| Congresso continentale | Articolo | ||||
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| 2. | Il secondo Congresso |
Quando il secondo Congresso continentale tornò a riunirsi a Philadelphia il 10 maggio 1775, le battaglie di Lexington e Concord avevano appena avuto luogo, e le milizie del Massachusetts erano impegnate nell'assedio delle forze inglesi di stanza a Boston. Il Congresso non aveva alcuna base legale e i delegati, tra cui George Washington, Thomas Jefferson, Benjamin Franklin e John Adams, erano incerti sui limiti dei propri poteri: lo stato di crisi li spinse infine ad assumere le funzioni di governo normalmente esercitate dal sovrano (l'organizzazione dell'esercito; la regolamentazione del commercio estero; l'emissione di banconote; l'invio di emissari all'estero per ottenere assistenza economica e militare), nonostante la maggioranza dell'assemblea sperasse ancora in una riconciliazione con la Gran Bretagna. In agosto, però, il re ordinò di soffocare le ribellioni nelle colonie americane, assoldando a questo scopo truppe di mercenari.
Dopo aver dato istruzioni alle colonie affinché istituissero governi propri, cancellando così ogni prerogativa regia, il Congresso intraprese la discussione sul testo della Dichiarazione d'indipendenza, che venne adottata ufficialmente il 4 luglio 1776.
Da quel momento la principale attività del Congresso continentale fu dirigere le operazioni di guerra a difesa della neocostituita federazione tra le tredici colonie. Il 15 novembre 1777 i delegati si accordarono sul contenuto degli Articoli della Confederazione, che definivano limiti e procedure della loro azione di governo. Quando nel 1781 giunse la ratifica da parte di tutti gli stati, il Congresso continentale fu sostituito dal Congresso della Confederazione, al quale sarebbe subentrato a sua volta, nel 1789, l'attuale Congresso degli Stati Uniti.