| Cetacei | Articolo | ||||
| Per stampare le informazioni, scegliere Stampa dal menu File. | |||||
| 3. | Caratteristiche |
Nel corso dell’evoluzione il corpo dei cetacei si è andato notevolmente affusolando, dando luogo ad animali dall’aspetto decisamente pisciforme. Gli arti anteriori, le cui ossa ricordano ancora arti e dita articolate, si sono modificati in pinne, mentre gli arti posteriori sono regrediti completamente; ne rimane soltanto una traccia vestigiale nello scheletro, un residuo del cingolo pelvico. La grande coda orizzontale, che fornisce la principale spinta propulsiva nel nuoto, non ha alcuna connessione anatomica con gli arti posteriori ormai perduti, e rappresenta uno sviluppo evolutivo separato e distinto. Essa non contiene ossa e deve la sua forma, solida ma flessibile, al tessuto fibroso ed elastico di cui è costituita. Il corpo dei cetacei è rivestito da uno spesso strato di grasso, che aiuta l’animale a galleggiare e a conservare il calore corporeo, rappresentando, al tempo stesso, una fonte di energia.
La cute dei cetacei è priva di ghiandole sudoripare, di ghiandole sebacee e di peli, e al tatto ha una consistenza molto simile a una superficie di gomma umida. La mancanza dei peli nei cetacei, come pure dei padiglioni auricolari, va interpretata come un adattamento all’ambiente acquatico messo in atto da questi animali nel corso dell’evoluzione per rendere la forma del corpo più idrodinamica.
I cetacei sono dotati di polmoni come tutti gli altri mammiferi e respirano aria attraverso una o due narici poste sulla sommità del capo. Contrariamente a quello che comunemente si pensa, non emettono un getto d’acqua quando respirano; il tipico spruzzo delle balene è costituito semplicemente dal vapore acqueo contenuto nei polmoni che, al contatto con l’aria, condensa.
Un certo numero di adattamenti fisiologici consente ai cetacei di tuffarsi in profondità. In primo luogo, possiedono un volume di sangue superiore a quello di mammiferi terrestri di pari taglia e peso, e hanno una capacità molto superiore di immagazzinare ossigeno nel sangue e nel tessuto muscolare. In secondo luogo, l’efficienza della respirazione è maggiore: nei cetacei ogni atto respiratorio rimuove l’80-90% dell’aria contenuta nei polmoni, rispetto al 10-20% della maggior parte dei mammiferi terrestri. In terzo luogo, i cetacei tollerano meglio l’anidride carbonica prodotta dal metabolismo, che negli altri mammiferi, accumulandosi nei tessuti, innesca il riflesso involontario del respiro. I misticeti possono trattenere il respiro fino a 50 minuti quando nuotano in profondità e i capodogli fino a 75 minuti; quando cacciano il calamaro gigante (loro preda principale) i capodogli si spingono normalmente a profondità di 460 m. Infine, durante l’immersione in profondità i cetacei sono in grado di limitare l’irrorazione sanguigna degli organi, in modo che il cuore e il cervello non risentano della carenza di ossigeno.