| Gergo | Articolo | ||||
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| 2. | Slang, argot e lingua popolare |
Esiste una differenza funzionale fra il gergo di tipo professionale – che nasce soprattutto per indicare oggetti o concetti specifici di quel campo e per i quali la lingua standard non fornisce o non usa termini sufficientemente precisi – e il linguaggio informale adoperato dai membri di gruppi sociali, che viene compreso in certa misura anche da persone estranee: quello che gli inglesi chiamano slang e i francesi argot, e che costituisce in termini più generali un livello linguistico maggiormente informale o popolare rispetto alla lingua letteraria.
Il linguaggio gergale, infatti, tende a svilupparsi in sottoculture della società; ma se la sottocultura mantiene un forte contatto con la cultura dominante, le sue espressioni gergali penetrano nella lingua comune. Ad esempio, espressioni e termini come “far fuori”, “scendere in campo”, o “marinare la scuola” sono esempi di gergo entrati nel linguaggio comune fino a essere adottati nella lingua. O ancora, nello slang statunitense, termini come cat (“persona coraggiosa”) o cool (“imperturbabile”) sono nati a Harlem, un quartiere di New York a maggioranza afroamericana, e hanno avuto ben presto una larga diffusione.
Poiché il gergo nasce in comunità ristrette, anche la lingua popolare ha spesso un’origine regionale (e talvolta una derivazione dialettale), ma il suo sviluppo solitamente non è legato alla zona specifica di provenienza. Un’espressione informale può diffondersi rapidamente e altrettanto velocemente scomparire. Può essere accettata nel linguaggio corrente sia nel significato gergale originario sia con uno alterato, a volte addomesticato (jazz, ad esempio, aveva originariamente una connotazione sessuale). Alcune espressioni sono di origine antica (ad esempio molti latinismi derivati dal gergo giuridico).
Nel XX secolo i mass media e la velocità negli spostamenti hanno facilitato la circolazione, lo sviluppo e il declino di termini particolari. Cinema, televisione, fumetti e narrativa poliziesca hanno trasformato il gergo della malavita in espressioni slang (ad esempio “cinque sacchi” per 50.000 lire). Anche i mutamenti sociali possono agevolare la diffusione di espressioni popolari: termini del mondo della droga (come “erba”, “spinello”) appartenevano di fatto a un gergo segreto; furono poi adottati dai giovani durante la protesta degli anni Sessanta, fino a divenire ampiamente diffusi negli anni Settanta e Ottanta.
| 1. | Usi |
Il lessico gergale può fornire il nome che meglio definisce un oggetto o un’azione (walkie-talkie, una ricetrasmittente portatile; “stare addosso” guidare troppo a ridosso di un altro veicolo); può offrire uno sfogo emozionale (“va’ al diavolo!” per “vattene!” o “smettila!”) o avere una sfumatura benevola o satirica (“ghisa”, per vigile urbano), fornire eufemismi (“WC” e “toilette”) e può permettere a chi se ne serve di creare un effetto sorprendente utilizzando un’espressione piuttosto carica in un contesto inatteso. Gergo e lingua informale hanno creato migliaia di sinonimi per indicare tutto quel che poteva essere scomodo, imbarazzante o indelicato – o semplicemente inespressivo – nominare direttamente, come parti del corpo (“zucca”), soldi (“grana”), cibo (“sbobba”, “rancio”), vizi (“cicca”, “sbronzo”), attività sessuali (gay, “sadomaso”), delitti (“far fuori”, “fregare”, “grattare”), imprecazioni (“cribbio!”, “diamine!”).
| 2. | Formazione |
Il processo di creazione di espressioni gergali è analogo a quello del parlato ordinario. Le espressioni possono nascere secondo i meccanismi delle figure retoriche (“morto stecchito”, “essere fuori”, “zucca”) o possono essere nuovi significati attribuiti a un termine: un significato ristretto può essere generalizzato (“baracca”, qualsiasi apparecchio mal funzionante) o viceversa. Le parole possono essere sincopate o abbreviate (“tele” per televisione), e degli acronimi possono diventare parole di uso comune (“vip”, “ufo”). Si può aggiungere un suffisso straniero (il suffisso inglese -y nei vezzeggiativi dei nomi propri) e parole straniere possono entrare nell’uso (personal computer, o “pc”). Un mutamento di significato può rendere accettabile una parola volgare (jazz) o rendere volgare una parola normale (“scopare”). Talvolta le parole sono veri e propri neologismi (“cribbio”).
| 3. | Posizione nella lingua |
Il passaggio dal gergo alla lingua popolare è un mezzo di rinnovamento e rivitalizzazione di una lingua, capace di dare forza e colore al linguaggio quotidiano. La lingua informale ha acquisito una propria rispettabilità nel XX secolo, ma in passato è stata spesso respinta, perché considerata volgare. Tuttavia il prestigio di grandi poeti quali Dante e Shakespeare riuscì a diffondere l’uso di alcuni termini contemporanei, e scrittori del XX secolo vi hanno fatto brillantemente ricorso per descrivere particolari ambienti e situazioni. Talvolta costituisce semplicemente lo stadio intermedio in cui si attestano parole o espressioni, prima dell’accettazione completa nella lingua standard. Fra le lingue occidentali hanno un lessico informale particolarmente ricco italiano, inglese e inglese americano, francese, spagnolo (in particolare nella varietà del lunfardo, parlata in Argentina), tedesco, yiddish, rumeno e romani čib, la lingua dei rom.