| Trova nell'articolo | Ecuador | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Ecuador (nome ufficiale República del Ecuador, Repubblica dell’Ecuador), stato dell’America meridionale; confina a nord con la Colombia, a est e a sud con il Perù, ed è bagnato a ovest dall’oceano Pacifico dove, a circa 965 km dalla costa, sono situate le isole Galápagos. Attraversato dall’equatore, il paese ha una superficie complessiva di 272.045 km² e un’estensione costiera di 2.237 km. La capitale è Quito.
| 2. | Territorio |
Il territorio dell’Ecuador può essere suddiviso in quattro regioni fisiche: la pianura costiera, che copre poco più di un quarto della superficie complessiva del paese; la Sierra, costituita dalla Cordigliera Reale (vedi Ande) che comprende cime assai elevate, alcune di carattere vulcanico, tra le quali si ricorda il Cotopaxi, di 5.897 m, uno dei vulcani attivi più alti del mondo, e da un’area depressionaria dove si concentrano gli insediamenti; la regione dell’Oriente, che occupa quasi metà del territorio ecuadoriano ed è costituita, oltre che da una vasta pianura, da una regione di bassopiani che precedono i rilievi andini della Cordigliera Orientale e, infine, l’arcipelago di Colón (vedi Isole Galápagos).
| 1. | Clima |
A causa della disomogeneità morfologica il paese, benché attraversato dall’equatore, presenta una grande varietà climatica. Le temperature si attestano intorno ai 20 °C sulla costa (generalmente calda e umida), variano – a seconda delle altitudini – tra i 7 °C e i 21 °C sulla Sierra e raggiungono addirittura i 37,8 °C nell’Oriente, dove le precipitazioni annuali si aggirano intorno ai 2.030 mm. A Quito, che sorge a 2.850 m sul livello del mare, si ha una temperatura media annuale di 12,8 °C.
| 2. | Flora e fauna |
Lungo la regione costiera settentrionale e sui rilievi andini inferiori ai 2.000 m, si trovano ampie distese forestali, mentre sopra i 3.000 m la vegetazione alterna aree di steppa arbustiva e di steppa erbacea; l’Oriente, infine, è occupato perlopiù da una fitta e ricca foresta pluviale. La fauna, abbondante ed eterogenea, annovera l’orso, il giaguaro e la lince tra i mammiferi di grossa taglia; la donnola, la lontra e la moffetta tra quelli di taglia minore. Alle pendici delle Ande e nelle zone costiere vivono diversi tipi di rettili, tra cui lucertole, serpenti e coccodrilli. È, tuttavia, senza dubbio la grande varietà ornitologica a costituire la maggior attrattiva, soprattutto nelle Galápagos, ricchissime, tra l’altro, di numerose specie indigene di uccelli.
| 3. | Problemi e tutela dell’ambiente |
Le foreste coprono il 39,2% (2005) della superficie totale del territorio, ma ogni anno va perduto l’1,43% (1990–2005) della copertura boschiva. La deforestazione è favorita da politiche governative che promuovono l’abbattimento degli alberi e l’insediamento della popolazione in zone disabitate o scarsamente abitate. Il terreno boscoso andato perduto era costituito perlopiù da foresta originaria, con alta concentrazione di specie endemiche. La deforestazione contribuisce anche all’erosione del suolo e alla desertificazione.
In contrasto con il primato negativo in materia di deforestazione, l’Ecuador ha una percentuale di territorio protetto molto alta. Parchi e riserve naturali costituiscono il 9,3% (2004) del territorio del paese, contro il 3,1% del Perù, l’8,6% della Colombia e il 3,9% del Brasile. Tra i parchi nazionali uno dei più suggestivi è quello che comprende il vulcano Cotopaxi. L’Ecuador possiede cinque World Heritage Sites, tra cui le isole Galápagos e il Parco nazionale del vulcano Sangay.
Il governo ha aderito al Trattato Antartico, ai Trattati sul legname tropicale del 1983 e del 1994 e ad accordi internazionali riguardanti l’ambiente in materia di biodiversità, cambiamenti climatici, desertificazione, specie in via d’estinzione, abolizione dei test nucleari, smaltimento dei rifiuti nocivi, protezione dell’ozonosfera, salvaguardia delle zone umide, eliminazione degli scarichi in mare e caccia alle balene.
| 3. | Popolazione |
La popolazione del paese, stanziata per il 63% in aree urbane, ammonta a 13.755.680 abitanti (2007) con una densità media di 50 unità per km².
Circa il 50% degli ecuadoriani è costituito da indios quechua e il 40% da meticci, discendenti dalle antiche unioni tra le popolazioni locali (vedi Indiani d’America) e gli europei; si registrano inoltre minoranze di neri e mulatti, di europei (soprattutto di origine spagnola), nonché di qualche gruppo tribale stanziato nella regione dell’Oriente.
| 1. | Lingua e religione |
A causa della varietà etnica, il paese presenta forti differenze culturali tra gli abitanti della costa (perlopiù meticci), gli indios della Sierra e le tribù indigene, residenti nell’Oriente, assai simili nei costumi agli indios amazzonici. Per quanto la lingua ufficiale sia lo spagnolo, è tuttora assai diffuso, soprattutto nel settore andino, il quechua, l’antico idioma degli inca.
La religione predominante è il cattolicesimo, praticato da circa il 90% della popolazione; sono altresì presenti esigue minoranze di protestanti e, nella regione orientale, persistono i culti tribali.
| 2. | Istruzione e cultura |
Già dal 1944 il paese si batte per sconfiggere l’analfabetismo, sforzo che ha condotto a un tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta del 93,1% (2005). Per quanto la scuola sia gratuita e obbligatoria per tutti i bambini tra i 6 e i 14 anni, in molte zone rurali la carenza di strutture rende tuttavia assai difficile l’accesso all’istruzione. Oltre alle università di Cuenca e di Guayaquil, i principali atenei sono l’Università centrale (1769) e l’Università cattolica pontificia (1946), entrambe con sede a Quito, dove si trova anche la Biblioteca nazionale che, con oltre 70.000 volumi, è una delle più antiche del paese. Sempre nella capitale vi sono i principali musei d’arte e archeologici, ricchi di reperti di grande interesse storico (vedi Arte precolombiana).
| 4. | Divisioni amministrative e città principali |
L’Ecuador è amministrativamente suddiviso in ventidue province, a loro volta ripartite in cantoni e comuni urbani rurali. Quito, situata nelle Ande settentrionali, è la capitale; tuttavia la città più popolata è Guayaquil, un importante centro commerciale dove ha sede il porto principale del paese. Altre città di rilievo sono Cuenca e Machala.
| 5. | Economia |
L’agricoltura costituisce tuttora la principale risorsa economica del paese, anche se dal 1965 si è tentato, attraverso una serie di provvedimenti, di sviluppare il settore industriale. Nel 2005 il prodotto interno lordo ammontava a 36.489 milioni di dollari USA, pari a un PIL pro capite di 2.758,40 dollari.
| 1. | Agricoltura |
Le aree coltivabili, che costituiscono appena il 9,3% del territorio complessivo, si trovano prevalentemente sulla Sierra o nelle regioni costiere. Oltre al cacao, al caffè, alla canna da zucchero e alle banane, si coltivano, lungo la costa, vari tipi di frutta; nel settore andino le colture di mais, riso, patate, sorgo e avena sono destinate soprattutto al consumo locale.
| 2. | Risorse forestali e pesca |
Le foreste coprono il 39,2% del territorio e rappresentano una discreta fonte di reddito; balsa e caucciù sono i prodotti principali, accanto alle noci di tagua (Phytelephas macrocarpa), da cui si ricava il cosiddetto avorio vegetale. Le acque che bagnano l’Ecuador sono generalmente assai pescose, ricchissime di tonni e di gamberi.
| 3. | Industria |
Il settore manifatturiero, tradizionalmente piuttosto arretrato, ha tratto deciso giovamento dal programma per lo sviluppo industriale inaugurato nel 1965. I settori più significativi sono quello tessile, alimentare e calzaturiero, accanto all’industria del cemento, della carta e del tabacco.
La principale risorsa del sottosuolo è il petrolio, la cui produzione ed esportazione ha subito un notevole impulso, negli anni Settanta, grazie all’oleodotto transandino che collega i pozzi petroliferi al porto di Esmeraldas; si estraggono inoltre, in misura assai minore, oro, argento, rame, ferro e zolfo. La produzione di energia è assicurata per il 63,5% da impianti idroelettrici e per il resto da centrali alimentate a carbone o a petrolio.
| 4. | Commercio e finanza |
Il volume delle esportazioni è costituito per l’80% dalla vendita di petrolio, cacao, caffè e banane. Si importano, invece, componenti meccanici, metalli, prodotti chimici e generi alimentari. Nel 2003 il valore totale delle esportazioni fu di 6.038 milioni di $ USA, a fronte di importazioni per 6.534 milioni di $ USA. I principali partner commerciali sono Stati Uniti, Giappone, Panamá, Perù, Germania, Singapore, Venezuela, Brasile, Colombia e Cile. Dal 13 marzo 2000 l’unità monetaria ufficiale, il sucre, è stata sostituita dal dollaro statunitense.
| 5. | Trasporti e vie di comunicazione |
La rete stradale si estende per 43.197 km, di cui solo il 17% è asfaltato; l’autostrada Panamericana attraversa il paese da nord a sud. Il sistema ferroviario trasporta merci e passeggeri per oltre 965 km. È diffuso anche il trasporto su acqua; i porti principali hanno sede a Guayaquil, a La Libertad, Esmeraldas, Manta e Puerto Bolívar. Molti fiumi inoltre, tra cui il Guayas, il Daule e il Vinces, sono stati dragati e sono attualmente navigabili. Due sono gli aeroporti internazionali, in prossimità di Quito e di Guayaquil.
| 6. | Ordinamento dello stato |
Già colonia della Spagna, da cui si rese indipendente nel 1822, l’Ecuador è una repubblica presidenziale; in base alla Costituzione del 1978 (ma attualmente un’Assemblea costituente è impegnata a redigere una nuova Costituzione), capo del governo è il presidente, eletto a suffragio universale ogni quattro anni (non è rieleggibile) e affiancato nell’esercizio del potere esecutivo da un gabinetto di ministri. Il presidente nomina i governatori provinciali ed è comandante in capo delle forze armate.
Il potere legislativo spetta a un organo unicamerale denominato Congresso nazionale, composto da 100 membri che restano in carica quattro anni. Al vertice del sistema giudiziario vi è una Corte suprema. Non è in vigore la pena di morte.
Le scena politica dell’Ecuador è caratterizzata da anni da una forte precarietà. Le elezioni presidenziali del 2006 hanno fornito un forte impulso al cambiamento e pesato sulle eccessive elezioni dell’Assemblea costituente, che ha il compito di redigere una nuova Costituzione. In quest’Assemblea, le principali forze politiche sono: l’Alianza PAIS (Alianza patria altiva i soberana, “Alleanza patria fiera e sovrana”), il Partido sociedad patriótica (Partito della società patriottica), il Partido renovador institucional de acción nacional (Partito rinnovatore istituzionale di azione nazionale), e il Partido social cristiano (Partito social-cristiano).
| 7. | Storia |
La regione è popolata almeno dal III millennio a.C., come testimoniano diversi ritrovamenti archeologici. Situata in una zona di incontro tra varie civiltà (nazca, chibcha, cara), all’inizio del XV secolo fu sede di una confederazione tra vari stati, il maggiore dei quali fu il regno di Quito. Verso la fine del secolo subì l’influenza degli inca, che costituirono in seguito il maggior ostacolo alla colonizzazione da parte degli spagnoli.
| 1. | La dominazione spagnola |
Gli spagnoli, guidati da Bartolomé Ruiz, raggiunsero Quito nel 1526, avviando la conquista nel 1532 con una spedizione capitanata da Francisco Pizarro. Questi in due anni prese il controllo della regione, affidandola al governo del fratello Gonzalo nel 1540. Dopo la morte di Francisco, Gonzalo fondò un governo indipendente dalla Spagna, che durò fino al 1548, anno in cui le forze della Corona sconfissero l’esercito ribelle e Gonzalo fu giustiziato. Unito come provincia al vicereame del Perù, Quito conobbe una parziale colonizzazione, limitata a una fascia di territorio ai piedi delle Ande, e nel 1717 venne annesso al vicereame di Nuova Granada.
Nel 1809 si ebbe la prima rivolta indipendentista, ma fu solo nel 1822 che Antonio José de Sucre, luogotenente di Simón Bolívar, riuscì a prevalere sulle truppe spagnole nella battaglia di Pichincha; in quello stesso anno il paese entrò a far parte della Grande Colombia, una confederazione fondata da Bolívar, comprendente anche Venezuela, Panamá e Colombia.
| 2. | L’indipendenza |
Nel 1830 Quito si emancipò dalla confederazione, proclamandosi autonomo con il nome di “Ecuador”. Con la dittatura personale di Juan José Flores, protagonista della lotta antispagnola, si aprì un’epoca di grande instabilità, che vide susseguirsi fino al 1848 una sessantina di diversi governi presidenziali, militari o dittatoriali. Iniziarono in questo periodo a delinearsi le due forze, il Partito conservatore (espressione dell’oligarchia bianca) e il Partito liberale (radicato tra la borghesia creola), che avrebbero dominato la scena politica del paese. Nel 1861 fu eletto alla presidenza Gabriel García Moreno, che diede al suo regime un’impronta autoritaria, conservatrice e confessionale. Nel 1862 affidò alla Chiesa il settore dell’educazione e nel 1869 promulgò una nuova Costituzione che le opposizioni ribattezzarono “carta delle schiavitù”. García Moreno venne assassinato nel 1875.
| 3. | La “rivoluzione liberale” |
Protagonista della cosiddetta “rivoluzione liberale” fu Eloy Alfaro, che prese il potere con un colpo di stato nel 1895. Eletto alla presidenza nel 1897, nel 1906 promulgò una nuova Costituzione che stabiliva, tra l’altro, una netta separazione tra Stato e Chiesa, ma non intaccò il sistema agrario, basato sul latifondo e sullo sfruttamento di una manodopera di tipo servile. La morte di Alfaro nel 1912, aprì un periodo di forte instabilità politica, aggravata da un’economia limitata alla produzione ed esportazione di pochi prodotti (cacao e caffè). Schieratosi contro gli Imperi centrali durante la prima guerra mondiale, l’Ecuador fu tra i primi firmatari del Trattato di Versailles. Nel 1925 un gruppo di ufficiali progressisti effettuò un colpo di stato inaugurando un periodo di riforme sociali, ma il regime non sopravvisse alla crisi del 1929, che aggravò l’instabilità del paese.
Nel 1941 l’Ecuador entrò in guerra contro il Perù; al conflitto pose termine la conferenza panamericana di Rio de Janeiro (1942), che privò il paese di vasti territori. La sconfitta suscitò un forte malcontento, che portò nel 1944 al rovesciamento del liberale Carlos Alberto Arroyo del Río e all’ascesa del conservatore José María Velasco Ibarra, in un’inedita alleanza con le sinistre.
L’anno seguente il paese si diede una nuova Costituzione, che sarebbe rimasta in vigore fino al 1967. Nel 1948, durante la presidenza di Galo Plaza Lasso, aderì all’Organizzazione degli stati americani. Nel 1950 l’Ecuador denunciò gli accordi del 1942 con il Perù; il problema si sarebbe ripresentato in seguito nel 1981 e nel 1995.
| 4. | Instabilità |
Negli anni Cinquanta, grazie anche ai lauti proventi delle esportazioni delle banane, il paese visse un periodo di relativa calma. Nel 1952 Velasco Ibarra venne rieletto alla presidenza a capo di un governo di coalizione. Sconfitto nel 1956, riconquistò la presidenza nel 1960 e fu rovesciato l’anno successivo, quando riprese il conflitto interno, alimentato dalla recessione ma anche dall’ingerenza degli Stati Uniti, preoccupati per il diffondersi dell’influenza della rivoluzione cubana. Nel 1962 il presidente Carlos Arosemena Monroy, su pressione degli Stati Uniti, ruppe infatti i rapporti con Cuba, prima di essere rovesciato a sua volta nel 1963 da un colpo di stato.
Un susseguirsi di agitazioni politiche, culminate nelle violente dimostrazioni antigovernative del maggio 1966, provocarono la caduta della giunta militare. Fu quindi istituito un governo ad interim e nel maggio 1967 fu promulgata una nuova Costituzione.
Divenuto di nuovo presidente nel 1968, Velasco Ibarra assunse nel 1970 poteri dittatoriali, ma nel 1972 fu rimosso da un nuovo golpe militare guidato dal generale Guillermo Rodríguez Lara, capo dell’esercito, che si proclamò presidente.
Negli anni Settanta, diventato il secondo maggiore produttore di petrolio del Sud America dopo il Venezuela, l’Ecuador aderì all’OPEC. Il governo lanciò un ambizioso piano quinquennale, ma lo sviluppo dell’economia, favorito dall’aumento dei prezzi del petrolio seguito alla crisi del 1973, si accompagnò alla crescita dell’inflazione e al peggioramento delle condizioni di vita delle fasce sociali più basse. Nel 1976 Lara venne a sua volta deposto. Nel 1979 fu promulgata una nuova Costituzione e venne eletto alla presidenza il socialcristiano Jaime Roldós Aguilera, che riallacciò le relazioni con Cuba e tentò di avviare un programma di riforme sociali.
| 5. | Crisi economica e politica |
Nel gennaio 1981 l’annoso contenzioso territoriale con il Perù sfociò nella cosiddetta “guerra dei cinque giorni”, che si concluse grazie a un arbitrato internazionale lasciando pressoché immutata la situazione. Aguilera morì nel maggio successivo in un oscuro incidente aereo e venne sostituito dal vicepresidente Osvaldo Hurtado Larrea, che nel 1982 impose lo stato d’emergenza per fronteggiare la vasta ondata di proteste provocata dalla crisi economica.
A Hurtado Larrea succedette nel 1984 León Febres Cordero, che approfondì i rapporti con gli Stati Uniti (sostenendoli nella loro offensiva contro il Nicaragua sandinista) e adottò un programma economico fortemente orientato in senso neoliberista, alimentando diffuse proteste (nel 1987 lo stesso Febres Cordero fu sequestrato nel corso di una protesta da un gruppo di militari). Il mandato del socialdemocratico Rodrigo Borja, eletto nel 1988 grazie a un’ampia coalizione di centrosinistra, fu caratterizzato da un’acutissima crisi economica (attenuata solo a partire dal 1990 dall’aumento del prezzo del petrolio) e dalla protesta degli indios, che rivendicavano una più equa distribuzione della terra e il rispetto dei diritti umani; iniziata il 28 maggio 1990 con l’occupazione della chiesa di Santo Domingo a Quito, la rivolta si estese in breve tempo a tutto il territorio nazionale.
Le elezioni del 1992 decretarono la vittoria del conservatore Sixto Durán Ballén, il cui governò, rivolto a una radicale modernizzazione dello stato, provocò un diffuso malcontento culminato nel giugno 1994 in uno sciopero generale.
| 6. | Scontri di confine e marasma istituzionale |
Nel gennaio del 1995 si riaccese il conflitto territoriale con il Perù, culminando in uno scontro tra gli eserciti dei due paesi. Sottoposto a violenti attacchi aerei, l’Ecuador accettò, a marzo, un cessate il fuoco e in seguito firmò l’accordo di Brasilia (1998), che tuttavia provocò malcontento in entrambi i paesi.
Nelle elezioni presidenziali del 1996, segnate da aspre polemiche, si affermò, con una vastissima maggioranza, il leader del Partito roldosista (di stampo populista) Abdalá Bucarám Ortiz. Soprannominato El loco (“il pazzo“), Bucarám adottò una severissima politica di tagli alla spesa pubblica, suscitando violente proteste in tutto il paese. La crisi si risolse nel febbraio 1997, quando Bucarám fu destituito dal Parlamento per “incapacità mentale”, costretto all’esilio e sostituito con Fabián Alarcón, la cui nomina fu approvata in maggio tramite un referendum.
Le successive elezioni presidenziali (1998) videro la vittoria di Jamil Mahuad, già sindaco di Quito. Mahuad ereditò una situazione assai critica, che si aggravò in seguito alla caduta del prezzo del petrolio e alle inondazioni che tra la fine del 1997 e gli inizi del 1998 sconvolsero il paese provocando migliaia di vittime e ingenti danni. La politica neoliberista di Mahuad incontrò una forte opposizione nel paese.
Agli inizi del 1999 crollò il sucre, la moneta nazionale, perdendo in poco tempo il 40% del suo valore. L’attuazione di un piano anticrisi – che contemplava un drastico taglio delle spese sociali, un forte aumento del prezzo della benzina e il congelamento per un anno dei depositi bancari – causò una nuova diffusa rivolta. Ai tre scioperi generali convocati dai sindacati ecuadoriani tra la fine del 1998 e gli inizi del 1999, e alle continue manifestazioni di piazza, Mahuad rispose con una violenta repressione e con lo stato di emergenza. Nel corso dell’anno circa 200.000 persone lasciarono il paese, in gran parte dirette verso l’Europa.
Alla fine del 1999 Mahuad annunciò l’adozione del dollaro statunitense come moneta ufficiale del paese. Nel gennaio 2000 un appello del CONAIE (Confederazione delle nazionalità indigene dell’Ecuador) fu raccolto da decine di migliaia di persone che raggiunsero Quito chiedendo le dimissioni del presidente, del Parlamento e della Corte suprema di giustizia. Il 21 gennaio la crisi raggiunse il suo apice: mentre la folla assaltava il Parlamento, un gruppo di ufficiali dell’esercito, unitosi ai rivoltosi, costrinse Mahuad alle dimissioni e insediò al potere una giunta di salvezza nazionale, che fu costretta a farsi da parte solo tre giorni dopo, quando i vertici delle forze armate imposero alla guida del paese il vicepresidente Gustavo Noboa, proprietario di immense piantagioni e uno degli uomini più ricchi del Sud America.
| 7. | Il nuovo ruolo degli indios |
Ottenuto l’appoggio dei settori imprenditoriali, Noboa si accinse a varare severe riforme nel tentativo di risollevare l’economia del paese. Il 13 marzo 2000 fu introdotta la “dollarizzazione” e il 7 settembre la valuta nazionale cessò ufficialmente di esistere. La dollarizzazione provocò un incontrollato aumento dei prezzi e in pochi mesi l’inflazione superò il 90%. Noboa firmò un accordo con il Fondo monetario internazionale per un prestito di 2 miliardi di dollari. La protesta della popolazione india, quella maggiormente colpita dai provvedimenti economici del governo, venne repressa nel sangue.
Nel febbraio 2001, in risposta all’occupazione dell’Università politecnica salesiana di Quito da parte di un migliaio di indios, il presidente Noboa decretò lo stato d’emergenza. La crisi si attenuò pochi giorni dopo, quando il governo accolse in parte le richieste degli indios, riducendo il prezzo del gas per uso domestico e sospendendo il progetto di privatizzazione dei trasporti; grazie alla mediazione di personalità della Chiesa, il presidente revocò lo stato d’emergenza e concesse la libertà a diverse centinaia di indios arrestati durante la protesta.
Nelle elezioni presidenziali di ottobre-novembre 2002 si affermò Lucio Gutiérrez Borbúa, sconfiggendo clamorosamente Noboa. Tra i protagonisti della sollevazione che il 21 gennaio 2000 aveva costretto Mahuad alle dimissioni, Gutiérrez si presentò con un suo movimento (denominato “21 gennaio”) alla guida di un ampio fronte di protesta contro la corruzione e il neoliberismo, che univa i sindacati, il CONAIE, il Partito socialista popolare e il movimento indigeno Pachakutik.
Nell’agosto 2003 l’ex presidente Gustavo Noboa, accusato di corruzione, lasciò il paese rifugiandosi nella Repubblica Dominicana. La firma di un accordo con il Fondo monetario internazionale, che prevedeva l’attuazione di un severissimo piano d’austerità, provocò un forte malcontento popolare e la dissoluzione della coalizione di governo, da cui uscirono i rappresentanti del movimento indigeno Pachakutik. Nuove proteste seguirono la decisione di Gutiérrez di sostituire i membri della Corte suprema con uomini di sua fiducia e di annullare i procedimenti contro gli ex presidenti Bucarám e Noboa.
Nell’aprile 2005 una forte protesta di piazza costrinse alle dimissioni Gutiérrez, che venne sostituito dal vicepresidente Alfredo Palacio. In seguito a una nuova ondata di proteste, che bloccò per diversi giorni la produzione di petrolio, ad agosto venne dichiarato lo stato d’emergenza in alcune province del paese. Accusato di abuso di potere, Gutiérrez fu arrestato in ottobre e rilasciato nel marzo 2006. In tutto il paese crebbe la protesta contro la proposta di un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti.
| 8. | “Rivoluzione civica” |
Nel novembre 2006, Rafael Correa si aggiudicò il ballottaggio delle elezioni presidenziali alla guida della coalizione di sinistra Alianza PAIS, battendo nettamente Alvaro Noboa, uno degli uomini più ricchi del paese e leader del Partito rinnovatore istituzionale di azione nazionale. Economista eterodosso, che aveva abbandonato dopo solo un mese il posto di ministro dell’Economia offertogli dal presidente Alfredo Palacio, Correa riuscì a conquistarsi il consenso della classi popolari con un programma di lotta alla povertà di stampo keynesiano e sollecitando il paese a una “rivoluzione civica” contro la corruzione.
Ammiratore del presidente venezuelano Hugo Chávez (e per questo definito il “Chávez ecuadoriano”), nel gennaio 2007 Correa indisse un referendum per avviare un progetto di riforma costituzionale. La decisione di Correa, peraltro annunciata nella sua campagna elettorale, determinò un grave scontro istituzionale tra il governo e l’opposizione. Accusati di ostacolare lo svolgimento del referendum, 57 deputati dell’opposizione vennero destituiti. Ad aprile più dell’80% dei votanti approvarono la proposta di Correa.
| 9. | Sviluppi recenti |
Nell’ottobre 2007 viene eletta un’Assemblea costituente in cui Alianza PAIS del presidente Correa ottiene un’ampia maggioranza (80 seggi su 130). A novembre Correa scioglie il Parlamento tra le proteste dell’opposizione.