| Berkeley, George | Articolo | ||||
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| 4. | La critica della sostanza materiale |
Con la tesi secondo cui esse est percipi Berkeley giungeva a negare l'esistenza di una sostanza materiale, ma non della mente intesa come sostanza spirituale: in questo modo Berkeley riteneva d'aver sconfitto il materialismo e il meccanicismo, che a suo giudizio costituivano la premessa del deismo e dell'ateismo. I suoi critici però ravvisarono nella tesi che riduce la realtà a percezione una negazione del mondo esterno, e in questo senso Kant ritenne di confutare la dottrina di Berkeley nella sua Critica della ragion pura.
Una volta esclusa l'azione della materia sui nostri sensi, Berkeley ricorreva a Dio per spiegare l'origine e l'ordine delle nostre idee sensibili. Ciò che dunque noi percepiamo non è altro che il linguaggio in cui Dio, spirito infinito, comunica con il nostro spirito finito. Le leggi di natura non sono altro che le regole fisse attraverso cui Dio suscita in noi le idee dei sensi. La natura, che la scienza studia, non è dunque costituita di sostanze materiali e di leggi necessarie insite in queste, ma si risolve nei fenomeni sensibili, di carattere spirituale. La scienza, allora, consiste nella previsione del verificarsi nel futuro di altri fenomeni, sulla base della provata esperienza che a un fenomeno ne segue sempre un altro. Questa concezione della scienza, spogliata dalle sue implicazioni religiose, sarà ripresa a fine Ottocento da Ernst Mach.