Età ellenistica
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Età ellenistica
2. I grandi cambiamenti politici e socio-economici
1. I regni ellenistici

L’età ellenistica è caratterizzata da alcuni importanti fattori che trasformarono, anche in modo sostanziale, la cultura, l’economia, la società e le istituzioni politiche greche. Innanzitutto il sistema della polis con le sue strutture partecipative, che era stato alla base della vita politica dell’età classica, venne sostituito da una nuova forma di potere, la monarchia. Il mondo ellenistico fu infatti dominato da tre grandi dinastie che regnarono sui territori dell’impero di Alessandro, smembrato dai suoi successori, i diadochi: la dinastia dei Tolomei, in Egitto, che durò sino al 31 a.C. quando Ottaviano sconfisse Cleopatra nella battaglia di Azio; quella dei Seleucidi, in Siria, il cui regno – che inglobava l’Arabia e si estendeva sino ai confini dell’India) – andò progressivamente smembrandosi, finché Roma non lo annetté definitivamente al suo impero nel 64 a.C.; e quella degli Antigonidi, in Macedonia, il cui ultimo re, Perseo, venne sconfitto dai romani nel 168 a.C. Una quarta dinastia, quella degli Attalidi di Pergamo, si affermò nella seconda metà del III secolo a.C. e mantenne sempre una politica filoromana, tanto che il re Attalo III nel 133 a.C. lasciò il proprio regno in eredità allo stato romano.

2. L’organizzazione politica e amministrativa

Il sovrano ellenistico, che mostrava nei confronti del corpo civico un atteggiamento esteriore di filantropia e di benevolenza, esercitava in realtà un potere ereditario e assoluto; il cittadino, dunque, indipendentemente dalla sua condizione economica e sociale, non era più chiamato a esprimere il proprio parere attraverso le assemblee democratiche – che avevano contrassegnato l’età della polis – ma era semplicemente un suddito che doveva al re obbedienza e riconoscenza. Inoltre, il processo di divinizzazione del sovrano, iniziato con Alessandro Magno, divenne sempre più forte, tanto che si tradusse in un complicato cerimoniale di corte (che comprendeva, tra l’altro, la proskýnesis, ovvero la genuflessione davanti al re) e nella costruzione di monumenti celebrativi.

Assunse importanza, di conseguenza, anche la corte, sia come luogo di potere che di cultura, e grande rilievo ebbe parimenti la burocrazia, cui era concretamente affidata l’amministrazione dei grandi regni ellenistici. La classe dirigente fu in un primo tempo formata da greci, che costituivano anche la maggioranza dell’esercito e dell’amministrazione civile; successivamente anche esponenti locali vi accedettero, purché profondamente ellenizzati nei costumi e nella lingua: si formò dunque una classe dirigente che utilizzava il greco come lingua comune e risiedeva quasi unicamente nelle città. L’urbanesimo fu infatti una delle caratteristiche fondamentali dell’età ellenistica, e il fenomeno fu particolarmente intenso in Asia Minore, dove le agglomerazioni urbane contribuirono alla diffusione della cultura e del modo di vivere greci.

3. Le trasformazioni sociali ed economiche

Le nuove città, che spesso conservavano il nome del sovrano fondatore o che ne avesse promosso una ristrutturazione (ad esempio Seleucia, Tolemaide e, soprattutto, Alessandria e Antiochia, che con Pergamo furono le maggiori dell’epoca), furono talora edificate in conformità ai criteri urbanistici di Ippodamo di Mileto; grande importanza assunsero l’agorà (non più come spazio riservato alle assemblee ma luogo di incontro e di commercio abbellito con portici monumentali) e il ginnasio, cuore culturale della città.

Anche il commercio, l’industria e la finanza erano controllati dai greci. L’economia subì peraltro una radicale trasformazione: si intensificarono i commerci tra i vari stati e anche con le regioni orientali, da dove provenivano schiavi e generi di lusso (spezie, avori, stoffe, gioielli) destinati soprattutto alla corte e alle nuove classi dirigenti. Ciò contribuì all’affermazione della circolazione monetaria, che sostituì definitivamente il baratto. In agricoltura andò scomparendo la figura del piccolo-medio proprietario terriero, a favore dell’affermazione dei latifondi, di proprietà del sovrano o dei suoi dignitari, ove erano costretti a lavorare gli esponenti delle classi sociali più basse.