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Adler, Alfred
1. Introduzione

Adler, Alfred (Vienna 1870 - Aberdeen 1937), psicoanalista austriaco. Dopo gli studi di medicina, nel 1902 conobbe Sigmund Freud, di cui divenne allievo insieme a William Stekel. Presidente della Società psicoanalitica di Vienna nel 1910, l'anno seguente abbandonò la scuola psicoanalitica ortodossa per divergenze sia di carattere teorico sia personale con il fondatore della psicoanalisi, e fondò una propria scuola, la Società di psicologia individuale. Consulente del governo socialdemocratico austriaco sulle questioni dell'educazione e dell'istruzione, nel 1932, dopo l'avvento del nazismo in Germania e il mutamento del clima politico in Austria, emigrò negli Stati Uniti.

2. La psicologia individuale

Nella sua teoria sullo sviluppo della personalità, Adler attribuì un'importanza maggiore ai fattori sociali e culturali piuttosto che agli istinti. Egli formulò l’ipotesi che gli individui non sono motivati da istinti aggressivi e sessuali, ma da un’aspirazione alla superiorità. Per Adler esistono due tendenze innate, la “volontà di potenza”, che si esprime come bisogno di autoaffermazione, e il “sentimento sociale”, inteso come desiderio di partecipazione alla vita comunitaria. La nevrosi deriverebbe dal conflitto tra queste due tendenze.

Nel bambino la tendenza all’affermazione è molto intensa. Poiché i divieti imposti dall’ambiente lo obbligano a reprimere i suoi desideri, nasce inevitabilmente un conflitto. Adler pensa che il senso di inferiorità sia naturale nel bambino, che si trova realmente in condizioni di debolezza e di dipendenza. Con lo sviluppo della personalità il senso di inferiorità dovrebbe scomparire, a patto che il bisogno di autoaffermazione venga soddisfatto in attività socialmente utili. In caso contrario il senso di inferiorità provocherebbe un malessere interno che spingerebbe l’individuo ad applicarsi in un certo tipo di compensazione. Infatti il senso di inferiorità innesca sempre la ricerca di una compensazione anche a livello fisiologico.

Adler è convinto che il comportamento umano sia orientato secondo una certa finalità, già a partire dall’infanzia. Egli definisce tale orientamento fondamentale “piano di vita”. Di conseguenza, secondo lo psicoanalista austriaco, è nevrotico colui che impegna eccessivamente le sue forze psichiche per reagire a un senso di inferiorità, perseguendo un falso scopo di potenza e superiorità. In questi casi la compensazione non raggiunge un equilibrio, ma rappresenta un tentativo di ingannare se stessi e gli altri. Compito dello psicoanalista è favorire la comprensione e il riconoscimento dell’origine infantile del sentimento di inferiorità, in modo che non si renda più necessario l'uso della compensazione nevrotica.

Le opere più conosciute di Adler sono Il temperamento nervoso (1912), Prassi e teoria della psicologia individuale (1920), Psicologia individuale e conoscenza dell'uomo (1926).