| Monopolio | Articolo | ||||
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| 3. | Disciplina attuale |
Norme antimonopolio sono oggi in vigore in quasi tutti gli stati; una particolare attenzione è dedicata all'attività dei cosiddetti mergers, in cui le aziende, di solito multinazionali, si organizzano attraverso forme di concentrazione 'verticali', ossia controllando tutto il ciclo produttivo (pozzi di petrolio, raffinerie, oleodotti, autocisterne, distributori di carburante), oppure 'orizzontale', con il controllo di altre aziende che operano nello stesso settore e che altrimenti sarebbero concorrenti.
Nell'Unione Europea, è prevista l'esistenza di un Commissario alla concorrenza, che può emanare direttive per modificare in senso liberale eventuali leggi restrittive esistenti nei singoli paesi e controlla che di fatto non si instaurino situazioni di monopolio all'interno dell'Unione; effettua inoltre controlli anche su eventuali accordi tra produttori, che nel linguaggio economico prendono il nome di cartello, creati allo scopo di limitare la libera determinazione dei prezzi (ad esempio tra le nazioni produttrici di petrolio consociate nell'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio o tra le aziende petrolifere per fissare un unico prezzo di riferimento del carburante, oppure tra le società di assicurazione per uniformare i costi delle polizze).
In Italia è stato istituito un Ufficio del garante alla concorrenza, che ha il compito di controllare che non si verifichino casi di monopolio. Esistono tuttavia alcune attività che lo stato decide di gestire in forma monopolistica, direttamente o attraverso aziende pubbliche, come le poste o le ferrovie: in questi casi, come anche in altri settori da poco liberalizzati e ancora in situazione di quasi-monopolio, ad esempio le trasmissioni radiotelevisive, le comunicazioni telefoniche, la fornitura di energia elettrica, si riteneva che il monopolio fosse necessario per tutelare il pubblico interesse, cioè l'interesse di tutti i cittadini a ricevere un servizio uguale per tutti e a un costo fissato in base a criteri politici (i cosiddetti prezzi amministrati) e non rapportato a criteri strettamente economici. Lo stato, inoltre, conserva determinati monopoli per ragioni fiscali, fornendo ai cittadini taluni prodotti, come le sigarette, a un prezzo che non tiene conto del costo di produzione, ma che viene determinato in modo da garantire una determinata entrata fiscale.