| Trova nell'articolo | Unione Africana | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Unione Africana o UA Istituzione nata dalla trasformazione dell’Organizzazione dell’unità africana (OUA); l’atto costitutivo dell’Unione fu adottato nel summit di Lomé dell’OUA, svoltosi nel luglio 2000. Vi aderiscono 53 paesi. Addis Abeba, già sede centrale dell’OUA, lo è anche dell’Unione Africana (UA).
Il processo di costituzione dell’UA, iniziato con la sessione straordinaria della Sirte nel 1999, ha avuto altre significative tappe nei summit di Lomé (2000), Lusaka (2001), Durban (2002) e Maputo (2003). Il Marocco, che ritirò l’adesione dall’OUA nel 1984 per protesta contro l'ammissione del Sahara Occidentale, non è entrato a far parte della nuova organizzazione.
L’UA è stata creata con l’intento di accelerare l’integrazione economica e politica tra i paesi africani e di coordinarne le politiche economiche, culturali, mediche, scientifiche e militari; di promuovere la cooperazione, la pace e la stabilità in Africa; di promuovere principi e istituzioni democratici e il rispetto dei diritti umani; di salvaguardare l'indipendenza e l'integrità territoriale dei paesi membri; di abbattere le ultime vestigia del colonialismo e dell’apartheid.
| 2. | Organi dell’Unione Africana |
La struttura della nuova organizzazione ricalca solo in parte quella dell’OUA; essa comprende l’Assemblea, il Consiglio esecutivo, la Commissione, il Comitato dei rappresentanti permanenti, il Consiglio per la pace e la sicurezza, il Parlamento panafricano, il Consiglio economico, sociale e culturale (ECOSOCC), la Corte di giustizia, i Comitati tecnici specializzati. Vi sono poi tre istituzioni finanziarie: la Banca centrale africana, il Fondo monetario africano e la Banca africana d’investimento.
L’organo principale è l’Assemblea, composta dai capi di stato e di governo dei paesi membri. Responsabile nei confronti dell’Assemblea è il Consiglio esecutivo, dove siedono i ministri o i delegati designati dai governi degli stati membri. La Commissione è composta da un presidente, un vicepresidente e otto commissari ai quali sono affidati altrettanti dicasteri (Pace e sicurezza; Affari politici; Infrastrutture ed energia; Affari sociali; Risorse umane, scienza e tecnologia; Commercio e industria; Economia rurale e agricoltura; Affari economici). Il Comitato dei rappresentanti permanenti ha l’incarico di preparare i lavori del Consiglio esecutivo. La struttura dei Comitati tecnici specializzati rispecchia quella della Commissione; i Comitati sono sette: Economia rurale e agricoltura; Moneta e finanza; Commercio, dogane e immigrazione; Industria, scienza e tecnologia, energia, risorse naturali e ambiente; Trasporti, comunicazioni e turismo; Sanità, lavoro e affari sociali; Educazione, cultura e risorse umane.
Il Consiglio per la pace e la sicurezza e il Parlamento panafricano sono in via di ratificazione; i prossimi summit dovranno anche stabilire le funzioni, i poteri e la composizione dell’ECOSOCC e della Corte di giustizia.
| 3. | Storia |
L’idea di un’unione africana prese forma a partire dal 1900, quando a Londra si riunì il primo Congresso panafricano. Tra i suoi promotori vi fu l’afroamericano William Edgard Burghardt Du Bois, uno degli intellettuali neri più influenti del tempo. Fino al 1927 furono organizzate cinque conferenze, intese a promuovere rapporti di solidarietà tra le popolazioni africane e a creare un movimento internazionale di critica alla colonizzazione. A causa della carenza di mezzi finanziari e degli ostacoli frapposti dalle autorità coloniali, i congressi videro una limitata partecipazione africana, mentre la gran parte dei delegati era costituita da attivisti provenienti dal Nordamerica, dall’Europa e dalle Antille. Durante gli anni Trenta il movimento panafricano subì un riflusso, ma nel 1944 diverse organizzazioni fondarono la Federazione panafricana e l’anno successivo venne organizzato il sesto Congresso panafricano.
Negli anni Cinquanta, con la crescita della presenza africana, il movimento assunse una marcata istanza anticolonialista. Nel 1958 si riunì nel Ghana la prima conferenza degli stati africani indipendenti, all’interno dei quali, agli inizi degli anni Sessanta, si delinearono due distinte tendenze: una prima, rappresentata dal cosiddetto “gruppo di Casablanca” raccolto intorno a Kwame Nkrumah, sostenitrice di un’indipendenza immediata e totale dei paesi africani; una seconda, rappresentata dal “gruppo di Monrovia”, più gradualista, rivolta a pervenire all’indipendenza attraverso accordi di cooperazione con le autorità coloniali.
Gli sforzi diplomatici – nei quali si distinsero il negus dell'Etiopia Hailé Selassié I, il primo ministro nigeriano Abubakar Tafawa Balewa e il presidente guineano Sékou Touré – portarono nel 1963 all’incontro di Addis Abeba tra i rappresentanti di 32 stati africani e alla firma del trattato istitutivo dell'Organizzazione dell’unità africana (OUA). Tra i principali scopi dell’OUA vi era quello di prevenire l’esplosione di conflitti tra i nuovi stati africani, i cui confini erano stati spesso tracciati arbitrariamente durante la colonizzazione dividendo le diverse comunità nazionali. L’esigenza di mediare tra posizioni a volte molto distanti e la carenza di strumenti politici, finanziari e militari limitò l’azione dell’OUA, che fu incapace di risolvere i gravi problemi del continente africano, riuscendo tuttavia a disinnescare pericolosi conflitti e a giocare un importante ruolo critico nei confronti del sistema sudafricano dell’apartheid, contribuendo al suo smantellamento.