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Libro di Malachia Ultimo dei libri profetici dell’Antico Testamento. Molti antichi commentatori ebrei attribuivano il libro al sacerdote del V secolo a.C. Esdra, ma gli studiosi contemporanei dubitano della sua paternità e anche del fatto che il nome “Malachia”, utilizzato in 1:1, sia un nome proprio. Letteralmente esso significa: “il mio messaggero” e appare come epiteto in 3:1. Dal contesto si evince che il libro fu scritto dopo l’esilio degli ebrei, presumibilmente nel decennio 460-450 a.C. oppure prima delle riforme promosse da Neemia, riformatore ebreo del V secolo a.C.
Il libro contiene un’allocuzione (1:1); sei profezie presentate con un metodo “didattico” unico nel suo genere (l’autore pone una domanda e vi risponde egli stesso, invece di emettere oracoli, alla maniera dei profeti); e due appendici (4:4-6), che secondo gli studiosi sono interpolazioni successive. Il libro di Malachia è ricco di preziose informazioni sulle condizioni religiose e sociali della Palestina dopo la cattività babilonese degli ebrei dal 586 a.C. al 538 a.C. e prima della restaurazione dell’assetto sociale del popolo ebraico a opera di Neemia.