| Trova nell'articolo | Liberia | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Liberia (nome ufficiale Republic of Liberia, Repubblica di Liberia), stato dell’Africa occidentale; confina a nord-ovest con la Sierra Leone, a nord con la Guinea, a est con la Costa d’Avorio, mentre a sud e a ovest è bagnato dall’oceano Atlantico. La superficie complessiva del paese è di 99.067 km² e l’estensione costiera è di 579 km; la capitale è Monrovia.
| 2. | Territorio |
La costa, un tempo chiamata Costa del Pepe, si estende per circa 579 km dal fiume Mano (a ovest) al fiume Cavally (a est). Dalla pianura costiera il terreno digrada verso l’interno in una serie di altipiani collinari interrotti da valli formate dai corsi d’acqua che si gettano nell’oceano, quindi in una zona più elevata dove crescono fitte foreste pluviali. Le montagne dell’interno raggiungono altitudini che variano dai 900 ai 1.200 metri dei monti Nimba; tra i numerosi fiumi si ricordano, oltre a quelli già menzionati, il Cestos, il Saint John, il Lofa e il Saint Paul.
Il clima è equatoriale umido, soprattutto durante la stagione delle piogge, tra aprile e novembre. Le precipitazioni annue si aggirano mediamente intorno ai 3.874 mm, ma sussiste una notevole variazione tra le regioni interne (1.700 mm circa) e quelle costiere (5.000 mm circa). La media annua della temperatura è di circa 25,6 °C.
Nelle vaste foreste crescono mogani, alberi della cola, alberi del caucciù (Hevea) e palme. Sebbene la fauna selvatica sia drasticamente diminuita per gli effetti della guerra civile, sono tuttora diffusi l’ippopotamo pigmeo, l’elefante, il bufalo e numerosi tipi di scimmie, tra cui lo scimpanzé.
| 1. | Problemi e tutela dell’ambiente |
Fino a qualche decina di anni fa la Liberia era quasi interamente ricoperta di foreste: oggi, invece, queste aree interessano solo il 28,3% del territorio. L’agricoltura a rotazione è la causa principale della deforestazione, che provoca a sua volta l’erosione del suolo. I detriti dell’attività mineraria riversati nei fiumi ne suscitano l’inquinamento idrico. Le zone umide fluviali e le mangrovie delle paludi costiere sono in pericolo. La fauna locale comprende 94 specie in via d'estinzione (2004).
L’unico territorio protetto è il Parco nazionale Sapo, istituito nel 1983, che copre l’12,7% della superficie complessiva del paese. Alla fine degli anni Ottanta del XX secolo fu proposto un piano nazionale per la conservazione, che comprendeva diversi nuovi parchi nazionali e riserve naturali, ma il progetto è stato successivamente accantonato a causa della guerra civile.
La Liberia ha ratificato i Trattati per il legname tropicale del 1983 e del 1994 e alcuni accordi internazionali per la tutela dell’ambiente che hanno per oggetto le specie in via d’estinzione, l’abolizione dei test nucleari, la desertificazione, l’eliminazione degli scarichi in mare e la protezione dell’ozonosfera.
| 3. | Popolazione |
Il paese ha una popolazione di 3.334.587 abitanti (2008), di cui almeno il 25% rifugiato all’estero. La popolazione è formata da circa sedici gruppi etnici autoctoni, molti dei quali hanno mantenuto lo stile di vita tradizionale. Il gruppo più numeroso è quello dei kpelle (20%), stanziato nella zona centrale del paese; tra gli altri vi sono i bassa (14%), i kru (8%), i gio (8%), i grebo (9%), i mano (7%) e i loma (6%); i discendenti degli schiavi emancipati ed emigrati dagli Stati Uniti (o liberoamericani) rappresentano meno del 5%. La popolazione urbana si attesta al 48% (2005), ma gran parte di essa, dopo lo scoppio della guerra civile, si è rifugiata nelle aree rurali.
La lingua ufficiale è l’inglese, parlato soltanto da circa un quinto degli abitanti; più diffuse sono le lingue sudanesi appartenenti ai gruppi linguistici mande e kwa. La religione prevalente è quella cristiana (65%), soprattutto le confessioni protestanti. Il 20% della popolazione professa riti animisti tradizionali e il 15% l’Islam. Nonostante fin dal 1912 l’istruzione sia obbligatoria e gratuita dai 6 ai 16 anni, solo una minoranza della popolazione in età scolare frequenta la scuola; il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta raggiunge il 59,5% (2005). L’unico istituto universitario del paese è l’Università della Liberia, con sede a Monrovia. Il sistema sanitario è praticamente inesistente e sono molto diffuse malattie quali la malaria, la lebbra e la tubercolosi.
| 4. | Divisioni amministrative e città principali |
L’amministrazione locale della Liberia, che nel 1999 è stata riformata con la suddivisione del paese in quindici contee, è stata pesantemente compromessa dallo scoppio della guerra civile. La città principale e il porto più importante è la capitale, Monrovia; altri centri di rilievo sono Buchanan, che prima della guerra civile era punto di arrivo della ferrovia che dai giacimenti dei monti Nimba trasportava i minerali ferrosi sulla costa, Harper, Harbel e Greenville.
| 5. | Economia |
La Liberia ha perseguito una politica di incoraggiamento verso gli investimenti stranieri per incrementare lo sfruttamento delle ricche risorse naturali di cui dispone, in particolare il caucciù, i minerali di ferro e il legname. Fino a metà degli anni Ottanta l’estesa piantagione di caucciù di Harbel, di proprietà della compagnia statunitense Firestone, costituiva la seconda fonte occupazionale del paese, preceduta solo dal pubblico impiego. Malgrado il governo avesse avviato un programma di formazione professionale al fine di incrementare la specializzazione della forza lavoro, la cattiva amministrazione, un mercato internazionale poco favorevole e il crescente debito pubblico condussero il paese alla crisi economica ancor prima dell’inizio della guerra civile. Dal 1990 l’economia ha subito un sensibile decremento e con difficoltà si riesce oggi a mantenere una produzione di sussistenza. Nel 2006 il prodotto interno lordo (PIL) fu di 631.000.000 $ USA, pari a 176,30 dollari pro capite, tra i più bassi al mondo.
| 1. | Agricoltura, risorse forestali e pesca |
Il settore primario occupa il 72% (1990) della popolazione attiva. Per tradizione i principali raccolti destinati al fabbisogno alimentare sono il riso e la manioca, ma si coltivano anche frutta, ortaggi, batata, arachidi, soia, agrumi e canna da zucchero. Le principali colture da esportazione sono il caffè e il cacao.
In passato la principale risorsa, su cui era stata inizialmente impostata la moderna economia liberiana, era il caucciù; pur rimanendo assai importante (il paese è tra i primi produttori africani), la sua rilevanza nell’esportazione è oggi drasticamente calata. Altre risorse forestali sono la fibra e le noci di palma, dalle quali si estrae l’olio. La pesca d’altura – soprattutto sogliole, aragoste, gamberetti e granchi – era in espansione prima della guerra civile.
| 2. | Risorse minerarie e industria |
Il minerale di ferro, la principale risorsa mineraria, divenne di fondamentale importanza all’inizio degli anni Sessanta, quando l’industria estrattiva soppiantò quella del caucciù come settore trainante del paese. Tra le altre risorse si annoverano diamanti, magnetite, oro, ematite e bauxite. Per quanto riguarda il settore manifatturiero, vengono prodotti modesti quantitativi di generi alimentari, materiali da costruzione e beni di consumo; il comparto industriale occupa il 6% (1990) della popolazione attiva.
| 3. | Commercio e finanza |
Prima della guerra i principali prodotti esportati erano minerali di ferro, caucciù, legname, diamanti, caffè, cacao e palma oleifera; si importavano invece combustibili, macchinari, metalli, generi alimentari e tessili. Nel 2000 il valore totale delle merci esportate fu di 470 milioni di $ USA, a fronte di importazioni per 500 milioni di $ USA. I principali partner commerciali sono gli Stati Uniti, la Germania, l’Italia, la Francia, il Giappone, la Spagna e i Paesi Bassi.
L’unità monetaria è il dollaro liberiano. Con l’inizio della guerra civile sono cominciate a circolare banconote differenti nel territorio governativo e in quello occupato dai ribelli. La Banca Nazionale della Liberia è la banca centrale.
| 4. | Trasporti e vie di comunicazione |
Dei 10.600 km di strade di cui dispone il paese, solo il 6% (1999) è asfaltato. Le ferrovie, che hanno uno sviluppo di 490 km (2005), venivano perlopiù utilizzate per il trasporto dei minerali ferrosi verso la costa, ma alla fine del 1994 erano completamente fuori uso, come risultato della guerra civile. Il principale aeroporto del paese è situato a Monrovia. In virtù dei costi di registrazione piuttosto convenienti, la marina mercantile dispone di una delle maggiori flotte navali del mondo (2.171 imbarcazioni nel 2007).
| 6. | Ordinamento dello stato |
La Costituzione della Liberia – promulgata nel 1847 e ispirata a quella statunitense – venne sospesa nel 1980 in seguito a un colpo di stato e sostituita con una nuova carta costituzionale. A partire dal 1990 ha avuto inizio una guerra civile che ha lasciato il paese privo di un governo effettivo. Dal 1995 vi sono stati vari tentativi di accordo tra le diverse fazioni in lotta, ma la situazione è rimasta altamente instabile. Nel 2005, con lo svolgimento di nuove elezioni presidenziali, si è aperta una difficile transizione.
Prima del 1990 il sistema giudiziario liberiano si ispirava in gran parte a quello degli Stati Uniti. La Corte suprema del popolo era composta da un presidente e da sei giudici associati. Il corpo legislativo istituiva inoltre corti subalterne e tutti i giudici venivano nominati dal presidente con un mandato a vita. La pena di morte è stata abolita nel 2005.
| 7. | Storia |
La Liberia deve la sua costituzione alla American Colonization Society (Società americana di colonizzazione), fondata nel 1816 allo scopo di dare agli schiavi neri affrancati (vedi Schiavitù) una terra africana dove poter rimpatriare. Fallito un primo tentativo di insediamento in Sierra Leone nel 1815, sei anni dopo la Società ottenne da alcuni capi indigeni un tratto di terra presso la foce del fiume Saint Paul, lungo quella che era stata denominata Costa del Pepe; protetti da forze navali statunitensi, i primi libero-americani, guidati da Jehudi Ashmun, cominciarono a insediarsi nel 1822 nella zona, fondandovi Monrovia. Nei vent’anni successivi gli insediamenti continuarono e ben presto sorsero conflitti tra i coloni e la Società. Nel luglio 1847 i coloni proclamarono la Liberia repubblica indipendente; Joseph Jenkins Roberts, il primo presidente, rimase in carica fino al 1856 e l’anno seguente al nuovo stato venne annesso il Maryland, un’entità politica fondata nel 1833 presso il Capo delle Palme.
| 1. | Lo sfruttamento degli indigeni |
Durante tutto il XIX secolo le condizioni di vita dei coloni rimasero piuttosto precarie. La legittimità del nuovo stato non venne contestata soltanto dalle genti indigene, ma anche dalle potenze europee. Tuttavia, tra il 1892 e il 1911, le pressioni statunitensi su Gran Bretagna e Francia portarono a una serie di accordi che definirono i confini del paese. Ciononostante, il controllo del nuovo stato sulle regioni interne non venne completamente assicurato fino agli anni Quaranta del Novecento. Nell’agosto 1917, durante la prima guerra mondiale, la Liberia dichiarò guerra alla Germania, fornendo agli Alleati una base in Africa occidentale. Nel 1926, la compagnia Firestone avviò una piantagione di caucciù (che ben presto divenne l’asse portante dell’economia del paese) su un terreno di 400.000 ettari fornitole in concessione dal governo liberiano; l’evento diede inizio allo sfruttamento delle risorse naturali del paese (petrolio, diamanti e ferro) da parte delle grandi compagnie straniere, soprattutto statunitensi. Le condizioni di schiavitù cui venne sottoposta la popolazione indigena alimentarono una serie di violente rivolte, prontamente represse dagli Stati Uniti.
Nel 1931 la Società delle Nazioni denunciò infine lo sfruttamento schiavistico perpetrato dai libero-americani, suscitando un grande scandalo. Il lavoro forzato venne formalmente abolito nel 1936, ma gli indigeni continuarono a essere trattati come cittadini di seconda classe, rimanendo privi del diritto di voto.
| 2. | Il regime di Tubman |
Le relazioni tra la Liberia e gli Stati Uniti si fecero più strette con l’entrata di questi ultimi nella seconda guerra mondiale; pur non entrando in guerra contro le potenze dell’Asse fino al 1944, il governo liberiano concesse dal 1942 una base alle truppe statunitensi. Nel 1945 la Liberia fu tra i primi 49 paesi che aderirono alle Nazioni Unite.
Eletto presidente nel maggio 1943, William V.S. Tubman perseguì una politica di unificazione nazionale e di sviluppo economico cercando di attirare gli investimenti stranieri; ciò condusse, negli anni Cinquanta, allo sfruttamento degli immensi giacimenti di minerale di ferro delle colline Bomi, a nord di Monrovia. Tubman venne rieletto in assenza di opposizione nel marzo 1951, quando per la prima volta furono ammessi al voto anche le donne e i maschi indigeni proprietari di terra. Il governo rimase nelle mani delle poche migliaia di libero-americani che abitavano la regione costiera; i leader delle opposizioni, sostenuti soprattutto dalle genti indigene dell’interno, vennero arrestati o esiliati dopo le elezioni.
Durante il successivo mandato presidenziale di Tubman, rieletto nel 1955, il paese compì considerevoli progressi, sia a livello civile che economico: nel febbraio 1958 venne approvata una legge che considerava la discriminazione etnica un grave reato; negli anni Sessanta un gruppo svedese-americano portò a termine il grande progetto di sfruttamento delle miniere di ferro dei monti Nimba, mentre alcuni imprenditori tedeschi intensificarono l’escavazione dei bacini ferrosi dei monti Bong; nel 1965, al fine di procacciare capitali per gli investimenti privati, venne fondata la Banca liberiana di investimento e sviluppo industriale. A beneficiare della forte crescita economica fu tuttavia solo la minoranza libero-americana. Il paese conobbe così la crescita di rivendicazioni sociali e politiche da parte di operai e minatori; nel 1967, in seguito a una forte ondata di agitazioni, Tubman assunse poteri straordinari. A Tubman, scomparso nel 1971, succedette William Tolbert, vicepresidente sin dal 1951.
| 3. | Una svolta violenta |
Negli anni Settanta la Liberia allentò parzialmente lo stretto legame con gli Stati Uniti. Tolbert si adoperò per limitare i privilegi delle multinazionali operanti nel paese e per ampliare le relazioni con l’estero. Nel 1974 accettò aiuti economici dall’Unione Sovietica e nel 1978, insieme ad altri paesi in via di sviluppo, sottoscrisse la convenzione di Lomé con la Comunità Europea. Il governo si impegnò a integrare nella vita politica nazionale le regioni isolate dell’entroterra e a migliorare le condizioni economiche delle popolazioni indigene.
Nel 1979, la decisione governativa di aumentare il prezzo del riso scatenò nel paese violenti tumulti popolari, duramente repressi dall’esercito. Tolbert fece arrestare molti oppositori politici, ma nell’aprile 1980 venne rovesciato da un colpo di stato e giustiziato. Un Consiglio di redenzione popolare, capeggiato da Samuel K. Doe (un ufficiale dell’esercito non discendente dai coloni), sospese la Costituzione assumendo pieni poteri.
Nel luglio 1984, sotto la pressione degli Stati Uniti e di altri paesi creditori, Doe promulgò una nuova Costituzione, permettendo il ritorno dei partiti politici. Vinte le elezioni presidenziali del 1985, Doe non fu tuttavia in grado di risolvere il grave conflitto sociale e etnico, che sfociò in proteste popolari e studentesche e in diversi tentativi di colpo di stato, cui seguirono arresti e repressioni. Per la continua violazione dei diritti umani e per l’estesa corruzione della classe al potere la Liberia perse anche il sostegno degli investitori stranieri, in primo luogo gli Stati Uniti.
| 4. | La guerra civile |
Nel dicembre 1989, un gruppo di ribelli si sollevò contro il governo. Il Fronte patriottico nazionale liberiano (NPFL) – guidato da Charles Taylor, ex collaboratore di Doe – in brevissimo tempo costituì un esercito di 10.000 miliziani, tra cui molti ragazzi. La rivolta si allargò presto a gran parte del paese, diventando scontro etnico, senza esclusione di colpi. Dopo pochi mesi, erano già migliaia le vittime e decine di migliaia le persone fuggite nei paesi vicini. Una scissione tra gli insorti peggiorò ulteriormente la situazione e inasprì la violenza degli scontri. Nell’agosto 1990 la Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale (ECOWAS) inviò in Liberia un contingente di pace (ECOMOG) allo scopo di insediare un governo provvisorio, ma non fu in grado di porre fine ai combattimenti; in settembre Doe venne catturato e giustiziato dai ribelli.
Gli sforzi intrapresi dall’ECOMOG per fermare i combattimenti fallirono. L’NPFL e il Movimento nazionale unito per la democrazia in Liberia (ULIMO, l’altro gruppo ribelle) rifiutarono il governo provvisorio nominato dall’ECOMOG e guidato da Charles Sawyer. I combattimenti ripresero e si protrassero fino al luglio 1993, quando il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite impose l’embargo delle armi alla Liberia e i tre gruppi nemici negoziarono un accordo che prevedeva il ritorno alla democrazia multipartitica.
Nel maggio 1994 venne costituito un governo di transizione e venne fissata una data (1° gennaio 1996) per le elezioni, ma nel settembre 1994 il processo di pace fu messo a repentaglio dalle faide interne ai diversi gruppi ribelli, ognuno dei quali ansioso di stabilire il proprio controllo sulle rotte commerciali e soprattutto sul lucroso traffico di diamanti e armi con la vicina Sierra Leone. I focolai della guerra civile si riaccesero in molte zone del paese, nonostante la coalizione tra governo provvisorio, NPFL e ULIMO resistesse e si fosse anzi allargata ad altre sei diverse fazioni. Un nuovo accordo di pace, il tredicesimo, fu ratificato nell’agosto 1995 in Nigeria. Esso consentì la formazione di un Consiglio in cui erano rappresentati tutti i gruppi armati del paese; nel 1996 i combattimenti ripresero tuttavia con particolare violenza.
L’impossibilità di arrivare a un accordo stabile tra le fazioni e di riportare l’ordine nel paese, in preda al caos e a bande di saccheggiatori e contrabbandieri legati volta per volta alle diverse fazioni, nel 1996 indusse Jerry J. Rawlings, presidente di turno della ECOWAS, a stabilire, insieme con i capi di stato africani che componevano il Comitato per la Liberia, un calendario per il passaggio dei poteri. Vennero così fissate le operazioni di disarmo di tutte le fazioni in lotta, che avrebbero dovuto trasformarsi in partiti politici, e le elezioni generali. Svoltesi nel luglio 1997 sotto la supervisione delle truppe dell’ECOMOG, le elezioni videro la vittoria di Charles Taylor e del suo Partito patriottico nazionale.
| 5. | Il regime di Taylor |
Taylor impose al paese un regime poliziesco e corrotto. Grazie all’esercito, trasformato in una milizia privata, e alle folte “unità antiterrorismo” (composte in gran parte di mercenari dei paesi vicini e in particolare del Burkina Faso) controllate dal figlio, Taylor si sbarazzò di tutti gli avversari, uccidendoli o costringendoli all’esilio. Taylor stabilì il suo controllo su ogni attività del paese e giocò anche un importante ruolo nei conflitti regionali, in particolare sostenendo (in cambio di diamanti) le violente milizie del Fronte rivoluzionario unito in Sierra Leone e la guerriglia in Guinea. Nel 1999, alcuni membri delle opposizioni in esilio costituirono il fronte dei Liberiani uniti per la riconciliazione e la democrazia (LURD), lanciando dalla Guinea una nuova offensiva armata contro Taylor. Nel 2002 i guerriglieri giunsero alle porte di Monrovia, ponendo come condizione per la fine dell’assedio le dimissioni di Taylor. Questi, accusato di crimini contro l’umanità, nell’estate del 2003, dopo una violenta battaglia alle porte di Monrovia, fu costretto a recarsi in esilio in Nigeria e fu sostituito dal vicepresidente Moses Blah. In settembre vennero schierati nel paese circa 15.000 uomini delle forze di pace dell’ONU, con il compito di assistere il governo di transizione nel difficile compito della pacificazione.
| 6. | Sviluppi recenti |
La situazione si è relativamente stabilizzata, ma il paese è ancora afflitto da una diffusa violenza praticata da bande di ribelli e criminali dall’incerto confine. L’economia del paese è distrutta e le sue risorse sono ancora controllate in gran parte dai signori della guerra (tra cui Charles Taylor, grazie a innumerevoli prestanome). I morti causati dalla guerra civile sono più di 250.000 e più di un milione sono i profughi (di cui più di 300.000 hanno abbandonato il paese). Si ritiene inoltre che siano 40.000 i minori che hanno combattuto nelle milizie guerrigliere.
Le elezioni presidenziali del novembre 2005 si concludono con la vittoria di Ellen Johnson-Sirleaf sul campione di calcio George Weah. Ellen Johnson-Sirleaf, economista e già ministra delle Finanze di William Tolbert negli anni Settanta, è la prima donna eletta alla guida di uno stato africano.