| Trova nell'articolo | Carter, Jimmy | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Carter, Jimmy (Plains, Georgia 1924), trentanovesimo presidente degli Stati Uniti d’America (1977-1981). Allievo dell’Accademia navale americana, James Earl Carter (questo il suo nome completo) nel 1946 divenne ufficiale, ma alla morte del padre lasciò la Marina per rilevare l’azienda agricola di famiglia.
Eletto al Senato nel 1962, nel 1970 divenne governatore della Georgia, ponendosi alla guida di un’amministrazione politicamente moderata. Nel 1976 ottenne la candidatura per il Partito democratico alle elezioni presidenziali. Insieme al senatore Walter F. Mondale, in corsa per la vicepresidenza, sconfisse il rivale repubblicano in carica, Gerald R. Ford, e il senatore Robert Dole.
| 2. | Il mandato presidenziale |
Le due sfide più impegnative che Carter si trovò ad affrontare durante il mandato presidenziale furono il controllo della crescente inflazione e la creazione di un solido programma di risparmio energetico per diminuire la dipendenza americana dal petrolio straniero.
In politica estera Carter garantì l’approvazione di un nuovo trattato per il canale di Panamá e concluse i Negoziati per la limitazione degli armamenti strategici (SALT II). La sua politica fu incentrata sul rispetto dei diritti umani, anche se molti suoi detrattori imputano a questa ragione un deterioramento dei rapporti con l’URSS verificatosi durante la sua presidenza. In risposta all’intervento sovietico in Afghanistan, organizzò un boicottaggio internazionale alle Olimpiadi di Mosca del 1980.
Il suo maggiore successo risale al 1978, quando egli fornì i presupposti per la conclusione dello storico trattato di pace fra Egitto e Israele, firmato nel 1979. Nel novembre dello stesso anno, tuttavia, alcuni integralisti iraniani occuparono l’ambasciata statunitense a Teheran e presero in ostaggio un gruppo di cittadini americani (vedi Crisi degli ostaggi). Carter rifiutò le richieste dei terroristi, ma il blitz militare organizzato per liberare gli ostaggi fallì clamorosamente. L’ultimo ostaggio fu rilasciato poco dopo la fine del mandato del presidente, il 20 gennaio 1981.
| 3. | Le missioni diplomatiche |
La popolarità di Carter era notevolmente declinata e, quando si ripresentò alle elezioni, nel 1980, venne sconfitto da Ronald Reagan. Dopo aver lasciato la presidenza, Carter continuò il proprio impegno a favore dei diritti umani, svolgendo missioni diplomatiche in campo internazionale. Nel 1994 condusse il negoziato con Kim Il Sung per mettere un freno alle aspirazioni nucleari della Corea del Nord; quindi raggiunse un accordo con il regime militare di Haiti per un ritorno al potere del presidente in carica, Jean-Bertrand Aristide, scongiurando l’invasione armata da parte degli USA.
In seguito si impegnò per il raggiungimento di una tregua nel conflitto serbo-bosniaco-croato, nella guerra civile in Sudan e per la soluzione dei problemi dei rifugiati delle guerre civili in Burundi e in Ruanda. In riconoscimento del suo impegno in favore della democrazia e della difesa dei diritti umani, nell’ottobre del 2002 gli fu conferito il premio Nobel per la pace.