Medicina
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Medicina
14. La fine del XVIII secolo

Nel XVIII secolo ebbe grande importanza il lavoro del medico britannico William Smellie (1697-1763), le cui innovazioni nel campo dell’ostetricia infransero il monopolio delle levatrici, e quello dell’anatomista e ostetrico scozzese William Hunter (1718-1783), che studiò con Smellie ed era fratello del noto anatomista e chirurgo John Hunter (1728-1793). William Hunter ridiede vitalità allo studio dell’anatomia in Inghilterra e portò avanti il lavoro di Smellie, teso a fare dell’ostetricia un ramo separato della medicina.

Altri importanti contributi di questo periodo furono la costituzione della disciplina della patologia da parte dell’anatomopatologo italiano Giambattista Morgagni; gli studi sulla fisiologia sperimentale del naturalista e biologo italiano Lazzaro Spallanzani, che rifiutava la teoria della generazione spontanea; la ricerca sulla fisiologia neuromuscolare dello scienziato svizzero Albrecht von Haller; nonché gli studi sulla pressione del sangue eseguiti dal botanico, chimico e fisiologo inglese Stephen Hales (1677-1761). Importanti studi di botanica furono condotti dallo svedese Carlo Linneo, che inventò il moderno sistema di classificazione tassonomica basato sulla nomenclatura binomia, e dal medico, botanico e minerologo britannico William Withering (1741-1799), che introdusse il farmaco estratto dalla digitale.

Al citato John Hunter si devono grandi progressi nella chirurgia; il medico scozzese James Lind (1716–1794) trattò lo scorbuto, combattendo la carenza di vitamina C che causava la malattia, prescrivendo bevande a base di succo di limone. Il riformatore sociale britannico John Howard sostenne la necessità di un trattamento più umano dei pazienti degli ospedali e dei reclusi delle prigioni in tutta l’Europa. Nel 1796 Edward Jenner scoprì il principio della vaccinazione come misura preventiva contro il vaiolo, rendendo possibile il controllo di questa malattia e gettando le basi dell’immunizzazione moderna.