Wittgenstein, Ludwig
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Wittgenstein, Ludwig
3. Ricerche filosofiche

A partire dagli anni Trenta Wittgenstein ripudiò l’idea, espressa nel Tractatus, che il linguaggio svolga l’unica funzione di raffigurare fatti. Nelle Ricerche filosofiche egli affermò che per “linguaggio” si deve intendere un certo numero di attività, o “giochi linguistici”, non determinabile definitivamente: nuovi giochi nascono continuamente, mentre altri cadono in disuso. Il linguaggio, detto altrimenti, è un insieme di forme, di contesti, di regole d’impiego delle parole (come nel domandare, nel pregare, comandare, recitare), e non si riduce soltanto al denominare oggetti o raffigurare fatti; il significato di ciascuna delle molteplici attività linguistiche consiste nelle circostanze caratteristiche del suo uso. In altri termini, per comprendere il senso di una proposizione o il significato di una parola occorre scoprire come esse vengano usate in un dato gioco linguistico, da intendere come un’attività intrecciata con una determinata “forma di vita”. L’uso, tuttavia, non è una regola imposta dall’esterno al linguaggio, ma una convenzione giustificata dalla consuetudine.

Si può peraltro osservare come l’analisi del linguaggio resti per Wittgenstein il solo modo corretto di fare filosofia, sia nel Tractatus sia nelle Ricerche filosofiche. In entrambe le opere egli intende la filosofia come chiarificazione del linguaggio e come “terapia”, volta a evitare i fraintendimenti che nascono da un cattivo uso del linguaggio. Con una differenza però: mentre nel Tractatus prevaleva il modello di un linguaggio ideale, nelle Ricerche l’indagine si sposta sulla descrizione degli usi concreti del linguaggio ordinario. In questo modo Wittgenstein diede un contributo decisivo alla nascita della moderna filosofia analitica, che ha avuto i suoi centri principali nelle Università di Cambridge e di Oxford.