| Trova nell'articolo | Dio | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Dio In religione, il principio e fondamento ultimo della realtà, l’entità suprema e assoluta. Il termine “Dio”, dal latino deus, deriva dalla radice indoeuropea deiwos, che significa “luminoso”, “celeste”.
| 2. | Ebraismo, cristianesimo e Islam |
Nell’ebraismo, nel cristianesimo e nell’Islam, le tre grandi religioni monoteiste, Dio, o Jahvé, o Allah, è concepito in termini di trascendenza, personalità e unità.
| 1. | L’idea ebraica di Dio |
Per Israele la fede in Dio nasce anzitutto come esperienza degli interventi di salvezza di un Dio liberatore. Jahvé (che significa “Io sono colui che fa essere”) è colui che sceglie un popolo prediletto, Israele, con cui sigillare la sua alleanza. Questo Dio è sperimentato come unico, trascendente e santo; il suo comandamento è “non avrai altro Dio all’infuori di me”. La sua sovranità è così grande, che il signore della storia è riconosciuto anche come il creatore del mondo. Egli è il Signore di tutta la Terra. Ciò motiva il rifiuto ebraico nei confronti dell’idolatria: nessuna creatura può rappresentare il Creatore ed è dunque proibito farsene un’immagine materiale. Ma l’uomo è creato a immagine di Dio e ne è il rappresentante nei confronti del creato. Questo Dio è vicino al suo popolo; alcune immagini lo mostrano che promette e minaccia, adirato e persino geloso, ma i suoi attributi specifici sono giustizia, misericordia, verità e fedeltà. È rappresentato come re, giudice, pastore, alleato del suo popolo, padre, sposo, difensore dei deboli.
| 2. | Il Dio cristiano |
La medesima fede nel Dio della promessa e della salvezza caratterizza l’evangelo (la lieta notizia) di Gesù: egli annuncia il Padre che salva e perdona l’uomo.
Dio si è fatto così vicino agli uomini da mandare sulla terra suo Figlio, Gesù di Nazareth, il Cristo. L’incarnazione del Verbo è la novità inaudita della fede cristiana: il Dio ineffabile e trascendente nel Figlio si è fatto uomo, ha sofferto ed è morto per amore dell’uomo. Dio è amore (Giovanni 1:4-8) e la stessa vita intima di Dio è amore: lo Spirito Santo è il dono che consente all’uomo di partecipare a questa vita intima di Dio e di divenirne Figlio.
La dottrina della Trinità, già presente nel Nuovo Testamento, venne ampiamente elaborata nel IV secolo. Il Dio dell’Antico Testamento è per i cristiani il Padre, nome con cui lo aveva chiamato Gesù, e che è utilizzato per sottolineare il suo amore per gli uomini piuttosto che la sua potenza. Gesù stesso, riconosciuto come il Cristo, è indicato come Figlio incarnato o Verbo (Logos), manifestazione concreta di Dio nel finito. Entrambe le espressioni, Figlio e Verbo, implicano la distinzione dal Padre, ma anche l’essere “della stessa sostanza” (in greco homooúsios). Lo Spirito Santo, che secondo la Chiesa cattolica procede dal Padre e dal Figlio, mentre per la Chiesa orientale procede solo dal Padre (è l’argomento della controversia del Filioque), è amorevole presenza di Dio nella creazione.
| 3. | Islam |
Il nome Allah significa “il Dio”: egli è personale, trascendente e unico ed è vietato rappresentarlo in qualsiasi forma di creatura. La prima norma di fede è: “Non c’è dio all’infuori di Allah e Maometto è il suo profeta”. Allah ha sette attributi fondamentali: vita, conoscenza, potenza, volontà, udito, vista e parola, di cui gli ultimi tre non devono essere intesi in senso antropomorfico. La sua volontà è assoluta e tutto quel che accade nel mondo dipende da lui.
| 3. | Dio nella filosofia e nella teologia occidentali |
Nella filosofia greca, con Anassagora, Platone e Aristotele, Dio non è concepito come creatore della materia dal nulla, ma come intelligenza ordinatrice del cosmo. L’idea di Dio creatore emerge invece con chiarezza a partire dai padri della Chiesa e nella filosofia che si ispira alla tradizione cristiana.
Tommaso d’Aquino, con le sue “cinque vie”, dimostrerà l’esistenza di Dio, che in quanto pienezza di essere è fondamento dell’essere finito e diveniente. Altre correnti filosofiche invece affermeranno che, se l’essere assoluto si partecipa agli esseri finiti, non c’è distinzione tra Dio e il mondo, approdando a forme di panteismo.
La dialettica fra trascendenza e immanenza di Dio segna tutta la storia del pensiero occidentale (si vedano, ad esempio, pensatori come Spinoza, Hegel, Heidegger), così come il dibattito tra l’inconoscibilità di Dio, che è mistero inaccessibile alla mente umana (teologia dei Padri e dei mistici) e la teologia “affermativa” che dichiara invece la possibilità di conoscere Dio sulla base dell’analogia con l’essere creato. In questo senso Tommaso d’Aquino afferma che Dio è “persona” in senso analogico.
All’astratto “Dio dei filosofi”, raggiunto attraverso la ragione umana, Blaise Pascal contrappose il “Dio della fede”, realtà vivente ed essenza del vissuto individuale. Allo stesso modo, Søren Kierkegaard preferì insistere sulla natura paradossale della fede religiosa.
| 1. | Fede e ateismo |
Nonostante la grande varietà di concezioni di Dio, la fede in un essere supremo è stata prevalente in quasi tutte le società della storia per lungo tempo. Sebbene già nell’antichità fossero presenti orientamenti filosofici e religiosi come lo scetticismo, il materialismo e l’ateismo, la negazione di Dio è però un fenomeno culturale proprio delle società occidentali moderne.
A partire dall’illuminismo in poi il pensiero moderno ha conosciuto lo sviluppo di filosofie atee, che negano l’esistenza di Dio sulla base di diverse argomentazioni. Le filosofie materialistiche sostengono che l’universo materiale costituisce la realtà ultima; altri affermano che la forza della sofferenza e del male nel mondo esclude l’esistenza di un essere onnipotente e giusto. Gli agnostici pensano che le prove pro e contro l’esistenza di Dio non consentano una conclusione e sospendono il giudizio. I positivisti ritengono che l’indagine razionale debba limitarsi ai fatti empirici, così che l’affermazione o la negazione di Dio siano prive di significato.
| 2. | La natura complessa del credere |
Se Dio è il fondamento e la sorgente dell’essere e non semplicemente un altro essere, sia pure quello supremo, non esiste nel modo in cui esistono le cose del mondo. Credere in Dio è avere fede nel fondamento ultimo dell’essere, o nella razionalità ultima e nella bontà della realtà. Il fondamento del credere è rinvenibile nell’esperienza: a un’analisi attenta essa continuamente rimanda a un ulteriore, a un significato che la supera pur radicandosi in essa. In questo senso l’esperienza mostra un fondamento che non può esaurirsi al suo interno. L’esperienza si “apre”, diventa allusiva, in un continuo gioco di “rivelarsi” e “nascondersi” del mistero che la pervade.
Esistono numerose esperienze del Sacro: esperienze mistiche, esperienze morali, relazioni interpersonali, il senso del bello, la ricerca della verità, la coscienza della finitudine, perfino l’incontro con la sofferenza e la morte. Queste sono chiamate a volte situazioni-limite, secondo un’espressione usata dal filosofo Karl Jaspers, perché coloro che vivono tali esperienze sembrano urtare contro i limiti del proprio essere. In tal modo, tuttavia, essi acquistano coscienza di un essere che li trascende, con la percezione della differenza e della somiglianza, consapevoli di ciò che Rudolf Otto, in una definizione ormai classica, chiamò mysterium tremendum et fascinans, il mistero che incute timore e contemporaneamente esercita fascino.
| 3. | Le “prove” dell’esistenza di Dio |
Se l’esperienza religiosa intuitiva è accessibile a ogni uomo, la riflessione più propriamente filosofica ha elaborato un suo approccio teorico-razionale a Dio e ha focalizzato delle “prove” della sua esistenza. Tali argomenti tendono a mostrare che ove non si ponga un principio o fondamento assoluto, il reale risulta contraddittorio e inspiegabile. Le “prove” possono essere a priori o a posteriori. La prima linea è quella seguita nel Medioevo da sant’Anselmo, per il quale l’idea stessa di un essere di cui non se ne possa pensare uno più perfetto implica la sua esistenza, perché l’esistenza stessa è un aspetto della perfezione. Molti filosofi hanno negato la validità logica di questo passaggio dall’idea all’esistenza di fatto, ma questo argomento ontologico è ancora discusso.
Le dimostrazioni a posteriori sono quelle seguite nel XIII secolo da Tommaso d’Aquino il quale propose cinque prove dell’esistenza di Dio: 1) il divenire, attestato dall’esperienza, è sempre passaggio dalla potenza all’atto e richiede, in ultima istanza, un atto puro; 2) la catena delle cause deve fondarsi su una causa prima non causata; 3) i fatti contingenti del mondo presuppongono un essere necessario che li ha determinati; 4) si può osservare nell’universo una gerarchia degli enti superiori e inferiori e ciò rimanda a una realtà perfetta al vertice della gerarchia; 5) l’ordine e l’armonia della natura richiedono che alla loro sorgente esista un essere che possiede la massima sapienza.
Immanuel Kant, filosofo tedesco del XVIII secolo, rifiutò gli argomenti di Tommaso, ma sostenne la necessità dell’esistenza di Dio come supporto e garanzia della vita etica. Questi argomenti a sostegno dell’esistenza di Dio sono stati sottoposti a critiche ripetute e penetranti e vengono riformulati costantemente. In ultima istanza, credere in Dio è un atto di fede che deve radicarsi nell’esperienza personale, in quanto non coinvolge soltanto la dimensione intellettuale, ma è esperienza globale che implica una scelta di libertà e coinvolge la complessità della persona.
| 4. | Le religioni orientali |
Malgrado le differenze, le concezioni di Dio riscontrabili in ebraismo, cristianesimo e Islam presentano elementi comuni; le grandi religioni asiatiche, invece, appartengono a un universo culturale assai diverso. Perfino l’uso della parola “Dio” nel contesto delle religioni asiatiche può essere fuorviante, poiché comporta generalmente la connotazione di personalità, mentre potrebbe risultare più pregnante la categoria del “Sacro”, che include sia l’idea di un Dio personale sia quella di un assoluto impersonale o sovrapersonale.
| 1. | Induismo |
Nell’induismo il Sacro può essere inteso in vari modi. Filosoficamente è inteso come brahman, l’unica realtà eterna, assoluta, che pervade totalmente l’esistente, così che il mondo del mutamento è solo apparenza superficiale (maya). Nella religione popolare vengono riconosciuti numerosi dei, ma, per la speculazione filosofica, essi sono manifestazioni del brahman, ciascuna delle quali possiede funzioni proprie. I tre dei principali, con il compito rispettivamente di creare, conservare e distruggere, sono uniti nella Trimurti, o “tre potenze”. In senso stretto il dio creatore non crea nel senso ebraico-cristiano perché il mondo è eterno ed egli è semplicemente il dio esistito da sempre. Nell’induismo della bhakti, la via della devozione personale, Dio è concepito come persona.
| 2. | Buddhismo e religione cinese |
Si afferma talvolta che il buddhismo sia ateo, ma non è così: gli dei sono reali, ma non sono la realtà ultima; lo è il Sacro, l’ordine cosmico impersonale. Nel buddhismo Mahayana di Cina e Giappone il Buddha stesso è concepito anche come essere divino.
Nelle religioni cinesi autoctone, il politeismo dei culti popolari si modificò a contatto con le tradizioni filosofiche sviluppate dall’élite intellettuale. Anche in queste filosofie il Sacro supremo pare essere stato concepito come ordine impersonale. Nel taoismo esso è il ritmo dell’universo; nel confucianesimo è la legge morale del cielo.
| 5. | Politeismo e animismo |
Il politeismo concepisce l’esistenza di numerose entità sacre, ciascuna delle quali manifesta un particolare attributo divino o si cura di un aspetto specifico della natura o degli eventi umani.
Il politeismo fu la forma religiosa più comune nel mondo antico ed ebbe ampio sviluppo in Egitto, Mesopotamia, Grecia, Roma. Tende però a sviluppare una concezione unitaria del divino (come dimostrato dall’induismo) quando una divinità del pantheon politeistico acquista una marcata superiorità sulle altre. Il politeismo probabilmente si sviluppò da una forma religiosa più tradizionale (ancora praticata in molte zone del mondo) chiamata animismo, che si basa sulla credenza in una molteplicità di forze spirituali localizzate e dotate di un potere limitato, alcune benevole, altre ostili. Nell’animismo il senso del sacro pervade l’intera natura.