| Trova nell'articolo | Belgio | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Belgio (nome ufficiale Royaume de Belgique, Koninkrijk België, Regno del Belgio), stato dell’Europa nordoccidentale, delimitato a nord dai Paesi Bassi e dal Mare del Nord, a est dalla Germania, a sud-est dal Lussemburgo, a sud e sud-ovest dalla Francia. È membro del Benelux, insieme ai Paesi Bassi e al Lussemburgo. Ha una superficie di 30.528 km² e un’estensione costiera di 66 km. La capitale è Bruxelles.
| 2. | Territorio |
Il territorio del Belgio è costituito da tre regioni naturali: la fascia litoranea costiera, le regioni collinari interne e i rilievi delle Ardenne.
La fascia costiera corrisponde alla regione delle Fiandre ed è costituita da una estesa pianura alluvionale che si spinge nell’entroterra per circa 50 km. È una zona di vasti pascoli, con terreni argillosi e sabbiosi irrigati da una fitta rete di canali. Lungo la bassa costa bagnata dal Mare del Nord, il paesaggio è caratterizzato da cordoni di dune di sabbia e polders, estensioni di terreno sottratte al mare e protette da dighe, costruite tra il XIII e il XV secolo. La regione centrale del paese, che corrisponde alle regioni del Brabante e del Limburgo, è costituita da una zona di dolci ondulazioni collinari attraversate da numerosi fiumi.
L’alto Belgio corrisponde all’altopiano delle Ardenne, un massiccio montuoso poco elevato (l’altitudine media è di 490 m) costituito da arenaria e scisto e ricoperto di fitte foreste. Attraversata da profonde valli fluviali, la regione ha suoli poco adatti all’agricoltura; le uniche risorse agricole sono state per lungo tempo soltanto la segale e la patata.
| 1. | Idrografia |
La rete idrografica, alimentata dalle frequenti e abbondanti precipitazioni, è assai consistente ed è costituita da ampi fiumi navigabili, dai quali si dirama una fitta rete di canali. I principali fiumi del paese sono la Schelda e la Mosa. Entrambi nascono in territorio francese e, avendo un regime costante, sono navigabili per quasi tutto il loro corso in Belgio. Lungo la Schelda, i cui maggiori tributari sono il Lys, il Dendre e il Rupel, sorgono le città di Bruxelles, Anversa e Gand. La Mosa riceve invece le acque dei fiumi Sambre e Ourthe.
| 2. | Clima |
Il clima è umido e mite nelle regioni costiere, dove risente maggiormente dell’influsso atlantico, mentre all’interno le escursioni termiche sono più accentuate. Sui rilievi, estati calde si alternano a inverni freddi. La temperatura media del paese è di 8,3 °C; a Bruxelles è di 2,2 °C a gennaio e di 17,8 °C a luglio. La media annua delle precipitazioni – più frequenti nei mesi tra aprile e novembre – è di 699 mm.
| 3. | Flora e fauna |
Le aree forestali delle regioni pianeggianti e collinari sono composte prevalentemente da latifoglie quali querce, olmi e, alle quote più elevate, faggi. Nel massiccio delle Ardenne sono diffuse invece le foreste di conifere intervallate da brughiere e torbiere. Numerose sono le specie di piante da fiore quali giacinti, verghe d’oro, pervinche e digitali.
La fauna selvatica, che vive in gran parte nelle aree forestali, comprende la volpe, il tasso, lo scoiattolo, la donnola e la martora. Nelle regioni montuose vivono il daino e il cinghiale.
| 4. | Problemi e tutela dell’ambiente |
Il Belgio è fortemente industrializzato ed è quindi soggetto alle problematiche ambientali che comunemente si associano allo sviluppo industriale. Il paese è un importante produttore di gas responsabili dell’effetto serra e di emissioni industriali che provocano piogge acide. La qualità dell’aria in Belgio è comunque migliorata e le emissioni industriali sono progressivamente diminuite da quando, a cominciare dagli anni Settanta, sono stati applicati i Protocolli relativi allo zolfo della Commissione economica per l’Europa (ECE) dell’ONU.
Altre direttive dell’Unione Europea destinate a migliorare le condizioni ambientali del Belgio riguardano il trattamento delle acque e la qualità dell’acqua, di estrema importanza in un paese tanto industrializzato. Prima che fossero emanate queste direttive, il fiume Mosa, importante fonte di acqua potabile, era stato inquinato dai rifiuti derivanti dalla produzione siderurgica e altri fiumi erano inquinati da concimi animali e da fertilizzanti. Nel 1995, il Ministero regionale fiammingo dell’ambiente tentò di limitare il diffuso utilizzo di letame in agricoltura. I suoi sforzi furono inizialmente ostacolati da una forte lobby agricola, ma da allora la legge è stata approvata.
Alcune zone costiere del paese furono bonificate e valorizzate fra il XIII e il XV secolo. Separate dal mare soltanto da dighe di calcestruzzo, queste terre sono particolarmente minacciate dalle inondazioni.
I parchi e le altre riserve naturali costituiscono soltanto il 3,3% (2007) del territorio belga; si tratta di una percentuale molto bassa, soprattutto se paragonata a paesi confinanti come Francia (11,8%), Paesi Bassi (14,3%) e Germania (30%).
Il Belgio ha aderito ad accordi internazionali riguardanti l’inquinamento dell’aria e dell’acqua, la biodiversità, la protezione dell’ozonosfera e i cambiamenti del clima, le specie in via d’estinzione, i rifiuti pericolosi e la salvaguardia delle zone umide.
| 3. | Popolazione |
Il Belgio ha una popolazione di 10.403.951 abitanti (2008), con una densità media di 344 unità per km², tra le più alte d’Europa. Elevatissima la percentuale di popolazione urbana: il 97%. Il tasso di natalità era del 10,2 per mille nel 2008.
| 1. | Lingua e religione |
I belgi appartengono a due principali gruppi etnici e linguistici: i fiamminghi, di stirpe germanica, e i valloni, discendenti dei celti. I primi parlano il fiammingo, o nederlandese, una lingua del gruppo germanico (57% della popolazione), i secondi il francese (32%), mentre una minoranza di lingua tedesca (0,7%) vive lungo il confine orientale del paese. Tutte e tre le lingue sono ufficiali. Circa il 9% dei belgi è bilingue. La popolazione è in grande maggioranza cattolica (84%), con esigue minoranze di protestanti, musulmani ed ebrei.
| 2. | Istruzione e cultura |
L’istruzione è obbligatoria e gratuita dai 6 ai 16 anni di età. Il sistema scolastico è affidato allo stato, alle province, ai comuni – attraverso sovvenzioni pubbliche – e a istituti di carattere privato e religioso. Il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta era del 99% nel 1995.
Tra i numerosi atenei presenti nel paese si ricorda l’antica Università cattolica di Lovanio (fondata nel 1425 e dal 1970 divisa in due istituti indipendenti, nel rispetto delle due comunità linguistiche parlanti nederlandese e francese), le università di Liegi e Gand (entrambe fondate nel 1817) e l’Università libera di Bruxelles (1834). Le maggiori città del Belgio sono inoltre sede di conservatori, accademie e biblioteche, tra le quali la principale è la Biblioteca reale Alberto I, a Bruxelles, fondata nel 1837, che ha un patrimonio librario di più di tre milioni di volumi.
Per ulteriori approfondimenti sulla cultura del paese in epoca fiamminga, vedi Letteratura fiamminga; Arte olandese.
| 4. | Divisioni amministrative e città principali |
Il Belgio è diviso in tre regioni, a loro volta ripartite in dieci province: le Fiandre, che comprendono le province di Anversa, del Brabante Fiammingo, del Limburgo, di Fiandra Occidentale e di Fiandra Orientale; la Vallonia, suddivisa in Brabante Vallone, Hainaut, Liegi, Lussemburgo e Namur; e infine la provincia di Bruxelles-Capitale, a sua volta divisa in diciannove comuni.
Le maggiori concentrazioni urbane si trovano nelle zone industriali di Bruxelles (dove vive il 10% della popolazione belga), Anversa, Liegi, Gand, Mons e Charleroi. Le principali città del paese sono Bruxelles, capitale politica ed economica (145.917 abitanti nel 2007), Anversa, uno dei maggiori porti fluviali europei, Gand, centro commerciale e porto importante, Charleroi, con attive e diversificate attività industriali, e infine Liegi, al centro di una fitta rete di comunicazioni. Importanti e popolose sono anche Bruges, centro di notevole interesse storico e artistico, e Namur.
| 5. | Economia |
Solo il 2% (2004) della forza lavoro del Belgio è impiegata nell’agricoltura. L’industria, un tempo una delle più sviluppate d’Europa, si è andata ridimensionando negli ultimi trent’anni, mentre il terziario ha vissuto un forte sviluppo. Nel 2006 il prodotto interno lordo ammontava a 394.033 milioni di dollari USA, pari a un PIL pro capite di 37.381,40 dollari USA. Secondo i dati Eurostat, nel febbraio del 2001 il tasso di disoccupazione del paese era pari al 6,8%.
| 1. | Agricoltura e allevamento |
L’agricoltura, praticata intensivamente e altamente specializzata, soddisfa circa l’80% del fabbisogno alimentare interno del paese. I prodotti agricoli principali sono la barbabietola da zucchero (la cui produzione è stata di 6 milioni di tonnellate nel 2006), la patata (2,6 milioni di tonnellate nel 2006) e il frumento (1,6 milioni di tonnellate nel 2006). Altre colture di rilevante produzione sono orzo, mais, mele e pomodori.
L’allevamento (in particolare di suini, bovini, ovini e cavalli) e l’industria lattiero-casearia sono settori fiorenti che rendono il paese totalmente autosufficiente per il consumo di latte, burro e uova. Il settore primario contribuisce per l’1% (2006) alla formazione del prodotto interno lordo.
| 2. | Risorse energetiche e minerarie |
Il carbone è tradizionalmente la principale risorsa mineraria del paese, anche se l’intenso sfruttamento ha portato all’esaurimento delle riserve più accessibili, soprattutto nelle regioni meridionali intorno a Mons, Charleroi, Liegi e Namur. Il Belgio è quindi costretto a importare carbone, oltre che petrolio greggio. I depositi di zinco, piombo, rame e manganese hanno scarsa rilevanza sul piano economico. L’energia elettrica prodotta nel paese è per oltre la metà di origine nucleare (sono attivi 7 reattori): nel 2003 la produzione da centrali nucleari fu il 57,1% del totale, mentre il 40,4% proveniva da impianti alimentati a combustibili.
| 3. | Industria |
Favorito dalla posizione geografica e dallo sviluppo delle vie di comunicazione, il Belgio è storicamente uno dei paesi più industrializzati d’Europa. La produzione industriale, cresciuta costantemente dopo la seconda guerra mondiale, conobbe una diminuzione rilevante nei primi anni Cinquanta, per poi aumentare nel decennio successivo, anche grazie agli investimenti e agli incentivi attuati dal governo e alle politiche comuni decise nell’ambito dell’Unione Europea. Nel 2006 il comparto industriale forniva il 24,3% del prodotto interno lordo, impiegando il 25% della forza lavoro.
L’industria tessile, fiorente già in età medievale, è ancora attiva, ma ha subito una severa ristrutturazione che ha visto chiudere parecchie piccole aziende. Attualmente la gran parte dei tessuti vengono importati, ad eccezione del lino. Il Belgio è famoso nel mondo per i pizzi e i damaschi, prodotti principalmente a Bruxelles e a Bruges.
L’industria siderurgica occupa ancora un ruolo centrale, ma la sua produzione è in calo costante da molti anni. L’industria chimica è leader nella produzione mondiale di cobalto e sali di radio e, in minore misura, di catrame di carbon fossile, fertilizzanti e plastica. Vetri, mobili, carta, cristalleria e cemento sono i principali prodotti del settore manifatturiero. L’industria pesante si distingue per la produzione di macchinari, apparecchiature per l’industria e materiale ferroviario. I cantieri navali sono presenti soprattutto ad Anversa, che è al contempo uno dei maggiori centri mondiali della lavorazione dei diamanti.
| 4. | Commercio e finanza |
Grazie alla sua posizione geografica, ma anche al ruolo avuto nella vicenda coloniale, il Belgio ha una antica tradizione commerciale. Nel 1948 il paese stipulò con il Lussemburgo e con i Paesi Bassi un accordo di unione doganale, che si trasformò nel 1960 nel più ampio accordo economico e commerciale denominato Benelux.
Le importazioni del paese comprendono carburante, minerali grezzi, prodotti chimici, macchinari, apparecchiature elettroniche, veicoli a motore, metalli, alimenti, mentre le esportazioni sono costituite principalmente da ferro e acciaio, seguiti dai prodotti dell’industria tessile, chimica e alimentare, dal bestiame e dai diamanti lavorati. Nel 2003 il valore totale delle esportazioni fu di 255.301 milioni di $ USA, a fronte di importazioni per 235.366 milioni di $ USA. I principali partner commerciali del Belgio sono, oltre al Lussemburgo e ai Paesi Bassi, la Germania, la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. Il Belgio è tra i membri fondatori della Comunità economica europea. Fino all’introduzione dell’euro, l’unità monetaria nazionale era il franco belga, emesso dalla Banca nazionale del Belgio, fondata nel 1850.
| 5. | Trasporti e vie di comunicazione |
Anversa, situata lungo la Schelda, pur distando 84 km dal mare, è uno dei porti più attivi del mondo. I fiumi del Belgio sono collegati tra loro da un articolato sistema di canali che si estende per una lunghezza complessiva di circa 1.600 km navigabili. A essi si aggiungono i 150.567 km di strade e i 3.542 km di rete ferroviaria: una rete tanto estesa che il Belgio è attualmente il paese con la più alta densità di linee di comunicazione del mondo. La compagnia aerea di bandiera (Sabena), un tempo tra le principali compagnie internazionali, ha chiuso i battenti nel 2001.
| 6. | Ordinamento dello stato |
Ottenuta l’indipendenza dai Paesi Bassi nel 1830, il Belgio divenne, con la Costituzione promulgata nel 1831, una monarchia costituzionale ereditaria di tipo parlamentare. L’ultimo emendamento alla Costituzione (1993) ha conferito al Belgio un assetto istituzionale federale al quale fanno capo tre regioni (le Fiandre, la Vallonia e la capitale Bruxelles) e le tre comunità linguistiche del paese (francofoni, fiamminghi e germanofoni).
| 1. | Potere esecutivo |
Il monarca è capo dello Stato, ha la facoltà di convocare e sciogliere il Parlamento e nomina il capo del governo. È comandante in capo delle Forze armate e, con l’approvazione del Parlamento, ha il potere di dichiarare guerra e di concludere trattati. Il governo federale è composto, oltre che dal primo ministro, da sette ministri francofoni e sette fiamminghi.
| 2. | Potere legislativo |
Il sistema legislativo è basato su un Parlamento federale bicamerale che comprende un Senato (fiammingo Senaat; francese Sénat) di 71 membri che restano in carica per quattro anni (di cui 40 eletti attraverso un sistema di rappresentanza proporzionale e 31 dalle tre comunità linguistiche) e una Camera dei rappresentanti (fiammingo Kamer van Volksvertegenwoordigers; francese Chambre des Représentants) di 150 membri eletti attraverso un sistema proporzionale per un mandato di quattro anni. Hanno diritto al voto tutti i cittadini a partire dai 18 anni di età.
| 3. | Potere giudiziario |
Il sistema giudiziario prevede una Corte Suprema i cui giudici sono nominati a vita dal sovrano. La pena di morte è stata abolita nel 1996.
| 4. | Istituzioni periferiche |
Il Belgio comprende tre regioni, dotate di ampia autonomia e di propri parlamenti, suddivise in dieci province.
| 5. | Difesa |
Il servizio militare obbligatorio è stato abolito nel 1995. Il personale militare, che nel 2004 contava 36.900 effettivi, è interamente professionale.
| 6. | Forze politiche |
Le principali forze politiche, espressione delle due principali comunità linguistiche presenti nel paese, la francese e la fiamminga, sono: i Liberali e democratici fiamminghi (Vlaamse liberalen en democraten, VLD); il Partito cristiano popolare e fiammingo (Christen-Democratisch & Vlaams, CVP); il Partito socialista fiammingo (Socialistische partij, SP) e francofono (Parti Socialiste, PS), i Verdi fiamminghi (Anders Gaan Leven, AGALEV) e francofoni (Ecologistes confédérés pour l’organisation de luttes originales, ECOLO). Negli ultimi anni nella comunità fiamminga si è affermato un partito di estrema destra xenofobo e separatista, il Blocco Fiammingo (Vlaams Blok), ribattezzato nel 2005 Interesse fiammingo (Vlaams Belang).
| 7. | Storia |
Il paese deriva il suo nome dai belgi, una popolazione di origine celtica che abitava la regione in età precedente alla colonizzazione romana, iniziata da Cesare nel 57 a.C. Sotto l’impero romano, la provincia della Gallia celtica, estesa tra la Senna e il Reno, comprendeva i territori dell’attuale Belgio, il nord della Francia, l’Olanda e parte della Svizzera. Nel V secolo, la regione fu occupata dai franchi che, sotto il regno di Carlo Magno, unificarono l’Europa occidentale. Alla divisione dell’impero carolingio (trattato di Verdun, 843) il territorio belga fu incorporato nel ducato di Lorena, parte della Francia Orientalis (Regno francone orientale, o Germania), mentre nella regione occidentale la contea delle Fiandre costituiva un feudo del regno di Francia. Nel 1384 le Fiandre furono unite alla Borgogna che, sebbene legata da obblighi di fedeltà alla Corona francese, mirava a divenire il nucleo di un forte regno tra Francia e Germania, imponendo il comando, dalla metà del XV secolo, su gran parte del territorio belga e olandese; l’impresa tuttavia fallì con la morte, nel 1477, dell’ultimo reggente di Borgogna, Carlo l’Audace.
| 1. | Il regno degli Asburgo |
In seguito al matrimonio nel 1477 di Maria di Borgogna (figlia di Carlo l’Audace) con il principe Massimiliano d’Austria (futuro imperatore del Sacro romano impero con il nome di Massimiliano I), il prospero regno di Borgogna, con l’eccezione del ducato stesso, passò sotto il controllo della famiglia degli Asburgo. Il nipote di Massimiliano, Carlo V, ereditò i Paesi Bassi (che includevano il Belgio attuale) nel 1506, ascendendo in seguito al trono di Spagna (1516) e a quello imperiale; nel 1549 egli decretò i Paesi Bassi formalmente uniti ai possedimenti della Spagna. Quando Filippo II di Spagna, successore di Carlo, cercò di soffocare nei Paesi Bassi il protestantesimo e impedì ogni commercio con i paesi stranieri al di fuori del controllo delle autorità centrali di Madrid, nella regione nacque una violenta ribellione (1566), sorta in parte per ragioni religiose ed economiche e in parte per la volontà di conservare le tradizioni locali e un governo autonomo nel paese, diviso tra il sud, prevalentemente cattolico, e il nord, protestante.
Nel 1579 le province settentrionali dichiararono la loro indipendenza con l’Unione di Utrecht, mentre le province meridionali, coalizzate nell’Unione di Arras, rimasero fedeli alla Spagna. Filippo II tentò senza fortuna la riconquista del nord; nel 1609 il suo successore Filippo III firmò invece una tregua di dodici anni con i ribelli, durante la quale scoppiò tuttavia la guerra dei Trent’anni (1618-1648) che rese i Paesi Bassi spagnoli un terreno di battaglia. Olandesi e francesi uniti obbligarono infine il re spagnolo Filippo IV a riconoscere l’indipendenza delle province del nord, mentre al sud gli attuali territori del Belgio e del Lussemburgo rimasero sotto il dominio della Corona di Madrid. I Paesi Bassi spagnoli divennero una pedina importante durante la guerra di successione spagnola, al termine della quale, con la pace di Utrecht del 1713-1715, alla Francia fu assegnata una piccola parte delle Fiandre (incluse Dunkerque e Lilla), mentre il resto del territorio passò sotto il dominio dell’Austria e per questo fu denominato nel suo complesso Paesi Bassi austriaci.
Durante la guerra di successione austriaca (1744) il paese fu occupato dai francesi, per ritornare all’Austria in seguito al trattato di Aix-la-Chapelle del 1748. Il periodo di governo austriaco sul Belgio fu sostanzialmente pacifico fino a quando l’imperatore Giuseppe II nel 1787, nell’obiettivo di centralizzare l’amministrazione di tutti i domini asburgici, abolì l’autonomia di cui avevano fino a quel momento goduto i Paesi Bassi austriaci. La perdita del governo locale portò a una sollevazione generale che coincise con lo scoppio della Rivoluzione francese. La maggior parte delle guarnigioni austriache fu costretta a capitolare e l’11 gennaio 1790 fu proclamata la Repubblica belga (Stati Uniti del Belgio). Anche a causa dei contrasti interni che, nati tra diversi schieramenti sociali e religiosi, scossero fin dall’inizio il nuovo stato, entro un anno dalla morte di Giuseppe II (1790), il suo successore, Leopoldo II, ristabilì il controllo austriaco sui territori belgi. Nel corso delle guerre antinapoleoniche, il Belgio fu occupato due volte dalla Francia, cui venne formalmente ceduto con il trattato di Campoformio del 1797.
| 2. | Il dominio francese e olandese |
Anche se il regime insediato dalla Francia fu in genere impopolare, il Belgio trasse da esso profitto, sia espandendo il territorio grazie all’annessione della prospera città di Liegi, sia beneficiandone da un punto di vista economico, dopo che i francesi aprirono il fiume Schelda alla navigazione favorendo i centri commerciali. Nel 1814 il paese fu occupato dagli eserciti delle nazioni schierate contro Napoleone Bonaparte; l’anno seguente fu combattuta sul suolo belga la battaglia di Waterloo, l’ultima delle guerre napoleoniche. L’accordo di pace, pronunciato dal congresso di Vienna nel 1815, riunì di nuovo Belgio e Olanda affidandoli alla guida del re olandese Guglielmo I. Il Belgio cattolico, tuttavia, non riconobbe il sovrano protestante, benché il paese prosperasse sotto il suo governo e, sull’esempio della rivoluzione scoppiata in Francia nel luglio 1830, i belgi insorsero, cacciando da Bruxelles le truppe olandesi. Il 4 ottobre una coalizione di cattolici e liberali proclamò l’indipendenza del Belgio, subito riconosciuta da tutte le maggiori potenze europee, a eccezione dell’Olanda.
| 3. | Indipendenza e neutralità |
I Belgi promulgarono una Costituzione che prevedeva un Parlamento bicamerale eletto dai proprietari terrieri e un re i cui atti esecutivi dovevano essere controfirmati da un ministro responsabile. Per la corona, la scelta cadde su Leopoldo I, che prestò giuramento il 21 luglio 1831, rivelandosi in seguito un monarca costituzionale illuminato. Nel 1839 anche l’Olanda riconobbe l’indipendenza del Belgio e fu firmato un trattato di pace in base al quale metà del territorio del Lussemburgo divenne provincia belga, mentre agli olandesi fu riconosciuto il controllo sulla parte rimanente, fino a Limburgo.
Durante il regno di Leopoldo II (1865-1909) il Belgio dovette affrontare gravi problemi interni, tra cui l’organizzazione dell’istruzione, contesa tra liberali e cattolici, e i problemi legati all’industrializzazione e all’aumento della densità della popolazione urbana (la più alta in Europa), che avevano determinato pessime condizioni di vita nelle città, mentre la forza-lavoro nelle campagne diminuiva. I lavoratori, che ancora non potevano votare, cominciarono a riunirsi in organizzazioni sindacali per ottenere l’uguaglianza politica e, sulla spinta di un imponente sciopero generale (1893), indussero il Parlamento a riformare il sistema elettorale e a introdurre il suffragio universale maschile, lasciando tuttavia un maggior potere alle burocrazia e all’oligarchia economica e agricola.
Un ulteriore grave problema interno era rappresentato dalla mancanza di una lingua comune: gli abitanti del paese erano infatti divisi tra fiamminghi di madrelingua olandese e valloni di madrelingua francese; benché i fiamminghi fossero più numerosi, il francese era la lingua delle classi dirigenti. Grazie alla stessa estensione popolare del diritto di voto, il Parlamento stabilì l’utilizzo di entrambe le lingue nel commercio e nell’amministrazione. Durante i primi anni del suo regno, Leopoldo II finanziò personalmente una spedizione lungo il fiume Congo e alla conferenza di Berlino del 1885 fu riconosciuto sovrano del Libero stato del Congo (l’attuale Repubblica Democratica del Congo). Lo sfruttamento delle risorse economiche e umane delle colonie da parte del Belgio fu brutale e destò vaste proteste in tutta l’Europa.
Nel 1909 ascese al trono Alberto, che avrebbe retto la corona belga fino al 1934.
| 4. | La prima guerra mondiale |
Il 4 agosto 1914, una settimana dopo lo scoppio della guerra, le truppe tedesche attraversarono la frontiera del Belgio, ignorando la neutralità proclamata dal paese. Il governo fronteggiò l’invasione chiedendo aiuto a Francia, Gran Bretagna e Russia. L’esercito belga resistette eroicamente contro forze notevolmente superiori e per quattro anni le sue truppe riuscirono a mantenere una striscia di territorio tra il fiume Yser e il confine francese. Nel contempo, l’occupazione tedesca del territorio belga fu particolarmente brutale, con deportazioni della popolazione e confische dei beni. Un milione di belgi lasciarono il paese; altrettanti, tra militari e civili, persero la vita durante la guerra. La più grande offensiva delle truppe alleate, iniziata nel 1918, portò alla liberazione delle coste belghe e, con il trattato di Versailles, la Germania cedette Eupen e Malmédy.
L’opera di ricostruzione postbellica venne realizzata – anche grazie all’unione economica con il Lussemburgo – con impegno e tempestività. L’introduzione del suffragio maschile universale aumentò l’influenza dei socialisti (i maggiori rivali della maggioranza cattolica), mentre fu abbandonata la tradizionale politica di neutralità a favore di un’alleanza militare con la Francia nel 1920. Nel 1925, nella conferenza di Locarno, Gran Bretagna, Francia e Italia si fecero garanti dell’inviolabilità territoriale del Belgio.
| 5. | La seconda guerra mondiale |
Nel 1936, in seguito alla militarizzazione della Renania, compiuta dalla Germania in spregio ai trattati di Versailles, il Belgio riesumò la tradizionale posizione di neutralità. Nel 1937 Francia e Gran Bretagna confermarono tuttavia il sostegno al paese nell’eventualità di un’aggressione straniera. Ma la neutralità del paese era destinata a essere nuovamente violata, senza alcun preavviso, dalla Germania, il 10 maggio 1940; le forze anglo-francesi, inviate a sostegno del Belgio, vennero travolte insieme a quelle nazionali e costrette ad asserragliarsi a Dunkerque, sul confine franco-belga. Il re Leopoldo III firmò la resa incondizionata il 28 maggio e fu trasferito in Austria. Il governo, in contrasto con il re, riparò prima a Parigi, quindi, dopo la capitolazione della Francia, a Londra.
Contro le truppe naziste comparve nel paese un movimento di resistenza. L’occupazione nazista fu invece favorita dal movimento fascista di Léon Degrelle e dalla Lega nazionale fiamminga di Staff De Clerq e di Joris Van Steveren, mentre la Comunità di lavoro tedesco-fiamminga sostenne apertamente l’annessione del paese alla Germania fornendo anche truppe per le SS. La resistenza andò via via rafforzandosi in seguito alle deportazioni, all’instaurazione del Servizio di lavoro obbligatorio e al sistematico saccheggio economico attuato dai tedeschi. Il governo belga in esilio rientrò a Bruxelles l’8 settembre 1944, al seguito degli Alleati, mentre la liberazione del paese fu ritardata dall’offensiva delle Ardenne e si completò il 5 febbraio 1945.
| 6. | Il dopoguerra |
Il dibattito politico del dopoguerra fu dominato a lungo dalla questione della sorte di re Leopoldo, accusato di disfattismo per la resa offerta alla Germania nazista. Nonostante le pressioni del partito cattolico – il Partito cristiano sociale, rafforzatosi in seguito all’estensione del diritto di voto alle donne – per il ritorno del re, il Parlamento belga nell’estate del 1945 estese a tempo indefinito la reggenza del principe Carlo, esiliando di fatto Leopoldo. Nonostante l’instabilità politica, il Belgio assunse un ruolo internazionale di rilievo, entrando nell’ONU nel 1945 e nella NATO nel 1949.
Il 12 marzo 1950, al culmine di un’aspra controversia e di una grave crisi politica, il 57% dei belgi si espresse, nell’ambito di un referendum consultivo, per il ritorno di Leopoldo sul trono belga. Ma il Parlamento continuò a opporsi e fu solo dopo il suo scioglimento e lo svolgimento di nuove elezioni che il re poté rientrare a Bruxelles in luglio. Tuttavia le proteste non si fermarono e il paese venne attraversato da scioperi, dimostrazioni e rivolte, che fecero temere lo scoppio di una guerra civile. Il 1° agosto, dopo aver consultato il governo e i capi politici, Leopoldo acconsentì ad abdicare in favore del figlio Baldovino, che salì sul trono il 16 luglio 1951, non appena diventato maggiorenne.
La ricerca, negli anni Cinquanta, del raggiungimento di un’unità economica e politica tra le nazioni dell’Europa occidentale vide il Belgio tra i paesi più impegnati. Nel 1952, insieme a Francia, Germania, Lussemburgo, Italia e Paesi Bassi, il paese aderì infatti alla Comunità europea del carbone e dell’acciaio e nel 1957 fu membro fondatore della Comunità economica europea (oggi Unione Europea), che a Bruxelles ha il proprio Parlamento.
| 7. | Fine dell’impero coloniale e crisi istituzionale |
Nel 1960 violente sollevazioni nel Congo costrinsero il Belgio a ritirarsi dal territorio africano e il 30 giugno Baldovino proclamò l’indipendenza della colonia, che come nazione libera assunse il nome di Zaire (poi Repubblica Democratica del Congo). Tuttavia Bruxelles continuò a giocare un importante ruolo nel paese soprattutto attraverso le multinazionali belghe, che non furono estranee alla secessione del Katanga e allo scoppio della guerra civile. Nel 1962 anche il territorio del Ruanda-Urundi, amministrato dal Belgio sotto la responsabilità delle Nazioni Unite, conquistò l’indipendenza, proclamando gli stati indipendenti del Ruanda e del Burundi.
Emarginati per il ruolo avuto durante l’occupazione nazista, i fiamminghi iniziarono a riorganizzarsi politicamente negli anni Cinquanta; nel 1954 nacque la Volksunie. A partire dagli anni Sessanta, la vita politica paese fu dominata dal risveglio della questione politico-linguistica tra fiamminghi e valloni. Nel 1962 venne stabilita una frontiera linguistica e i ministeri dell’Istruzione e della Cultura vennero divisi in due sezioni, una fiamminga e l’altra vallone. Nel 1963 venne adottato uno statuto linguistico del comune di Bruxelles e vennero trasferite alcune località da una provincia all’altra. Tuttavia, le tensioni non si smorzarono, causando aspre polemiche.
Nel gennaio 1968, lo scontro tra valloni e fiamminghi provocò una grave crisi di governo. L’università di Lovanio si scisse in due parti e le facoltà francofone lasciarono il Brabante. In giugno, il leader dei cristiano-sociali Gaston Eyskens formò un governo di coalizione con i socialisti. Eyskens venne rieletto nel 1971, ma, costretto a dimettersi l’anno seguente, fu sostituito con un nuovo governo di coalizione a guida socialista. Nel gennaio 1974 i contrasti tra le comunità riesplosero, provocando una nuova crisi politica. Dopo le elezioni di marzo, il leader dei cristiano-sociali Léo Tindemans formò un nuovo governo di coalizione con i liberali e il Raggruppamento vallone. Nel 1973 all’instabilità politica si aggiunse la crisi economica provocata dalla crisi del petrolio. L’invecchiamento dell’industria vallone, la chiusura delle miniere di carbone e di diversi impianti siderurgici aggravarono la crisi.
Tindemans restò alla guida del governo fino al febbraio 1977. Le elezioni di aprile vennero precedute dalla firma del “patto Egmont”, che prevedeva la riorganizzazione del Belgio in tre regioni dotate di un’ampia autonomia. Ma l’applicazione del patto trovò una diffusa opposizione; dalle elezioni del dicembre 1978 emerse un quadro politico non ancora stabilizzato.
| 8. | Riforme costituzionali |
Gli anni Ottanta videro il predominio dei cristiano-sociali e del loro leader Wilfried Martens. Le tensioni e le polemiche tra le diverse comunità si protrassero tuttavia per tutto il decennio.
Nel 1989, durante l’ottavo governo formato da Wilfried Martens, fu approvata una legge per il decentramento che trasferiva diverse competenze dal governo centrale alle amministrazioni regionali e alle comunità linguistiche. Ma l’applicazione delle riforme incontrò nuove difficoltà e le elezioni del 1991 diedero a Martens una risicata maggioranza. Martens lasciò la guida del partito e nel marzo 1992 il suo successore Jean-Luc Dehaene formò un nuovo governo con i socialisti. Pochi mesi dopo il Belgio ratificò il trattato di Maastricht, confermando il suo impegno a favore della cooperazione economica e politica europea.
Nel maggio del 1993 fu completato il processo di decentramento; una nuova Costituzione fece ufficialmente del Belgio uno stato federale composto di tre regioni: Bruxelles, Fiandre e Vallonia. A Baldovino, deceduto il 31 luglio quello stesso anno, successe il 9 agosto il fratello Alberto II.
| 9. | Un paese in crisi di identità |
La definizione del nuovo quadro istituzionale non si dimostrò tuttavia risolutiva. Sullo sfondo della grave crisi economica e delle tensioni tra fiamminghi e valloni, altre questioni intervennero ad agitare il quadro politico belga. Nel 1994 un grave scandalo, legato all’acquisto di elicotteri italiani Agusta e di altro materiale militare, vide coinvolti uomini politici di primo piano. Le elezioni anticipate del maggio 1995 confermarono comunque Dehaene e la coalizione di centrosinistra alla guida del paese. Verso la fine dell’anno la politica del governo incontrò una forte opposizione sociale e il paese fu paralizzato da una serie di scioperi.
Nel 1996 scoppiò il “caso Dutroux”, che causò un’ulteriore lacerazione nella società belga, allargando il fossato tra cittadini belgi e istituzioni. Marc Dutroux aveva rapito, seviziato e ucciso diverse adolescenti, ma le indagini a suo carico erano state colpevolmente ostacolate da disfunzioni burocratiche. Il 20 ottobre, rispondendo all’appello dei genitori delle vittime, centinaia di migliaia di persone fiamminghe e valloni manifestarono sfiducia e risentimento verso le istituzioni, sfilando a Bruxelles nella “marcia bianca”.
Ad accrescere il disagio della popolazione belga contribuirono nel 1996-1997 la crisi economica e la chiusura di diversi impianti industriali, tra cui la Renault di Vilvoorde. Inoltre, fiamminghi e valloni tornarono a minacciare la secessione.
Tra aprile e settembre 1998 la fuga, durata solo poche ore, di Marc Dutroux e la tragica vicenda di Semira Adamu – un’immigrata nigeriana morta soffocata dalla polizia sull’aereo con cui stava per essere rimpatriata – suscitarono ancora sdegno e sfiducia nei confronti delle autorità e causarono le dimissioni di vari ministri.
| 10. | Un nuovo quadro politico |
Nel 1998 il Belgio entrò con il “gruppo di testa” nell’Unione monetaria europea. La situazione economica del paese conobbe un leggero miglioramento. Agli inizi del 1999 si riacutizzò lo scontro tra il Parlamento centrale e quello fiammingo, che si attribuì competenze esclusive in materia fiscale, oltreché sul commercio, l’agricoltura e la ricerca scientifica. La crisi del Kosovo vide il Belgio partecipare con gli altri membri della NATO all’operazione “Forza alleata”.
Le elezioni legislative del giugno 1999 mutarono profondamente il quadro politico tradizionale belga. I cristiano-sociali, dopo decenni di ininterrotto dominio, subirono una pesantissima sconfitta, scendendo sotto il 15% dei suffragi, mentre i socialisti conservarono le loro posizioni. Netta fu invece l’affermazione dei liberali e degli ecologisti. In luglio, Alberto II diede a Guy Verhofstadt, presidente del VLD (Democratici e liberali fiamminghi), l’incarico di formare il nuovo governo, che vide la luce in luglio con la partecipazione dei socialisti, di una coalizione centrista e degli ecologisti, al loro primo ingresso nell’esecutivo federale. Le elezioni registrarono anche la preoccupante affermazione del partito xenofobo e separatista Vlaams Blok, che ottenne quasi il 10% dei voti. Il Vlaams Blok si impose anche nelle successive elezioni comunali dell’ottobre 2000, confermandosi primo partito ad Anversa (dove passò dal 28 al 33% dei voti, conquistando 21 dei 55 seggi) e raddoppiando i voti a Bruxelles (dove raggiunse il 9%).
Il nuovo governo proseguì la riforma federale avviata negli anni Ottanta estendendo le competenze regionali in materia fiscale, agricola, commerciale e scolastica. La legge fu approvata, grazie all’astensione dei cristiano-sociali, nel giugno 2001. Nello stesso mese, avvalendosi di un’avanzata quanto controversa legge in materia di crimini contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio (poi abolita nel 2003), ventitré palestinesi sopravvissuti al massacro di Sabra e Chatila del 1981 denunciarono alla magistratura belga il primo ministro israeliano Ariel Sharon. Il caso sollevò tensioni tra Belgio e Israele, che si allentarono solo in seguito alla decisione della corte d’appello belga di respingere la richiesta dei palestinesi.
Le elezioni del maggio 2003 confermarono la crisi dei cristiano-sociali, che ottennero solo il 13,2% dei voti, e la crescita dei Democratici e liberali fiamminghi, che con il 15,4% diventarono il primo partito belga. Al secondo posto (14,9%) si piazzò l’unione tra il Partito socialista fiammingo e Spirit, un partito di tendenza progressista. Il Partito socialista vallone ottenne il 13%, piazzandosi al quarto posto, mentre si rafforzò il partito xenofobo e separatista del Vlaams Blok (11,6%). Guy Verhofstadt fu confermato alla guida di un nuovo governo di coalizione di centrosinistra.
| 11. | Tensioni razziali |
Nell’ottobre 2005 il progetto di riforma pensionistica del governo incontrò una vasta opposizione nel paese; dopo centinaia di scioperi spontanei, il 28 si fermò tutto il paese per uno sciopero generale proclamato da tutte le federazioni sindacali.
Nel novembre 2004, il partito di estrema destra Vlaams Block venne ritenuto dalla Corte suprema colpevole di incitamento alla discriminazione e alla segregazione razziale ed escluso dal finanziamento pubblico e dall’accesso ai programmi televisivi. Il Blocco fiammingo si sciolse, ricostituendosi subito dopo nel nuovo partito Interesse fiammingo (Vlaams Belang); per non incorrere in ulteriori sanzioni, il Vlaams Belang abbandonò il controverso “piano dei 70 punti”, che prevedeva tra l’altro il rimpatrio coatto degli immigrati ed era stato severamente criticato dalle forze politiche democratiche belghe e dalla Convenzione europea per i diritti umani.
Nel maggio 2006 ad Anversa, una delle culle del Vlaams Belang, un giovane legato al partito xenofobo uccise per strada, in pieno giorno, una baby-sitter africana e la bimba belga di due anni che aveva in custodia e ferì una donna di origini turche. La drammatica vicenda riportò all’attenzione del paese la pericolosa diffusione dell’odio razziale, che trovò conferma a settembre, quando diversi membri dell’esercito furono arrestati con l’accusa di aver costituito un’organizzazione dedita all’aggressione di stranieri e omosessuali e alla destabilizzazione delle istituzioni.
| 12. | Sviluppi recenti |
Le elezioni del giugno 2007 registrano la chiara sconfitta dei partiti di governo, che complessivamente perdono 22 seggi e la maggioranza. I Democratici e liberali fiamminghi del primo ministro Guy Verhofstadt passano dal primo al quarto posto (11,8% dei voti e 18 seggi), preceduti dai cristiano-sociali, che tornano a essere il primo partito del paese (18,5% e 30 seggi), dal Movimento riformatore (12,5% e 23 seggi) e dal Vlaams Belang (12% e 17 seggi). Il Partito socialista vallone ottiene il 10,9% dei voti e 20 seggi, precedendo la coalizione tra Partito socialista fiammingo e Spirit (10,3% e 14 seggi).
Nel dicembre 2007, dopo sei mesi di infruttuose trattative tra i partiti fiamminghi e valloni, Guy Verhofstadt è chiamato alla guida di un governo ad interim, della durata di tre mesi; al nuovo governo, cui partecipano cinque partiti, è affidato il difficile compito di elaborare una proposta di riforma istituzionale rivolta a superare la difficile situazione politica e il rischio di una definitiva spaccatura del paese.