| Elettroshock | Articolo | ||||
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| 3. | Tecnica dell’elettroshock |
La corrente elettrica utilizzata nel trattamento di elettroshock è di circa 250 milliampere ed è di breve durata. Essa viene generata da due elettrodi applicati alle tempie del paziente. Tale corrente è in grado di indurre una crisi convulsiva, simile a quelle che si verificano nell’epilessia. Durante il trattamento, è possibile che il paziente subisca lussazioni o strappi muscolari, oppure che abbia disturbi respiratori. In genere, per limitare questi effetti collaterali, l’elettroshock viene preceduto dalla somministrazione di barbiturici e di curaro, in modo da ottenere uno stato di rilassamento della muscolatura e l’assenza di stati di ansia. L’elettroshock non può essere impiegato nel caso di donne gravide, o in malati di ipertensione; esso, inoltre, non garantisce una guarigione definitiva, ma una remissione dei sintomi che devono comunque essere affrontati anche con sistemi terapeutici differenti (in particolare, mediante psicofarmaci e psicoterapia).
Un tipo particolare di elettroshock è quello relativo all’applicazione della corrente elettrica solo al lato non dominante del cervello, riducendo così la perdita di memoria, che è l'effetto collaterale più ricorrente di questa terapia convulsivante. L'elettroshock monolaterale, tuttavia, sembra essere meno efficace di quello bilaterale.