Calabria
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Calabria
3. Economia

Da tempo la Calabria è in condizioni di arretratezza. Il prodotto interno lordo fu, nel 2004, di 30.916 milioni di euro; il reddito medio annuo pro capite (12.685 euro) è molto più basso di quello del Nord; il tasso di disoccupazione, 26% (1998), è più del doppio della media nazionale.

Molti sono gli elementi che penalizzano la regione. Una morfologia che lascia ben poco spazio all’agricoltura e che rende disagevoli le comunicazioni e costosi i trasporti; una posizione geografica estrema, che raccorda la Calabria con due altre aree industrialmente deboli, la Sicilia e la Campania, dalle quali quindi non può essere incentivata; una storia che dall’epoca romana in poi è sempre stata caratterizzata da isolamento e da emarginazione, non risolti né dallo stato borbonico né dallo stato nazionale.

Anche in epoca recente l’intervento pubblico ha mancato la realizzazione del “polo di svilippo” che doveva essere costituito dal centro siderurgico di Gioia Tauro, programmato per risolvere i problemi economici della regione sin dagli anni Settanta. Nel contempo si è avuta una forte emigrazione e via via hanno perso peso le attività tradizionali – l’agricoltura, la pastorizia, l’artigianato – senza che vi nascessero, per iniziativa locale o per intervento esterno, imprese industriali.

1. Agricoltura

Il numero degli addetti (16%) è il triplo della media nazionale; in termini di reddito prodotto, i valori medi restano molto bassi. Tuttavia, a partire dagli anni Cinquanta del Novecento, varie pianure costiere sono state bonificate, soprattutto sullo Ionio, mentre grandi opere idrauliche hanno permesso l’irrigazione di vasti comprensori (nelle valli del Crati e del Coscile, ad esempio); i buoni terreni sono tuttavia ancora scarsi e in più sono variamente dislocati nel territorio, mal collegati dalle strade rurali, se non del tutto isolati tra di loro. Tra le altre principali cause dei perduranti ritardi nel settore agricolo si annoverano la scarsità di capitali e l’eccessiva frammentazione dei fondi agrari (in genere misurano pochi ettari), fattori che non permettono di razionalizzare le colture, di avviare una diffusa commercializzazione o di sostenere un’adeguata attività di trasformazione manifatturiera.

Alla cerealicoltura estensiva si accompagna l’orticoltura (patate, finocchi, melanzane ecc.). La Calabria è la seconda produttrice in Italia di agrumi (dopo la Sicilia; in particolare ha il primato per le clementine, i cedri e i bergamotti) e di olive (dopo la Puglia); più ridotta è la viticoltura, che fornisce uve da tavola e anche vini di qualità, tra cui ad esempio il Cirò.

Cospicue restano le risorse forestali: l’utilizzo delle aree boschive è affidato a un’apposita azienda, la Forestale appunto, che ha funzionato spesso da serbatoio di manodopera in una regione a forte disoccupazione. Benché depauperati, i boschi della Calabria forniscono buoni quantitativi di legname e altri prodotti.

L’allevamento si basa sugli ovini e sui caprini, ma è poco sviluppato, così come la pesca, fatto abbastanza strano per una regione cui lo sviluppo costiero assegnerebbe in teoria una vocazione marittima; tipica è la pesca del pesce spada.

2. Industria

La Calabria è la regione meno industrializzata d’Italia; dà una misura del ritardo in questo ambito anche il fatto che, con una popolazione che rappresenta poco più del 3% di quella nazionale, il reddito prodotto dalle industrie è di poco superiore all’1%. L’industria di base ha un ruolo assolutamente marginale; le rare aziende (chimiche, meccaniche, metallurgiche) si concentrano in pochissime aree, come Crotone e Vibo Valentia. Maggiore diffusione hanno le aziende alimentari, tessili e del legno. Ha un certo rilievo, anche se appare oggi ridimensionato, il settore edilizio, legato alla fuga dalle campagne e alla conseguente espansione urbana, ma anche al turismo. Sono comunque per la quasi totalità aziende con un numero molto esiguo di addetti.

3. Attività terziarie

Le attività legate alla pubblica amministrazione (dilatatesi anche per la creazione, nel 1992, delle nuove province di Crotone e di Vibo Valentia) e al commercio al minuto sono gli ambiti del terziario che occupano più manodopera.

Grandi speranze vengono riposte nel turismo, sia balneare sia montano (non è mai veramente decollato quello legato alle pur rilevanti testimonianze artistiche); l’attuale realtà è molto inferiore tuttavia alle aspettative. L’apporto della Calabria al fatturato turistico nazionale è poco più dell’1%; si segnala inoltre la quasi totale assenza di turisti stranieri. Hanno comunque un rilievo predominante le località balneari situate sul Tirreno (tra cui, nella cosiddetta Riviera dei Cedri, Praia a Mare, Diamante, Amantea e, più a sud, Tropea, presso capo Vaticano), favorite dai più agevoli collegamenti con il resto d’Italia; Gambarie nell’Aspromonte e Camigliatello Silano sulla Sila (dove il centro principale è però San Giovanni in Fiore) hanno anche una discreta attrezzatura per gli sport invernali.

Le vie di comunicazione stradali e ferroviarie sono essenzialmente costiere; poggiano sulla ferrovia per Napoli (con una linea trasversale che tocca Cosenza e Catanzaro) e sull’autostrada Napoli-Salerno-Reggio Calabria. Da Villa San Giovanni, presso Reggio Calabria, partono le navi traghetto per i collegamenti marittimi con la Sicilia. Infine la regione è servita dagli aeroporti di Reggio Calabria e di Lamezia Terme.