| Trova nell'articolo | Sottomarino | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Sottomarino Nave da guerra progettata per agire prevalentemente in immersione e dotata di missili guidati e siluri come armamento principale. La tradizione marinaresca italiana distingue nettamente sommergibili e sottomarini: i primi sono quelli che navigano normalmente in superficie e, per periodi di tempo limitati, possono navigare anche in immersione; i secondi sono quelli a propulsione nucleare, che possono navigare in immersione per tempi praticamente illimitati.
I sommergibili e i sottomarini moderni sono battelli a tenuta ermetica, con scafo affusolato alle estremità e generalmente doppio: a una parte interna (scafo resistente, o a pressione), a sezione pressoché circolare per garantire la massima resistenza alla pressione nella navigazione in profondità, è aggiunta una parte esterna (scafo di forma) sagomata in modo da garantire una maggiore stabilità nella navigazione in superficie.
L'intercapedine risultante fra i due scafi è occupata da compartimenti allagabili (casse di zavorra) in cui viene fatta entrare l'acqua necessaria a raggiungere la profondità voluta. Per la riemersione, l'acqua viene espulsa mediante immissione di aria compressa nelle casse. Dallo scafo si innalza la torretta, una struttura che nei sommergibili tradizionali si chiama anche torre di comando perché nella navigazione in superficie serve da ponte di comando (le cui funzioni, in immersione, vengono trasferite alla sottostante sala comando, nell'interno dello scafo). Nei sottomarini nucleari sulla torretta si trovano solo le antenne radio e radar, i periscopi, lo schnorchel e i timoni di profondità. Questi ultimi sono presenti anche nei sommergibili tradizionali, situati talvolta ai due lati della prua invece che sulla torretta, insieme a quelli di poppa, per conferire stabilità longitudinale nelle fasi di immersione e di emersione.
Nella maggior parte dei sommergibili l'armamento principale è costituito da siluri, lanciati da due o quattro tubi lanciasiluri situati a prua, mentre l'armamento principale dei sommergibili e sottomarini lanciamissili è costituito da missili balistici a medio o a lungo raggio lanciati da tubi situati a mezza nave.
| 2. | Cenni storici |
Il primo progetto conosciuto di sommergibile è opera del riminese Roberto Valturio (De re militari, 1460), ma fu l'olandese Cornelis von Drebbel a costruire, nel 1624, in Inghilterra, il primo battello subacqueo funzionante. Si trattava di un'imbarcazione a remi, con scafo di legno chiuso e rivestito di pelle, che con dodici rematori e otto passeggeri viaggiò sotto la superficie del Tamigi per qualche ora, presumibilmente con tubi fissati a galleggianti per il ricambio dell'aria.
Il primo sommergibile d'impiego bellico fu un battello monoposto a forma di uovo costruito nel 1775 dall'americano David Bushnell e chiamato Turtle (Tartaruga). Propulso da eliche a coclea azionate a mano, era provvisto di una cassa di zavorra che veniva riempita d'acqua per l'immersione e svuotata con una pompa a mano per l'emersione. Una zavorra di piombo sul fondo manteneva in assetto il battello, il quale però, mancando di un mezzo per il rifornimento di ossigeno, poteva restare in immersione per non più di mezz'ora. Durante la guerra d'indipendenza americana fu impiegato in un fallito attacco alla fregata britannica Eagle ancorata nel porto di New York.
Nel 1800 l'americano Robert Fulton costruì in Francia un sommergibile lungo quasi sei metri e mezzo, il Nautilus, simile nella forma a un sommergibile moderno e dotato di due importanti novità: timoni per il controllo verticale e orizzontale e aria compressa per il rifornimento di ossigeno. Spinto in immersione da un'elica a quattro pale azionata manualmente e in superficie da vele sostenute da un albero pieghevole, il Nautilus fu collaudato con successo, ma Napoleone si rifiutò di finanziarlo.
Nella seconda metà del XIX secolo si tentò a più riprese di sviluppare un sistema di propulsione sottomarina adeguato, usando varie fonti di energia, come aria compressa, vapore o elettricità, finché nel 1898 fu trovata una soluzione soddisfacente con il sommergibile degli americani John Philip Holland e Simon Lake, lungo 16,2 m e dotato di due motori: uno a vapore (successivamente a benzina) per la navigazione in superficie e uno elettrico per la navigazione in immersione.
In Italia il primo sommergibile (il Delfino, progettato e costruito dal generale del Genio navale Giacinto Pullino) fu varato nel 1895 e restò in servizio fino al 1918. Dislocava 182 tonnellate ed era dotato di periscopio, bussola giroscopica e tubo lanciasiluri.
| 3. | Dal sommergibile al sottomarino |
Nei primi anni del XX secolo il sommergibile fu oggetto di miglioramenti sostanziali. I più importanti furono l'adozione da parte dei tedeschi, nel 1906, del motore diesel per la propulsione, poi l'introduzione generalizzata del periscopio e dell'armamento con siluri. Quest'arma autopropulsa, ideata dall'italiano G.B. Luppis (il prototipo era stato costruito nel 1860 e chiamato siluro dall'ammiraglio italiano Simone Pacoret de Saint Bon), perfezionata nel 1871 dall'ingegnere R. Whitehead e munita nel 1895 di un dispositivo di guida automatica, avrebbe dimostrato la sua micidiale efficacia nella prima guerra mondiale, quando i sommergibili tedeschi, i famosi U-Boot, furono impiegati contro le navi da guerra e mercantili alleate.
Tra la prima e la seconda guerra mondiale furono migliorati soprattutto le attrezzature e gli equipaggiamenti. Per le comunicazioni e per la localizzazione di navi nemiche furono sviluppati dispositivi a frequenze soniche e ultrasoniche (vedi Sonar), mentre attrezzature di salvataggio come l'autorespiratore leggero noto come polmone Momsen divennero normale dotazione degli equipaggi. Un sommergibile tipico dei primi anni Quaranta aveva una velocità di circa 18 nodi (oltre 35 km/h) con motori diesel in superficie e di circa 8 nodi (quasi 15 km/h) con motori elettrici in immersione. Nelle operazioni subacquee il raggio d'azione era limitato dalla quantità di energia accumulata nelle batterie, che il sommergibile doveva periodicamente ricaricare in superficie, ma a partire dal 1943, perfezionando un dispositivo inventato dall'olandese Wickers e trovato su sommergibili catturati nel 1940, la Marina tedesca dotò i suoi sommergibili di schnorchel, rendendoli capaci di ricaricare le batterie restando immersi a quota periscopio. Lo schnorchel è costituito essenzialmente da un lungo tubo, sporgente dal pelo dell'acqua, nel quale passano due condotti: uno che porta aria ai motori diesel e uno che scarica i gas di combustione. Nel 1950 un sommergibile dotato di schnorchel navigò in immersione 21 giorni di seguito, per 8370 km, da Hong Kong a Honolulu.
Nel 1953 la Marina degli Stati Uniti varò il sommergibile Albacore, dotato di un nuovo tipo di scafo con la prua rotonda e la sezione decrescente verso poppa (come una goccia disposta in orizzontale) che si dimostrò tanto efficiente nella navigazione subacquea da essere adottato su quasi tutte le successive versioni di sommergibili. Nel 1950 la Marina britannica varò l'Explorer, dotato di turbine a gas a ciclo chiuso, con il perossido di idrogeno come comburente, che estendevano notevolmente l'autonomia subacquea. La Marina militare italiana dispone di dieci sommergibili: due della classe Enrico Toti varati nel 1967 e otto della classe Nazario Sauro varati fra il 1976 e il 1980 (i quattro della prima e seconda serie) e fra il 1986 e il 1993 (i quattro della terza e quarta serie).
| 4. | Sottomarini nucleari |
Lo sviluppo più rivoluzionario nella tecnologia della navigazione subacquea è stato l'applicazione dell'energia nucleare alla propulsione dei sommergibili, che ha dato vita al vero sottomarino. Il primo di questo tipo, il Nautilus, fu varato dalla Marina degli Stati Uniti nel 1954. Nel 1955, in una crociera di collaudo, navigò sempre in immersione da New London, nel Connecticut, a San Juan de Puerto Rico, coprendo in 84 ore una distanza di 2170 km, a una velocità di crociera sempre superiore ai 20 nodi (oltre 37 km/h). Nell'agosto del 1958 effettuò la prima traversata sottomarina del Polo Nord, navigando sotto la banchisa polare da Punta Barrow, in Alaska, a un punto compreso fra le isole Spitzbergen e la Groenlandia.
Il sottomarino statunitense monoelica Skipjack, varato nel 1956, combinava la propulsione nucleare con lo scafo a goccia dell'Albacore. Versioni avanzate di questo sottomarino costituirono la classe Thresher, operativa dai primi anni Sessanta. Nel 1963 il Thresher andò perduto, con il suo equipaggio di 129 uomini, durante prove di immersione profonda nell'oceano Atlantico.
Nel 1960 furono costruiti negli Stati Uniti i primi sottomarini dotati di una batteria di missili balistici Polaris, a propellente solido e con testata nucleare, che potevano essere lanciati dal sottomarino in immersione e colpire il bersaglio a 4000 km di distanza. Alla metà degli anni Sessanta fu sviluppato un missile antisottomarino a lunga gittata, a guida inerziale, che poteva essere lanciato con il tubo lanciasiluri da un sottomarino in immersione. Alla fine degli anni Sessanta su alcuni sottomarini i Polaris furono sostituiti dai Poseidon, a più lunga gittata e capaci di portare fino a dieci testate nucleari.
I 23 sottomarini nucleari lanciamissili della nuova classe Ohio sono dotati di 24 tubi di lancio, ognuno contenente i nuovi SLBM (Submarine-Launched Ballistic Missiles, 'missili balistici lanciabili da sottomarini') che hanno sostituito Polaris e Poseidon: il Trident I (o C-4), con una gittata di 7400 km e otto testate a bersaglio indipendente da 475 chilotoni, e il Trident II (o D-5), che porta una decina di testate da 475 chilotoni e ha una gittata di 11.300 km.
Gli Stati Uniti hanno attualmente 133 sottomarini operativi, quasi tutti a propulsione nucleare, in genere dotati di un reattore progettato per garantire almeno 640.000 km di percorrenza senza bisogno di sostituire il combustibile nucleare.