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Pollicoltura
1. Introduzione

Pollicoltura Settore dell’economia che si occupa dell’allevamento commerciale di polli, tacchini, oche, anatre e struzzi, finalizzato alla produzione di carne, uova, pelle e piume.

2. Polli

Negli anni Quaranta del Novecento il pollo era considerato un cibo di lusso, mentre in seguito è diventato un alimento di uso quotidiano, grazie anche all’abilità dei pollicoltori e allo sviluppo di tecniche di allevamento intensivo.

Gli allevatori statunitensi furono i primi a rendere la pollicoltura economicamente interessante, ottenendo una crescita dei polli molto accelerata rispetto a quella degli allevamenti tradizionali. Questo risultato fu ottenuto incrociando le due maggiori razze da carne (femmine Plymouth Rock con maschi Cornish), dando origine agli ibridi moderni che sono capaci di raggiungere i 2 kg di peso vivo a 42-45 giorni, convertendo 1,8 unità di mangime in un’unità di carne. Tali ibridi hanno, inoltre, una migliore conformazione dello scheletro, una maggiore resistenza alle malattie e un tasso inferiore di mortalità (intorno al 2%).

I capannoni più recenti possono contenere decine di migliaia di polli alla volta. Gli uccelli vengono allevati a terra dal giorno in cui nascono, in un ambiente controllato da un sistema computerizzato, al fine di ottenere le condizioni di temperatura e aerazione ottimali per la crescita. Nelle zone a clima freddo si utilizzano sistemi di riscaldamento supplementari per le prime due o tre settimane di allevamento. Il numero di volatili allevati insieme dipende dal peso che gli stessi assumono a sviluppo completo.

Il mangime viene convogliato in tubi fino a mangiatoie, oppure portato con nastri trasportatori in basse vaschette, e distribuito più volte durante il giorno. L’acqua è, invece, sempre disponibile, normalmente tramite rubinetti azionati a pressione dai polli stessi con il becco, e viene, poi, raccolta in recipienti sottostanti.

La pollicoltura intensiva è attualmente praticata in tutto il mondo. Gli Stati Uniti, dove ha avuto inizio, sono ancora al primo posto, con 2,32 miliardi di capi nel 2006; li seguono i paesi dell’Unione Europea, il Sud America, in particolare il Brasile, e l’Asia, dove la Cina sta espandendo i suoi allevamenti a un ritmo rapidissimo. I principali produttori in Europa sono la Francia, con 226 milioni di capi, il Regno Unito, con 173 milioni, la Spagna, con 136 milioni e l’Italia, con 126 milioni (dati del 2006).

3. Tacchini

L’allevamento intensivo dei tacchini si è sviluppato alcuni anni dopo quello dei polli. I tacchini sono anch’essi chiusi in capannoni, dove a terra viene sparsa segatura o paglia, per rendere più rapida ed economica la crescita ed evitare il proliferare di parassiti portatori di malattie. Anche l’ambiente di questi capannoni è controllato con sistemi computerizzati e in queste condizioni i tacchini femmine raggiungono i 4,5 kg a 12 settimane, mentre i maschi i 7,3 kg a 16 settimane.

Per la macellazione di migliaia di questi volatili sono stati creati vasti impianti, che richiedono minime quantità di lavoro manuale. Inizialmente i tacchini venivano venduti interi e quasi tutti erano cucinati solo in occasione di festività; oggi, invece, il mercato è attivo tutto l’anno e i tacchini vengono tagliati e venduti a pezzi per arrosti, interi o affettati, bistecche, filetti, hamburgher ecc.

I maggiori allevatori di tacchini sono gli Stati Uniti (2,3 milioni di t all’anno) e l’Europa occidentale, in particolare la Francia (545.000 t), l’Italia (266.000 t) e il Regno Unito (182.000 t). In generale, in Europa l’allevamento intensivo fornisce l’80-90% della produzione, con tacchini interi o in tagli, freschi o surgelati. Un gran numero di piccoli allevatori (mediamente da 5000 a 10.000) produce, invece, animali cresciuti più lentamente, nutriti con mangimi costituiti all’80% da granaglie e lasciati appesi per un periodo anche di sette giorni dopo la macellazione prima di essere eviscerati. Si ritiene che questa frollatura conferisca consistenza e sapore migliori alla carne, che pertanto viene venduta a un prezzo molto superiore a quello della carne di volatili allevati intensivamente.

4. Oche e anatre

Né l’allevamento delle anatre, né quello delle oche è diventato intensivo come quello di polli e tacchini, principalmente perché si tratta di uccelli acquatici, che non hanno le medesime caratteristiche di crescita rapida.

Come “uccello da pascolo”, l’oca mangia erba e quindi è difficile ottenere che deponga uova in periodi diversi dalle stagioni naturali della primavera e dell’inizio dell’estate. Non è un animale docile e non risponde facilmente all’illuminazione artificiale, che, invece, per le galline crea l’illusione di vivere in un mondo con una durata superiore del giorno. Tutte e due le specie di palmipedi sono più adatte ad allevamenti non intensivi.

Il più grande mercato dell’anatra è quello dell’Asia sudorientale: a Singapore se ne allevano 12.200 t all’anno, con un consumo annuale pro capite di 4,5 kg. In Malaysia si allevano circa 20 milioni di anatre l’anno, principalmente il tipo pechinese e circa mezzo milione di moscovia, utilizzate nell’Europa dell’Est per il tradizionale gavage, o nutrizione forzata, per il fiorente mercato del paté de foie gras.

L’oca di Tolosa è anch’essa utilizzata per il medesimo scopo nel Sud-Ovest della Francia: viene ingozzata con granaglie nelle ultime settimane di allevamento, per ottenere l’ingrossamento del fegato, dovuto a una infiltrazione massiccia di grasso nei suoi tessuti e indispensabile alla produzione del costosissimo paté. Questa controversa pratica è stata bandita da molti paesi dell’Europa occidentale.

5. Struzzi

L’allevamento degli struzzi, già ben avviato in Sud Africa e Namibia, in anni recenti si è sviluppato anche in Europa e nel Nord America. Le femmine delle razze più comuni depongono fino a 45 uova per stagione e continuano a essere produttive per oltre 30 anni (da notare che i polli nella pollicoltura intensiva durano una sola stagione e le galline ovaiole allevate a scopo commerciale durano in tutto 12 mesi).

Gli struzzi da carne vengono allevati in recinti per almeno 14 mesi, quando, raggiungendo un peso della carcassa di 90-100 kg, danno 22 kg di carne commestibile. In Italia si stanno attualmente diffondendo allevamenti di questo tipo e si prevede un incremento del mercato nei prossimi anni. La carne di struzzo è molto diversa da quella del pollame, più simile a un’ottima carne di manzo con scarso contenuto di colesterolo e altri grassi.

6. Uova

Il fatto che l’opinione pubblica non veda di buon occhio l’allevamento delle galline ovaiole in batteria ha dato un notevole impulso, negli ultimi dieci anni, allo sviluppo di allevamenti a terra o su posatoi, invece che in gabbie.

Le galline allevate a terra hanno accesso all’esterno con la possibilità di razzolare all’aria aperta all’interno di recinti, con una concentrazione di volatili per ettaro che non deve superare, nell’Unione Europea, le mille unità. All’interno dei capannoni si utilizzano le stesse attrezzature degli allevamenti intensivi (mangiatoie automatizzate, abbeveratoi azionati dai volatili ecc.) e, inoltre, sono stati sviluppati nidi che permettono all’uovo di rotolare immediatamente dopo che è stato deposto su di un nastro trasportatore in modo da essere automaticamente raccolto. Vedi anche Allevamento di ovaiole.