Marte (astronomia)
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Marte (astronomia)
2. Aspetto dalla Terra

Osservato senza l’ausilio di un telescopio, Marte si presenta come un oggetto rossastro di luminosità variabile. Nel momento di massima vicinanza alla Terra (55 milioni di km) è, dopo la Luna e Venere, l’oggetto più luminoso del cielo notturno. Le condizioni migliori per l’osservazione diretta si verificano quando il pianeta si trova in opposizione, vale a dire quando si trova più vicino alla Terra; queste favorevoli circostanze si ripetono ogni 15 anni circa.

Se la si osserva con un telescopio, la superficie di Marte presenta ampie regioni di un colore arancione brillante, alcune aree più scure e altre rossastre, i cui confini variano seguendo il ciclo delle stagioni del pianeta. A causa dell’inclinazione dell’asse di rotazione e dell’eccentricità dell’orbita, infatti, il pianeta è caratterizzato da estati meridionali corte e relativamente calde e da inverni lunghi e freddi. Il colore rosso è dovuto alla superficie fortemente ossidata, mentre le aree scure sono probabilmente composte da rocce simili ai basalti terrestri, con la superficie ossidata e alterata dagli agenti atmosferici. Le aree luminose sembrano di composizione simile e sono ricoperte da polveri fini. La scapolite, un minerale abbastanza raro sulla Terra, è diffusa ovunque sulla superficie marziana e potrebbe forse liberare nell’atmosfera notevoli quantità di anidride carbonica (CO2).

I dati raccolti dalla missione europea Mars Express tra il 2004 e il 2005, e in particolare dal radar italiano Marsis, confermano che sotto la superficie del pianeta sono presenti grandi quantità di ghiaccio d’acqua; secondo le stime, la calotta del polo australe raggiungerebbe in alcuni punti uno spessore di 3,7 km e, nel complesso, equivarrebbe a una quantità di acqua sufficiente a ricoprire l’intero pianeta per uno strato di 11 m. Il ciclo stagionale di Marte è studiato da almeno due secoli: nel corso dell’autunno si formano, in prossimità dei poli, addensamenti di nubi brillanti, al di sotto delle quali si deposita un sottile strato di anidride carbonica. In primavera, alla fine della lunga notte polare, queste nubi si dissipano e i confini delle calotte glaciali si ritirano gradualmente verso i poli, evaporando a causa del calore solare. A metà estate la contrazione delle calotte si arresta e fino all’autunno successivo sopravvive un brillante deposito di brina e ghiaccio.

Oltre alle nubi polari, composte prevalentemente da anidride carbonica, si osservano foschie d’alta quota e nubi di ghiaccio. Queste ultime derivano dal raffreddamento di masse d’aria che si innalzano sopra le alture. Ampie nubi giallastre, che trasportano la polvere sollevata dai venti, sono particolarmente evidenti durante le estati nell’emisfero meridionale.