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Varicella
1. Introduzione

Varicella Malattia virale estremamente contagiosa, tipica dei bambini, causata dal virus della varicella-zoster (VZ), della famiglia degli herpes virus. È caratterizzata da febbre, alla quale seguono l'eruzione di papule e vescicole e modesti disturbi di carattere generale. In genere la febbre è presente 24 ore prima della comparsa dell'eruzione, che dapprima interessa volto, cuoio capelluto e spalle e poi si estende a tutto il corpo. Le croste delle vescicole possono lasciare cicatrici permanenti. Si raccomanda l'isolamento del paziente e la pulizia della cute, nonché della biancheria del letto per evitare infezioni delle vescicole.

La varicella in genere non è pericolosa nei bambini sani, ma può risultare letale nei bambini con sistema immunitario compromesso, ad esempio a causa di malattie come la leucemia o all'assunzione di farmaci immunosoppressori o antitumorali. La maggior parte degli adulti è immune alla varicella, che può tuttavia colpirli in una forma assai più grave di quella infantile, spesso soggetta a complicazioni. Nei soggetti che hanno contratto la varicella, il virus malgrado la guarigione rimane nell’organismo e si colloca in prossimità delle terminazioni nervose in una forma inattiva; se le naturali difese immunitarie dell’organismo si indeboliscono, il virus può ritornare attivo e dare luogo a una infezione detta fuoco di Sant’Antonio.

2. Il dibattito sulla vaccinazione

Se per alcune malattie infantili, come la pertosse, in Italia è stata resa obbligatoria la vaccinazione, e di altre, come il morbillo, la vaccinazione è facoltativa, nel caso della varicella ancora si discute dell’opportunità di somministrare il vaccino a fasce di popolazione più o meno ampie. L’Italia è l’unico paese europeo che ha deciso di introdurre il vaccino, a base di virus vivi attenuati (2002), allineandosi così alla posizione degli Stati Uniti, in cui la profilassi antivaricella è in vigore dal 1985. La vaccinazione finora è stata consigliata solo ai bambini e agli adulti immunodepressi (ad esempio, alle persone che seguono cicli di chemioterapia).

Le perplessità rispetto a una estensione della vaccinazione dipendono dal fatto che la varicella è, tra le malattie infantili, quella meno grave, per la quale cioè si rileva la minore mortalità: 1,2-2,6 casi letali su 100.000 contro i 30-10 per il morbillo, i 300 casi nel caso della pertosse e i 10-30 casi per quanto riguarda gli orecchioni (parotite). Negli adulti invece la varicella produce, rispetto ai bambini, molti più casi di encefalite (7 volte in più), la mortalità cresce fino a 25 volte, così come la necessità di ricovero ospedaliero. Gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità sembrano concordare sul fatto che, se si vaccinasse meno del 70-80% dei nuovi nati, vi sarebbe il rischio di incremento dei casi negli adulti, con conseguente aumento della mortalità e delle complicazioni; d’altra parte, la possibilità di garantire una copertura vaccinale ben più ampia nei bambini sembra remota. Una soluzione sembrerebbe allora quella di vaccinare i ragazzi di 12 anni, ma non i bambini; questa strategia eviterebbe il rischio di aumento dei casi fra gli adulti. A seguito del dibattito svoltosi nel febbraio 2005, l’orientamento è comunque rimasto quello di raccomandare il vaccino agli adolescenti a rischio di contagio, oltre che ai soggetti immunodepressi.