| Trova nell'articolo | São Tomé e Príncipe | Articolo |
| 1. | Introduzione |
São Tomé e Príncipe (nome ufficiale República democrática de São Tomé e Príncipe, Repubblica Democratica di São Tomé e Príncipe), stato insulare situato nell’oceano Atlantico, a circa 200 km dalle coste occidentali dell’Africa, nel golfo di Guinea. L’arcipelago comprende le due isole di São Tomé e di Príncipe, oltre a numerosi isolotti, fra i quali Pedras Tinhosas e Rolas. Il paese ha una superficie totale di 1.001 km²; l’estensione costiera è di 209 km. L’isola di São Tomé (855 km²) ospita l’omonima capitale.
| 2. | Territorio |
Le isole sono di origine vulcanica, caratterizzate da rilievi che culminano nel Pico de São Tomé (2.024 m), su São Tomé; le uniche aree pianeggianti si trovano lungo le coste nordorientali e sudoccidentali delle isole. Il clima è tropicale, senza variazioni stagionali di rilievo, con una temperatura media annua di 25,6 °C. Le precipitazioni medie annue variano molto in base all’altitudine, ma sono copiose su tutto il territorio. La stagione asciutta si protrae da giugno a ottobre.
| 1. | Problemi e tutela dell’ambiente |
Il problema ambientale più urgente del paese è costituito dalla forte deforestazione, che negli ultimi anni ha provocato una costante erosione del suolo. Il governo ha sottoscritto accordi internazionali sull’ambiente in materia di biodiversità, cambiamento climatico, desertificazione, modificazioni ambientali e la Convenzione sul Diritto del Mare.
| 3. | Popolazione |
Nel 2008 la popolazione di São Tomé e Príncipe era di 205.901 abitanti. La capitale, situata sulla costa nordorientale dell’isola omonima, è il principale centro portuale dell’arcipelago. La popolazione è formata in prevalenza da neri africani, detti angolares, discendenti degli angolani che i portoghesi portarono nelle isole al tempo della colonizzazione per sopperire alla necessità di manodopera nelle piantagioni. Il portoghese è la lingua ufficiale, ma il 90% degli abitanti parla il fang, una lingua bantu. L’80% della popolazione è di religione cattolica.
| 4. | Economia |
Il prodotto interno lordo di São Tomé e Príncipe era, nel 2006, di 123 milioni di dollari USA, equivalenti a 790,60 dollari USA pro capite. L’economia dell’arcipelago si basa sulla produzione e sull’esportazione di noci di cocco, banane, copra e olio di palma. Le piantagioni sono state nazionalizzate dopo che il paese ha ottenuto l’indipendenza, nel 1975, con il conseguente calo della produzione di caffè e cacao. Nel quadro di un programma di risanamento del settore, fu avviata a metà degli anni Ottanta la privatizzazione di molte piantagioni, oggi destinate principalmente alla coltivazione di cacao, noci di cocco e manioca. La pesca rappresenta una risorsa importante e sfrutta il passaggio di banchi di tonni al largo delle isole, mentre il settore manifatturiero è limitato alla lavorazione dei prodotti agricoli. L’unità monetaria del paese è la dobra.
| 5. | Ordinamento dello stato |
Già colonia portoghese, il paese è diventato indipendente il 12 luglio 1975. In base alla Costituzione del 1990, che ha introdotto il multipartitismo, il capo dello stato è eletto a suffragio universale ogni cinque anni; il presidente è coadiuvato nell’esercizio del potere esecutivo da un primo ministro e dal consiglio dei ministri. Il potere legislativo è affidato a un’Assemblea nazionale di 55 membri, eletti ogni quattro anni a suffragio universale. Al vertice del settore giudiziario è la Corte suprema, i cui membri sono nominati dall’Assemblea nazionale. Non è in vigore la pena di morte.
| 6. | Storia |
Le isole erano probabilmente disabitate quando furono esplorate dai navigatori portoghesi intorno al 1470. Dal 1485 i portoghesi vi portarono pregiudicati ed ebrei condannati dall’Inquisizione. Per la sua posizione strategica lungo le rotte tra l’Africa e l’America, l’arcipelago diventò un fiorente mercato di schiavi africani, che vennero anche impiegati localmente per sviluppare la coltura della canna da zucchero. Teatro di frequenti rivolte e di violente rappresaglie, l’arcipelago vide decadere l’agricoltura fino agli inizi dell’Ottocento, quando diventò il principale produttore al mondo di cacao. L’abolizione della schiavitù comportò pochi miglioramenti per la manodopera agricola locale, che venne impiegata dai portoghesi per diversi decenni, in condizioni servili, anche nelle piantagioni continentali.
| 1. | L’indipendenza |
Sottoposto a un severo “regime d’indigenato” in cui neri e meticci erano privi di qualsiasi diritto ed esclusi dall’istruzione, l’arcipelago diventò nel 1951 provincia d’oltremare portoghese. Dopo il massacro di Batepa (1953), costato la vita a un centinaio di persone, si rafforzò nell’arcipelago il sentimento indipendentista. Nel 1960 nacque a Lisbona il Movimento di liberazione di São Tomé e Príncipe (MLSTP), di ispirazione marxista, che si alleò con le altre organizzazioni anticolonialiste operanti in Angola, Mozambico e Capo Verde.
In seguito alla caduta del regime fascista portoghese (1974; vedi Rivoluzione dei garofani), il paese ottenne l’indipendenza. L’MLSTP vi instaurò un regime a partito unico sotto la presidenza del suo leader Manuel Pinto da Costa, che nazionalizzò le proprietà straniere e stabilì un’alleanza con l’Angola e Cuba. Negli anni Settanta nacquero nel paese alcune organizzazioni di opposizione, anche armata, al regime, che nel successivo decennio avviò un processo di liberalizzazione economica e politica culminato nel 1990 nell’introduzione del multipartitismo.
| 2. | Instabilità |
Nel 1991, nelle prime elezioni libere, venne eletto alla presidenza del paese Miguel Trovoada, ex alleato di Pinto da Costa all’interno dell’MLSTP, che avviò nel paese severe riforme economiche. Rieletto alla presidenza nel 1996 ma privo di una maggioranza nel Parlamento, Trovoada andò incontro a ripetute crisi istituzionali, subendo nel 1975 un colpo di stato dell’esercito, prontamente rientrato.
Contraddistinto da forti tensioni fu anche il mandato presidenziale di Fradique de Menezes, a sua volta rovesciato nel 2003 da un colpo di stato militare, ma ristabilito in carica grazie all’intervento della comunità internazionale.
| 3. | Sviluppi recenti |
Il paese, il cui bilancio dipende per circa il 60% dagli aiuti internazionali, sta cercando di diversificare la sua economia, messa in crisi dal crollo del prezzo del cacao sul mercato internazionale. Al largo delle coste sono stati scoperti ricchi giacimenti di petrolio, il cui sfruttamento, vitale per l’economia del paese, sta alimentando la corruzione e forti tensioni che si sono intensificate in occasione delle elezioni politiche del marzo 2006. In giugno Fradique de Menezes è stato rieletto alla presidenza del paese.