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| 3. | Il regno |
Attraversato dunque il Giordano (oltre il quale Israele si sarebbe imbattuto nella città di Gerico, miracolosamente conquistata), gli ebrei si insediarono nella Palestina occidentale, soggiogando le popolazioni locali, i cananei, e respingendo gli attacchi dei moabiti e dei filistei, un’etnia appartenente ai cosiddetti “popoli del mare” da cui prende il nome la Palestina. Consolidate le loro posizioni sotto la guida dei capi militari e civili noti come “giudici”, gli israeliti raggiunsero un’effettiva unità politica con il primo re, Saul, salito al trono intorno al 1030 a.C. e caduto combattendo contro i filistei.
Con il successore Davide la conquista di Gerusalemme, antica fortezza cananea proclamata capitale del regno, segnò l’inizio del periodo di massimo splendore per l’antico Israele, ormai dominatore di tutti i popoli dell’area palestinese e sempre più unito dall’ideale religioso. Salomone, figlio di Davide, promosse la costruzione del Tempio di Gerusalemme, il simbolo supremo dell’ebraismo antico, e dotò il regno di una struttura amministrativa e militare degna di una potenza internazionale, anche se la pressione fiscale e il lavoro forzato, strumenti necessari per realizzare opere poderose quali la fortezza di Meghiddo (riportata alla luce dagli archeologi fra il 1925 e il 1939), suscitarono lo scontento della popolazione, creando i presupposti per la rivolta guidata da Geroboamo.
Costui, alla morte di Salomone, avvenuta intorno al 922, rientrò dall’Egitto dove si era rifugiato sotto la protezione del faraone Sisach I (o Sheshonq; 946-913); di fronte al rifiuto di Roboamo, figlio e successore di Salomone, di procedere ad alcune riforme in campo politico e sociale, Geroboamo condusse la spedizione militare che avrebbe portato alla divisione del regno: egli stesso sarebbe stato proclamato sovrano del Regno di Israele, costituito dalle regioni settentrionali della Palestina, mentre Roboamo avrebbe conservato la sovranità sul solo Regno di Giuda, un territorio che si estende per circa 775 km² intorno a Gerusalemme.
Con il re Omri (876-869), fondatore, intorno all’880, della capitale Samaria, il Regno di Israele conobbe un periodo di eccezionale prosperità, mentre il regno di suo figlio Acab fu segnato da una dura controversia religiosa scatenata dall’atteggiamento di sua moglie Gezabele, una principessa di Tiro decisa a introdurre fra gli ebrei le pratiche del paganesimo della sua terra d’origine, respinte come idolatriche dal monoteismo ebraico ed esplicitamente condannate dalla legge mosaica; è questa l’epoca dei profeti, figure come Elia, Eliseo, Amos e Osea, solleciti nel levare la loro voce contro quella che sembrava loro un’intollerabile degenerazione religiosa, un tradimento dell’alleanza con l’unico Dio.
Ma sul regno incombeva ormai l’ombra degli assiri, potenza dominante del Vicino Oriente nell’VIII secolo a.C.: se un primo tentativo d’invasione, condotto nell’853 da Salmanassar III (859-824), fu respinto da Israele, associato alla coalizione di piccoli stati guidata dal re di Damasco Ben Hadad I (morto intorno all’841), nulla poté il regno settentrionale nel 734 di fronte alle armate di Tiglatpileser III (745-727). Caduta fra il 722 e il 721 anche la roccaforte di Samaria, molti degli abitanti furono deportati e la capitale fu ripopolata con coloni assiri che avrebbero adottato la religione ebraica e costituito, con gli israeliti rimasti, la stirpe dissidente dei samaritani.
Il Regno di Giuda dovette invece soccombere alla potenza dei babilonesi, e già nel 598 a.C. Gerusalemme fu conquistata da Nabucodonosor II, che lasciò comunque una minima autonomia agli ebrei elevando al rango di re il principe Sedecìa. La rivolta guidata nel 588 dallo stesso Sedecìa condusse alla fine dell’indipendenza del regno, con l’intervento delle armate di Nabucodonosor che nel 586 distrussero il Tempio di Gerusalemme deportando a Babilonia l’élite intellettuale e politica del popolo ebraico.