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Comitium Nell'antica Roma, assemblea legislativa o elettiva dei cittadini, che si distingueva dalla contio (assemblea pubblica) e dal concilium (riunione di membri selezionati). I comitia corrispondevano alla suddivisione del popolo romano in curie, centurie e tribù.
I comitia curiata risalivano probabilmente a prima del VI secolo a.C., quando la forma monarchica dello stato romano (vedi Roma antica, età monarchica) fu riorganizzata in repubblica; erano formati dalle trenta curiae, gruppi basati sulla consanguineità, ognuno dei quali esprimeva un unico voto collegiale in materia di successione reale o di dichiarazione di guerra.
I comitia centuriata costituivano la riunione pubblica più importante, e si tennero dal V al III secolo. Avevano la propria unità di base, di carattere militare, nella centuria, ai cui membri, scelti in base al censo e all'età, era ristretta la votazione. Le leggi promulgate da queste assemblee erano definite plebiscita, ma dopo il 287 a.C. fu loro accordato reale valore di legge per tutto il popolo romano.
Intorno al 357 a.C. venne riconosciuto un altro corpo elettorale, i comitia tributa, che verso il 287 a.C. iniziarono a votare leggi (leges), che avevano valore legale per tutto il popolo romano. I comitia tributa erano assemblee del popolo diviso per tribù, con base territoriale più ampia di quella delle curiae. Durante il periodo prerepubblicano esistevano soltanto tre tribù ma, al momento della nascita dei comitia tributa, la popolazione era suddivisa in quattro tribù (tra Roma città e il territorio circostante). Ogni singolo membro della tribù aveva pari opportunità di voto, a prescindere dalla ricchezza, e ogni tribù esprimeva un voto collegiale.
Nel periodo repubblicano i comitia curiata persero importanza; negli ultimi anni della repubblica sia i comitia centuriata sia i comitia tributa acquisirono potere legislativo. Sotto l'impero queste assemblee persero del tutto ogni potere.