ha richiamato il whale watching (l’osservazione delle balene) come interessante prospettiva turistica ecologicamente compatibile.
Ai lavori ha partecipato il Comitato per la Conservazione, nato nel 2003 in seno alla stessa IWC durante il meeting di Berlino; la discussione si è focalizzata sull’istituzione di aree interdette alla caccia (i cosiddetti “santuari”, tra i quali ne è stato proposto uno alle isole Pelagie, dove vive la balenottera comune oltre a una ricca fauna marina). Un dato significativo è stato il voto a favore del mantenimento per altri dieci anni del Santuario dell’Antartide, creato nel 1994 per proteggere la megattera, il capodoglio, la balenottera azzurra e la balena franca australe; invece, non ha ottenuto la maggioranza la proposta di ampliare il numero dei santuari. La Nuova Zelanda si è fatta promotrice di una risoluzione che fissa i criteri perché la caccia avvenga senza inutili sofferenze per l’animale, analoghi alle norme che regolano l’uccisione degli animali d’allevamento. Alcuni paesi, tra cui il Giappone, l’Islanda, la Svezia e la Danimarca, hanno redatto il Piano rivisto di gestione delle quote di caccia (Revised Management Scheme, RMS) che desta preoccupazione nel fronte conservazionista.
Classificazione scientifica: L’ordine dei cetacei, appartenente alla classe dei mammiferi, comprende il sottordine dei misticeti e quello degli odontoceti. Quest’ultimo comprende le famiglie dei fiseteridi (capodogli), dei monodontidi (beluga e narvali), dei focenidi (focene), dei delfinidi (delfini comuni, delfini maggiori, orche e globicefali), degli zifidi e dei platanistidi (delfini d’acqua dolce).