| Trova nell'articolo | Calabria | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Calabria Regione amministrativa dell'Italia meridionale; si affaccia sul mar Tirreno a ovest, sul mar Ionio a est e a sud, e confina con la Basilicata a nord. Comprende le province di Catanzaro, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria e Vibo Valentia; capoluogo regionale è Catanzaro.
Il nome della regione ha una storia singolare. Era chiamata nell'antichità Brutium, dal nome degli abitanti, mentre, sempre dal nome della popolazione, era denominata “Calabria” l'attuale penisola del Salento, in Puglia. Dopo la caduta dell'impero romano il nome Brutium cadde in disuso né fu mai più ripreso, probabilmente anche per la scarsa influenza esercitata dai bruzi, un popolo numericamente esiguo di pastori e di agricoltori seminomadi. Gli eventi storici, con il succedersi delle conquiste e delle perdite territoriali dei vari dominatori in Italia, portarono dapprima – a partire dal VII secolo – a chiamare col nome di Calabria sia la penisola salentina sia l'attuale penisola calabra; in seguito, con l'estendersi del termine di Apulia all'odierna Puglia, quello di Calabria rimase a indicare l'attuale regione.
La Calabria ha una superficie di 15.080 km² e una popolazione di 2.009.268 abitanti (2005); è dunque una regione non vasta e scarsamente popolata (la densità media, di 133 abitanti per km² (2005), è di molto inferiore alla media nazionale, che è di 198).
La Calabria forma, come si è detto, una penisola, l'estrema diramazione della penisola italiana. Forse nessuna regione d'Italia ha una così marcata delimitazione fisica: su tre lati è circondata dal mare, mentre a nord il confine è segnato dal massiccio del Pollino, il più imponente dell'Italia meridionale.
| 2. | Territorio |
La posizione geografica è stata favorevole per la Calabria agli albori della sua storia quando, più di duemila anni or sono, i greci dominavano i commerci del mar Mediterraneo; in seguito la regione divenne essenzialmente terra di conquista. Infatti, a differenza di altre regioni marittime, la Calabria non seppe mai trarre vantaggio dai suoi mari: lo conferma anche il fatto che tre dei suoi cinque capoluoghi di provincia sono situati nell'interno.
Sicuramente le caratteristiche fisiche della Calabria non sono particolarmente propizie. Più del 91% del territorio è formato da montagne e colline, queste ultime un poco più estese (49,3%). Le pianure (8,9%) sono limitate a fasce costiere, lunghe e strette, talvolta paludose. La regione è inoltre spesso soggetta ad attività sismica. In corrispondenza della Calabria la penisola italiana volge bruscamente il suo generale andamento, che è da nord-ovest a sud-est, verso sud-ovest, quasi a saldarsi con la vicina Sicilia: nel punto più stretto, in corrispondenza dello stretto di Messina, la coste calabre e quelle siciliane distano appena 3 km.
I rilievi della Calabria includono a nord il versante meridionale del massiccio del Pollino (Serra Dolcedorme, 2.267 m), con il quale termina l'Appennino lucano; al di là del solco segnato dal passo dello Scalone (740 m) inizia l'Appennino calabro. Questa sezione degli Appennini si distingue da tutte le altre sia per la natura delle rocce sia per la loro morfologia. Prevalgono infatti le formazioni cristalline, paleozoiche, del tutto diverse quindi da quelle, argillose e calcaree, dominanti negli Appennini. Il rilievo, inoltre, è caratterizzato da forme arrotondate se non da veri e propri altipiani; finisce di articolarsi in catene, presentandosi come successione di grandi blocchi a sé stanti. Nelle remote epoche geologiche i massicci calabri formavano delle isole, le cui rocce furono erose nel corso di circa 200 milioni di anni, saldate tra loro per il sovrapporsi di strati sedimentari.
I due massicci più importanti ed elevati sono la Sila (che tocca i 1.928 m) e l'Aspromonte (1.955 m), situati rispettivamente al centro e al sud della penisola calabra. Sul fronte occidentale, tirrenico, la Sila è orlata, al di là di un profondo solco, il Vallo (o valle) del Crati, dalla cresta dirupata della Catena Costiera (chiamata anche Catena Paolana, dal nome del centro più importante, Paola); lunga una settantina di chilometri, culmina nel monte Cocuzzo (1.541 m) ma costituisce una specie di muraglia compatta che si mantiene sui 1.100-1.300 metri di quota.
Un'altra depressione chiude a sud la Sila, in corrispondenza del cosiddetto istmo calabro, una vera e propria strozzatura della penisola, largo appena 30 km, tra il golfo di Sant'Eufemia, sul mar Tirreno e il golfo di Squillace, sullo Ionio; al di là dell'istmo – chiaramente un antico braccio di mare – il suolo si rialza in una orlatura lunga una cinquantina di chilometri, chiamata Le Serre (monte Pecoraro, 1.423 m), che giunge in prossimità dell'Aspromonte.
Tra i massicci montuosi e le coste si distende una serie ininterrotta e irregolare di colline; costituite da rocce calcaree, sono profondamente incise dai corsi d'acqua che le dilavano in modo impetuoso durante le piene, dando luogo a frequenti e rovinosi fenomeni di erosione. Così ai profili tondeggianti delle zone di montagna, la Calabria contrappone pendii in genere ripidi, e soprattutto gravemente franosi, in quelle collinari. Le coste si sviluppano per 780 km; e, poiché la regione si allunga per circa 250 km, nessun punto della Calabria dista dal mare più di 50 km. Le coste tirreniche si arcuano nel golfo di Sant’Eufemia e nel golfo di Gioia, che giunge sino allo stretto di Messina, e tra i quali si interpone il capo Vaticano; le coste ioniche hanno le principali rientranze nel golfo di Squillace e nel vasto golfo di Taranto, ripartito con la Basilicata e con la Puglia. Nonostante il rilevante sviluppo delle coste, che sul versante tirrenico si affacciano al mare con formazioni a terrazze, la regione non possiede nessun buon porto naturale.
Le pianure costiere terminano in genere sul mare con un rialzo sabbioso o ghiaioso; nella fascia retrostante perciò i corsi d'acqua si impaludano e i suoli richiedono quindi opere di bonifica. Sul Tirreno le principali pianure prendono nome dai rispettivi golfi (piane di Sant'Eufemia e di Gioia); la più vasta area pianeggiante è affacciata però sullo Ionio, ed è precisamente la piana di Sibari (180 km²), formata dalle alluvioni del fiume Crati e del suo affluente Coscile. La pianura deriva il nome da Sibari, una fiorente città fondata dai greci nell'VIII secolo a.C.
Il Crati (81 km di lunghezza; 2.440 km² di bacino) è il fiume più importante della Calabria: nasce nella Sila e sfocia nella costa ionica dopo aver attraversato la piana di Sibari. Tra i suoi maggiori affluenti si cita il fiume Mucone (lungo 49 km). Gli altri corsi d'acqua non solo hanno bacini limitati, ma sono tutti soggetti a uno spiccato regime torrentizio, in quanto alimentati solo dalle piogge, e alternano assolute magre estive a brevi e rovinose piene tardo-invernali e primaverili. A questo tipo di regime si connette la formazione delle cosiddette 'fiumare', i larghi greti ghiaiosi che formano il fondo delle valli, che dai rilievi interni scendono verso il mare.
Completamente asciutte o al massimo ridotte a esigui rigagnoli per gran parte dell'anno, le fiumare durante le piene – perlopiù all'inizio della primavera – si riempiono all'improvviso d'acqua, scorrono con grande velocità, vorticose di ciottoli e sfasciumi strappati dai monti, frequentemente inondando i terreni circostanti in basso, distruggendo coltivazioni e manufatti. La Calabria non ha laghi naturali; qualche bacino artificiale (di Arvo, di Ampollino ecc.) è stato creato con sbarramenti di corsi d'acqua sulla Sila.
| 1. | Clima e ambiente |
Dal punto di vista climatico la Calabria, regione pienamente mediterranea, presenta alcune anomalie rispetto alle caratteristiche che essa dovrebbe avere, considerando la posizione geografica e l'accentuato carattere marittimo. È l'elevata e prevalente montuosità del territorio, che racchiude alcune conche isolate dalle correnti aeree, a determinare in molte zone situazioni del tutto particolari. La Calabria ha due stagioni ben differenziate: un inverno anche rigido e umido, un'estate nettamente calda e asciutta.
L'influsso marittimo, che fa sentire i suoi effetti prevalentemente lungo la costa, si esaurisce via via che si procede nell'entroterra, data la vicinanza dei rilievi al mare: la valle del Crati, ad esempio, ha temperature estive costantemente molto elevate. Tuttavia la media estiva in gran parte della Calabria si aggira sui 24 °C. È soprattutto d'inverno che sono veramente marcate le differenze. Mentre sulle coste la media di gennaio è sui 10 °C, nelle zone interne, su quasi metà della regione, addirittura non supera i 4 °C, che, al di sopra dei 1.500 metri di quota sulla Sila e dei 1.700 metri sull'Aspromonte, scendono con facilità al di sotto dello zero.
Il rilievo tuttavia esercita un influsso ancora più significativo sulla piovosità; in modo abbastanza netto si oppongono pianure costiere aride a zone montuose interne con precipitazioni frequentemente copiose, e soprattutto un versante, quello occidentale, con piogge tra le più abbondanti dell'Italia peninsulare, in contrasto con quello orientale, molto arido. In tutta l'area volta al mar Tirreno i monti esercitano una determinante azione di cattura delle correnti umide di origine atlantica. Nella Catena Costiera e nell'Aspromonte si toccano e persino si possono superare i 2.000 mm annui di precipitazioni che, concentrandosi nell'inverno, fanno della Calabria la regione con più intensa caduta nevosa dell'Italia meridionale. Per contro tutta la fascia orientale, ionica, si colloca tra i 600 e i 1.000 mm annui, con valori anche più bassi nelle aree pianeggianti, ad esempio nella piana di Sibari.
L'ambiente naturale presenta situazioni di degrado anche molto gravi. Innanzitutto, il disboscamento, che nel corso dei secoli ha drasticamente ridotto i boschi montani che ricoprivano la regione e ha esposto i ripidi versanti al dilavamento franoso dei terreni; in secondo luogo la stessa secolare incuria nella regolamentazione dei corsi d'acqua ha favorito l'impaludamento delle pianure alle loro foci.
Di recente, particolarmente tra gli anni Settanta e Ottanta, si è avuto un vero e proprio assalto alle coste, in parte legato a un turismo non controllato, in parte al crescente spostamento della popolazione dalle zone interne a quelle litoranee, che ha portato alla costruzione di abitazioni, sovente abusive, su coste rocciose rimaste intatte per secoli, dove per l'incombere delle montagne gli spazi adatti agli insediamenti sono assolutamente esigui. Tra le poche zone costiere protette vi è la riserva naturale del fiume Neto, sullo Ionio, che conserva piante (giunchi, salici) e uccelli tipici delle zone palustri. Maggiore attenzione è stata posta alle aree montane interne. Un parco (ripartito con la Basilicata) tutela il massiccio del Pollino; inoltre, sin dal 1968 è stato istituito il Parco nazionale della Calabria, che include gran parte della Sila.
| 2. | Flora e fauna |
Benché il manto forestale sia stato gravemente intaccato, nel complesso le attività umane – almeno sino a epoca recente – hanno operato poche trasformazioni nella vegetazione naturale, anche a causa del modesto popolamento della Calabria. A differenza di quanto si verifica di norma nell'Italia centromeridionale, in questa regione ha uno sviluppo relativamente limitato la macchia mediterranea, la tipica associazione di arbusti sempreverdi (erica, mirto, rosmarino, ginepro, alloro, lentisco): essa interessa i lembi generalmente esigui di pianura costiera. Più povera sul lato ionico, è invece rigogliosa sull'umido versante tirrenico, dove forma, alla quota submontana, una fitta boscaglia, comprendente anche lecci, querce da sughero, oleastri. Lungo le fiumare sono invece frequenti gli oleandri.
Alle quote medie si hanno bei boschi di querce e castagni; segue, al di sopra dei 1.000 metri, il piano del faggio, talora misto ad abeti e pini. I suoli cristallini dei rilievi calabri, freschi e poco permeabili, consentono la formazione di foreste veramente eccezionali per l'ambiente appenninico, con un ricco sottobosco. Tra le più interessanti specie di animali (alcuni dei quali introdotti o reintrodotti per ripopolamento) si annoverano il daino, il capriolo, il cinghiale, la volpe, il gatto selvatico, il lupo e, tra gli uccelli, numerosi rapaci, tra cui anche alcuni esemplari di aquila reale.
| 3. | Economia |
Da tempo la Calabria è in condizioni di arretratezza. Il reddito mensile pro capite, di 881.000 lire (1996), è molto più basso di quello del Nord; il tasso di disoccupazione, 26% (1998), è più del doppio della media nazionale.
Molti sono gli elementi che penalizzano la regione. Una morfologia che lascia ben poco spazio all'agricoltura e che rende disagevoli le comunicazioni e costosi i trasporti; una posizione geografica estrema, che raccorda la Calabria con due altre aree industrialmente deboli, la Sicilia e la Campania, dalle quali quindi non può essere incentivata; una storia che dall'epoca romana in poi è sempre stata caratterizzata da isolamento e da emarginazione, non risolti né dallo stato borbonico né dallo stato nazionale.
Anche in epoca recente l'intervento pubblico ha mancato la realizzazione del “polo di svilippo” che doveva essere costituito dal centro siderurgico di Gioia Tauro, programmato per risolvere i problemi economici della regione sin dagli anni Settanta. Nel contempo si è avuta una forte emigrazione e via via hanno perso peso le attività tradizionali – l'agricoltura, la pastorizia, l'artigianato – senza che vi nascessero, per iniziativa locale o per intervento esterno, imprese industriali.
| 1. | Agricoltura |
Il numero degli addetti (16%) è il triplo della media nazionale; in termini di reddito prodotto, i valori medi restano molto bassi. Tuttavia, a partire dagli anni Cinquanta del Novecento, varie pianure costiere sono state bonificate, soprattutto sullo Ionio, mentre grandi opere idrauliche hanno permesso l'irrigazione di vasti comprensori (nelle valli del Crati e del Coscile, ad esempio); i buoni terreni sono tuttavia ancora scarsi e in più sono variamente dislocati nel territorio, mal collegati dalle strade rurali, se non del tutto isolati tra di loro. Tra le altre principali cause dei perduranti ritardi nel settore agricolo si annoverano la scarsità di capitali e l'eccessiva frammentazione dei fondi agrari (in genere misurano pochi ettari), fattori che non permettono di razionalizzare le colture, di avviare una diffusa commercializzazione o di sostenere un'adeguata attività di trasformazione manifatturiera.
Alla cerealicoltura estensiva si accompagna l'orticoltura (patate, finocchi, melanzane ecc.). La Calabria è la seconda produttrice in Italia di agrumi (dopo la Sicilia; in particolare ha il primato per le clementine, i cedri e i bergamotti) e di olive (dopo la Puglia); più ridotta è la viticoltura, che fornisce uve da tavola e anche vini di qualità, tra cui ad esempio il Cirò.
Cospicue restano le risorse forestali: l'utilizzo delle aree boschive è affidato a un'apposita azienda, la Forestale appunto, che ha funzionato spesso da serbatoio di manodopera in una regione a forte disoccupazione. Benché depauperati, i boschi della Calabria forniscono buoni quantitativi di legname e altri prodotti.
L'allevamento si basa sugli ovini e sui caprini, ma è poco sviluppato, così come la pesca, fatto abbastanza strano per una regione cui lo sviluppo costiero assegnerebbe in teoria una vocazione marittima; tipica è la pesca del pesce spada.
| 2. | Industria |
La Calabria è la regione meno industrializzata d'Italia; dà una misura del ritardo in questo ambito anche il fatto che, con una popolazione che rappresenta poco più del 3% di quella nazionale, il reddito prodotto dalle industrie è di poco superiore all'1%. L'industria di base ha un ruolo assolutamente marginale; le rare aziende (chimiche, meccaniche, metallurgiche) si concentrano in pochissime aree, come Crotone e Vibo Valentia. Maggiore diffusione hanno le aziende alimentari, tessili e del legno. Ha un certo rilievo, anche se appare oggi ridimensionato, il settore edilizio, legato alla fuga dalle campagne e alla conseguente espansione urbana, ma anche al turismo. Sono comunque per la quasi totalità aziende con un numero molto esiguo di addetti.
| 3. | Attività terziarie |
Le attività legate alla pubblica amministrazione (dilatatesi anche per la creazione, nel 1992, delle nuove province di Crotone e di Vibo Valentia) e al commercio al minuto sono gli ambiti del terziario che occupano più manodopera.
Grandi speranze vengono riposte nel turismo, sia balneare sia montano (non è mai veramente decollato quello legato alle pur rilevanti testimonianze artistiche); l'attuale realtà è molto inferiore tuttavia alle aspettative. L'apporto della Calabria al fatturato turistico nazionale è poco più dell'1%; si segnala inoltre la quasi totale assenza di turisti stranieri. Hanno comunque un rilievo predominante le località balneari situate sul Tirreno (tra cui, nella cosiddetta Riviera dei Cedri, Praia a Mare, Diamante, Amantea e, più a sud, Tropea, presso capo Vaticano), favorite dai più agevoli collegamenti con il resto d'Italia; Gambarie nell'Aspromonte e Camigliatello Silano sulla Sila (dove il centro principale è però San Giovanni in Fiore) hanno anche una discreta attrezzatura per gli sport invernali.
Le vie di comunicazione stradali e ferroviarie sono essenzialmente costiere; poggiano sulla ferrovia per Napoli (con una linea trasversale che tocca Cosenza e Catanzaro) e sull'autostrada Napoli-Salerno-Reggio Calabria. Da Villa San Giovanni, presso Reggio Calabria, partono le navi traghetto per i collegamenti marittimi con la Sicilia. Infine la regione è servita dagli aeroporti di Reggio Calabria e di Lamezia Terme.
| 4. | Popolazione e città |
Pur essendo da sempre una regione di non elevato popolamento, la storica debolezza economica della Calabria ha costretto i suoi abitanti a ripetute e marcate emigrazioni. Nel ventennio in cui tutta l'Italia fu più coinvolta in massicci spostamenti di popolazione, sia in arrivo sia in partenza, cioè tra il 1951 e il 1971, circa 700.000 calabresi lasciarono la regione. Tuttavia un tasso di natalità che si mantiene ancora relativamente alto (almeno rispetto alla media nazionale) e una certa emigrazione determinano oggi una fondamentale stazionarietà demografica.
La distribuzione della popolazione registra squilibri meno forti che in altre regioni: si passa da una densità massima (177 abitanti per km²) nella provincia di Reggio Calabria a una minima (101) in quella di Crotone. Eccetto Vibo Valentia, che ha 35.373 abitanti, gli altri capoluoghi oscillano tra i 59.889 di Crotone e i 180.353 di Reggio Calabria. Tra gli altri centri principali si annoverano Palmi e il centro portuale di Gioia Tauro (in provincia di Reggio Calabria), nonché lo scalo aeroportuale di Lamezia Terme (in provincia di Catanzaro). Sui rilievi la popolazione si raccoglie in grossi centri ammassati sui terrazzi montuosi, in posizioni isolate, alti e lontani dalle coste. Nell'Aspromonte si trovano nuclei di popolazione discendenti da genti immigrate dalla Grecia nei secoli passati (roghudi ecc.). Lungo le coste si impone sempre più l'insediamento sparso.
| 5. | Storia |
In Calabria è documentata la presenza dell'uomo fin dal Paleolitico e pure per le successive epoche rimangono molteplici reperti, sempre più significativi per la prima età del Ferro e che hanno nella necropoli di Torre del Mordillo il loro più completo sito archeologico. Alle popolazioni protostoriche che popolavano le coste della Calabria si sovrappose la presenza di coloni ellenici, a partire dall'VIII secolo, avanguardia di un movimento di emigrazione permanente che nei due secoli seguenti toccò l'apice: sorsero così le fiorenti colonie della Magna Grecia, quali Reggio, Sibari, Crotone. Le zone interne furono intanto occupate dai bruzi, da cui derivò il toponimo adottato in età classica per designare il territorio odierno della regione, con esclusione della penisola salentina, chiamata Calabria.
Nelle guerre sostenute dai romani contro Pirro e Annibale, le genti calabre si schierarono con i cartaginesi, riuscendo così a rinviare di qualche decennio il loro passaggio sotto il dominio di Roma. Inserita nella regione augustea chiamata Lucania et Brutium, la Calabria rimase ai margini della storia dell'impero romano, per poi acquisire identità e sviluppo sotto Teodorico e durante la prima diffusione del monachesimo.
L'occupazione longobarda separò le province settentrionali, annesse al Ducato di Benevento, da quelle meridionali, ma nell'885, tornata sotto il governo di Bisanzio, la regione riottenne la sua unità, e si aprì all'influenza della cultura greco-bizantina e del monachesimo di san Basilio. I normanni, insediatisi nel 1060, operarono la conversione della Chiesa locale al rito latino e alla fedeltà pontificia.
Tra il Basso Medioevo e l'età moderna, svevi, Angioini e Aragonesi, che si succedettero nel governo della Calabria, inserita nel Regno di Napoli, esercitarono funzioni pressoché esclusivamente fiscali e militari, lasciando di fatto il governo della società locale nelle mani del ceto nobiliare, composto perlopiù di grandi signori feudali. Anche i Borbone, al potere, con l'interruzione napoleonica, dal 1735 al 1860, confermarono una linea di continuità, che ebbe tuttavia una parziale smentita nella seconda metà del Settecento: dopo il devastante terremoto del 1783, si avviarono infatti tentativi di riforme antifeudali e antiecclesiastiche, orientati a dare sviluppo all'agricoltura e ai commerci, e a far crescere la società civile.
Nel periodo della repubblica giacobina di Napoli (1799) in Calabria furono reclutate le bande legittimiste del cardinale Ruffo, protagoniste del moto reazionario che stroncò l'esperienza repubblicana. Durante il governo di Gioacchino Murat, la Calabria espresse uno spiccato atteggiamento antifrancese. Restaurati i Borbone nel 1814, in Calabria si formarono le prime associazioni repubblicane, attive nei gruppi massonici e quindi nelle società mazziniane. Lo sbarco di Garibaldi a Melito di Porto Salvo, il 20 agosto 1860, diede impulso a un'insurrezione antiborbonica che fiancheggiò e sostenne l'azione militare dei Mille. Dopo l'unità (vedi Risorgimento) la Calabria fu teatro dell'episodio dell'Aspromonte (1862), quando Garibaldi e i suoi volontari furono fermati dall'esercito italiano prima che muovessero su Roma. I gravi problemi di un'economia arretrata vennero pienamente alla luce nell'ultima parte del secolo, grazie anche alle analisi e alle denunce di diversi intellettuali meridionalisti (Fortunato, Villari, Salvemini). Ma furono ancora i colpi inferti dagli eventi naturali a portare in primo piano i problemi della regione, come si vide dopo il terremoto del 1908 (40.000 vittime nella sola città di Reggio), ultimo di una serie di cinque sismi nell'arco di dieci anni. Vedi anche Questione meridionale.
Durante la seconda guerra mondiale lo sbarco degli Alleati nel settembre del 1943 servì a mettere la regione al riparo dai conflitti militari e dalla guerra civile. Negli anni della repubblica l'emigrazione, fenomeno che datava dalla fine dell'Ottocento, riprese consistenza, dirigendosi ora verso le zone industriali del Nord Italia. Allo stato si rivolgevano attese e richieste di interventi a sostegno dell'occupazione e del reddito; in un clima di sfiducia, esplose una sequela di azioni pressoché insurrezionali durante la rivolta di Reggio del 1970 ('boia chi molla'): l'obiettivo immediato era di ottenere la qualifica di capoluogo regionale, in alternativa a Catanzaro, ma la protesta esprimeva un malessere più radicato, tipico di una regione che si sentiva lasciata ai margini dello sviluppo.