| Acido solforico | Articolo | ||||
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| 3. | Preparazione |
L'acido solforico può essere sintetizzato mediante due metodi che utilizzano come materia prima diossido di zolfo prodotto prevalentemente per combustione di pirite (FeS2) o di zolfo. Il metodo delle camere di piombo impiega come reattori alte torri in mattoni, rivestite internamente con lastre di piombo, nelle quali il diossido di zolfo reagisce con aria, vapore e ossido di azoto per formare acido solforico sotto forma di aerosol, che si deposita sul fondo delle camere. Quasi tutto l'ossido d'azoto può essere recuperato dai gas in uscita e riciclato. L'acido così ottenuto è una soluzione acquosa di concentrazione che varia tra il 60 e il 75%. Circa il 20% dell'acido solforico viene prodotto con questo metodo, ma la percentuale è in costante diminuzione.
Il metodo di contatto, introdotto nel 1900, consiste nell'ossidazione diretta dell'anidride solforosa ad anidride solforica per mezzo di un catalizzatore. Molto efficace a questo scopo risulta il platino finemente suddiviso, che tuttavia viene sostituito generalmente da due catalizzatori in tandem: il primo a base di ossido di vanadio (V), meno efficace ma molto più conveniente, trasforma la maggior parte del diossido; il secondo a base di platino completa il processo. A 400 °C la conversione in triossido è praticamente completa. Il composto ottenuto viene quindi disciolto in acido solforico concentrato assieme ad acqua, con la quale reagisce producendo ulteriore acido solforico e aumentando di conseguenza la concentrazione. Riducendo il flusso dell'acqua si ottiene una soluzione di triossido di zolfo in acido solforico detta oleum o acido solforico fumante, usata come reagente in chimica organica.