| Medicina | Articolo | ||||
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| 13. | Gli albori della medicina moderna |
L’avvenimento che dominò la medicina del XVII secolo e segnò l’inizio di una nuova epoca nella scienza medica fu la scoperta della circolazione del sangue da parte del medico e anatomista inglese William Harvey. Nel 1553 lo spagnolo Michele Serveto aveva descritto il transito del sangue nei polmoni. Nell’opera Exercitatio anatomica de motu cordis et sanguinis in animalibus, del 1628, Harvey dichiarò che il cuore pompa il sangue in una circolazione continua. Marcello Malpighi proseguì l’opera di Harvey, scoprendo i capillari, e l’anatomista italiano Gaspare Aselli fornì la prima descrizione adeguata dei vasi chiliferi.
In Gran Bretagna, Thomas Willis (1621-1675) studiò l’anatomia del sistema nervoso, fu il primo a identificare il diabete mellito e descrisse numerose malattie nervose. Il medico inglese Francis Glisson (1597-1677) pose le fondamenta della moderna conoscenza dell’anatomia del fegato, descrisse il rachitismo (detto anche malattia di Glisson) e fu il primo a dimostrare che i muscoli si contraggono durante i movimenti. Un altro inglese, Richard Lower (1631-1691), compì importanti ricerche sull’anatomia del cuore, dimostrò l’interazione fra aria e sangue ed eseguì una delle prime trasfusioni di sangue riuscite. La sua opera completò quella di altri membri del cosiddetto gruppo di Oxford, i fisiologi Robert Boyle e Robert Hooke, pionieri della fisiologia della respirazione.
| 1. | La scuola iatromeccanica e la scuola iatrochimica |
Il matematico e filosofo francese Cartesio, che eseguì anche dissezioni anatomiche e studiò l’anatomia dell’occhio e il meccanismo della visione, sosteneva che il corpo funzionasse come una macchina. Questa teoria venne abbracciata dai cosiddetti iatromeccanici, le cui idee erano contrastate dagli iatrochimici, che consideravano la vita come una serie di processi chimici. Esponenti della prima corrente furono il medico veneziano Santorio Santorio (1561-1636), che studiò il metabolismo, e il matematico e fisico Giovanni Alfonso Borelli, che lavorò nell’area della fisiologia. Jan Baptista van Helmont, medico e chimico fiammingo, fondò, invece, la scuola iatrochimica, il cui lavoro fu portato avanti dall’anatomista tedesco Franciscus Dubois, che studiò la chimica della digestione e mise l’accento sulla terapia farmacologica delle malattie.
Il medico Thomas Sydenham, detto “l’Ippocrate inglese”, e in seguito il medico olandese Hermannus Boerhaave, sottolinearono l’importanza dell’osservazione diretta del malato e dell’approccio clinico alla medicina. Sydenham condusse vasti studi sulla malaria e sui meccanismi delle epidemie e operò la distinzione fra scarlattina e morbillo. Nel 1632 l’introduzione in Europa di una sostanza che sarebbe divenuta nota come chinino, ottenuta dalla corteccia di Chinchona officinalis, rappresentò un altro importante progresso terapeutico.
| 2. | Vitalisti e meccanicisti |
Dopo le scoperte dell’astronomo polacco Niccolò Copernico, di Galileo e del matematico e fisico Isaac Newton, la medicina del XVIII secolo si sforzò di adattarsi al rigore degli studi tecnico-scientifici. Ciononostante continuarono a ottenere credito teorie astruse e non dimostrate. Georg Ernst Stahl sosteneva, ad esempio, che l’anima fosse il principio vitale e che controllasse lo sviluppo organico (vedi Vitalismo); al contrario, il medico tedesco Friedrich Hoffmann (1660-1742) considerava il corpo come una macchina e la vita come un processo meccanico (vedi Meccanicismo).
Queste teorie opposte di vitalisti e meccanicisti ebbero grande influenza sulla medicina del XVIII secolo. Lo scozzese William Cullen (1710-1790) attribuiva la malattia all’eccesso o alla carenza dell’energia nervosa, mentre John Brown (1735-1788), suo discepolo, insegnava che la malattia era causata da debolezza o da inadeguata stimolazione dell’organismo: in base alle sue teorie, note come “sistema browniano”, sarebbe stato necessario aumentare la stimolazione tramite terapia con alte dosi di farmaci e salassi (il salasso, di antichissima origine, era una pratica con la quale si aspirava sangue dal corpo di un malato, spesso con l’ausilio di sanguisughe, poiché si riteneva che ciò potesse fare “uscire” la malattia).
| 3. | Omeopatia, frenologia, mesmerismo |
Verso la fine del XVIII secolo il medico tedesco Samuel Hahnemann sviluppò il metodo dell’omeopatia, basato su dosi infinitesimali di rimedi di natura vegetale, minerale o animale. Altri metodi proposti verso la fine del XVIII secolo e all’inizio del XIX furono la frenologia, una teoria formulata dai medici tedeschi Franz Joseph Gall (1758-1828) e Johann Caspar Spurzheim (1776-1832), che ritenevano che l’esame del cranio di un soggetto avrebbe rivelato informazioni sulle sue funzioni mentali, e la teoria del magnetismo animale, o mesmerismo, sviluppata dal medico austriaco Franz Mesmer, che credeva nell’esistenza di una forza magnetica dotata di potenti influssi sul corpo umano.