Sikh
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Sikh
3. L'epoca moderna

Il potente stato sikh costituito nel Punjab per opera di Ranjit Singh (1780-1839) dovette cedere di fronte alla pressione militare inglese, e l'intera regione entrò a far parte, nel 1849, dell'impero britannico. Se il raggiungimento dell'indipendenza rappresentava il fine comune per tutti i gruppi etnici e religiosi del subcontinente indiano, tale obiettivo non riuscì però a prevalere sulle ataviche divisioni, che furono paradossalmente esasperate in quest'epoca con il sorgere, tra indù, musulmani e sikh, di orientamenti rigoristici decisi a rivendicare, ognuno in antagonismo con gli altri, sia la libertà dall'invasore straniero sia il proprio diritto di predominio nel contesto politico futuro. Questo atteggiamento caratterizza il movimento noto come Singh Sabha, che riuscì a imporre alla maggioranza dei sikh, pure interessati a una riscoperta dell'ideale spirituale di Nanak, una versione estrema del militarismo, incentrata sull'esaltazione del Khalsa come unica espressione legittima della fede.

Con l'indipendenza dell'India nel 1947, la comunità sikh rimase dapprima coinvolta nelle drammatiche vicende che condussero alla separazione della popolazione indù da quella musulmana con la creazione dei due stati dell'India e del Pakistan: con l'insediamento della quasi totalità dei sikh in territorio indiano, emersero ben presto problemi di convivenza con la maggioranza indù; nel 1966, avvenne l'ulteriore separazione delle zone con predominanza di popolazione sikh, che andarono a costituire lo stato del Punjab propriamente detto, dai territori a prevalenza indù, incorporati negli stati confinanti dell'Haryana e dell'Himachal Pradesh. La situazione si fece ancora più critica all'inizio degli anni Ottanta, quando prevalsero fra i sikh i propositi separatisti di alcuni gruppi armati che diedero avvio a un'attività di guerriglia al fine di giungere alla secessione del Punjab dall'Unione indiana e alla creazione di uno stato sikh indipendente, con il nome di Khalistan.

Nel giugno del 1984, dopo violenti scontri con le forze governative, i ribelli cercarono scampo asserragliandosi nel Tempio d'Oro di Amritsar, subito cinto d'assedio dall'esercito indiano, fino all'assalto finale che si risolse, anche per la strenua resistenza dei sikh, in un massacro, con la morte di parecchie centinaia di semplici pellegrini caduti sotto i colpi dei militari assieme ai ribelli. Questi fatti condussero a una situazione di tensione incontrollabile che raggiunse il suo culmine il 31 ottobre 1984, quando Indira Gandhi, primo ministro indiano, fu assassinata da una delle sue guardie del corpo di fede sikh: la repressione scatenata dall'esercito e dalla polizia, spesso con metodi di indiscriminata 'caccia al sikh', ha contribuito a ingrossare le file degli indipendentisti e a far precipitare il Punjab in uno stato di violenza generalizzata, con un bilancio di parecchie decine di migliaia di morti negli ultimi anni.