Senofonte
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Senofonte
3. Le opere

Senofonte scrisse molte opere in prosa, delle quali è difficile fissare la cronologia; dimostrò una straordinaria versatilità cimentandosi in generi letterari già collaudati e dando origine anche a generi nuovi come il diario e la biografia, che avranno poi larga diffusione nell’età ellenistica.

I sette libri dell’Anabasi presentano il racconto, fatto da Senofonte in terza persona, della rivolta di Ciro di Persia, della sconfitta a Cunassa e soprattutto della ritirata dei mercenari greci, evento che occupa la parte principale dell’opera. Senofonte narra minuziosamente, quasi diaristicamente, dati, eventi e dimostra particolare cura nella descrizione dei paesaggi attraversati nella sua lunga marcia; inoltre, sottolinea spesso l’importanza del suo ruolo ponendosi sempre al centro della narrazione.

Le Elleniche, composte di sette libri, trattano il periodo della storia greca dal 411 a.C. (anno in cui, nell’opera di Tucidide, si interrompe il racconto della guerra del Peloponneso) fino al 362 a.C., anno della battaglia di Mantinea. Recentemente, in base a criteri stilistico-strutturali – il taglio impersonale della narrazione e la sequenza annalistica dei primi due libri che trattano gli eventi dal 411 al 403 – si è ipotizzato che questa prima parte costituisca in realtà l’ultima sezione dell’opera di Tucidide, pubblicata da Senofonte e confluita poi all’inizio delle Elleniche. Nella seconda parte dell’opera, che si caratterizza per una certa trascuratezza cronologica, Senofonte non nasconde le sue simpatie per gli spartani e dà grande importanza al racconto di imprese militari.

Benché Senofonte non abbia l’acutezza di Tucidide nel cogliere le cause, anche politiche, dei fenomeni, la sua opera è senza dubbio importante poiché rappresenta il primo tentativo di scrivere una storia complessiva del mondo greco; e in questo, come nella tendenza a porre in risalto le grandi personalità, Senofonte si dimostra precursore della storiografia di età ellenistica.

La Ciropedia, in otto libri, è una biografia idealizzata del re persiano Ciro il Grande; l’opera non si sofferma solo sul racconto della giovinezza e dell’educazione di Ciro (come il titolo, traducibile con “L’educazione di Ciro”, farebbe pensare), ma racconta, non senza qualche libertà, tutta la vita del sovrano, che viene presentato come simbolo di tutte le virtù. Anche nello Ierone, dialogo fra Gerone, tiranno di Siracusa, e il poeta Simonide, Senofonte sostiene che la tirannide illuminata sia la forma migliore di governo.

Alla tendenza filospartana si collegano due opere, la Costituzione degli Spartani (un elogio della costituzione di Licurgo) e l’Agesilao (un’operetta encomiastica in cui Senofonte descrive le imprese e tesse le lodi delle virtù del re spartano, suo amico e protettore). Alla frequentazione di Socrate si devono i cosiddetti “scritti socratici”: i Detti memorabili di Socrate, opera in quattro libri in cui si raccontano episodi e colloqui del filosofo, l’Apologia di Socrate, il Simposio e l’Economico, dialogo sull’amministrazione della casa fra Socrate e Critobulo in cui si fa l’elogio dell’agricoltura.

Senofonte trattò con taglio didattico anche argomenti legati ai suoi principali interessi pratici: nell’Ipparchico dà alcuni consigli sull’impiego della cavalleria, nello scritto Sull’equitazione parla dell’allevamento e della cura del cavallo, e nel Cinegetico, opera di non sicura attribuzione, tratta della caccia.