| Paleolitico | Articolo | ||||
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| 2. | Periodizzazione |
Verso la metà del XIX secolo gli archeologi europei stabilirono per la prima volta con certezza che l’uomo esisteva sin da tempi remotissimi, e con lui animali ormai estinti; che le pietre ritenute in epoca classica e medievale meteoriti erano in realtà utensili primitivi e che gli strumenti in pietra scheggiata precedevano quelli in pietra levigata, anche se non si conosceva la durata dei relativi periodi d’uso. Si deve al danese Christian Thomsen la classificazione dei reperti preistorici in tre periodi, in base al tipo di materiale maggiormente usato in ciascuno di essi: si affermò così il concetto di un’età della Pietra, seguita dall’età del Bronzo e quindi dall’età del Ferro.
All’interno dell’età della Pietra il naturalista e uomo politico britannico John Lubbock volle riconoscere inoltre due momenti fondamentali, che nel 1865 definì Paleolitico (dal greco palaiós, “vecchio”, e líthos, “pietra”) e Neolitico (da néos, “nuovo”). Il Paleolitico fu poi ulteriormente suddiviso in tre fasi: inferiore, medio e superiore.
| 1. | Paleolitico inferiore |
I più antichi utensili in pietra, rinvenuti in Etiopia e in Kenya, risalgono a poco più di 2 milioni di anni fa; certamente l’uomo usava già da tempo armi e attrezzi, ma realizzati in materiale organico (legno, osso ecc.). Poiché non sono noti aspetti tecnologici ed economici legati all’uso di questi primi strumenti in pietra, si parla in questo caso di “industrie” litiche, non ancora di “culture”. Le industrie litiche delle regioni orientali dell’Africa di quest’epoca remota sono indicate con l’espressione inglese pebble culture (“cultura del ciottolo scheggiato”) o con il termine “olduvaiano”, dalla località della Tanzania (la gola di Olduvai) dove sono maggiormente rappresentate.
Nella fabbricazione dei primi utensili furono usate le pietre più diffuse: diaspro, quarzite, ossidiana, tufo, basalto e soprattutto selce, secondo il tipo di manufatto che si voleva realizzare. Attraverso un percussore litico venivano staccate dai ciottoli numerose schegge, al fine di ricavare un bordo tagliente, atto alla funzione di lama. Le schegge prodotte potevano essere utilizzate anche senza una rifinitura. Se si spuntava o si rompeva con l’uso, il bordo degli strumenti litici poteva essere affilato o ripristinato, lavorando ancora la medesima pietra; del resto, nel caso di rottura o usura grave, non era difficile sostituire l’intero pezzo, data l’abbondanza del materiale.
Il primo ominide a sfruttare ciottoli scheggiati fu Homo habilis, vissuto in Africa tra 2 milioni e 1 milione e mezzo circa di anni fa. In breve perfezionò le tecniche di lavorazione, arrivando a staccare dai blocchi di pietra schegge su entrambi i lati, così da ricavare un bordo più tagliente (pietre bifacciali). I profili, in un primo momento rozzi e primitivi, si fecero sempre più simmetrici e regolari. Un esempio di questo tipo di manufatto è la punta d’ascia a mandorla (o amigdala), con estremità appuntita, margini taglienti e base allargata: poteva essere utilizzata come arma di difesa e di offesa, ma anche come utensile domestico per scuoiare gli animali e tagliare la pelle e la carne.
Le industrie litiche diffuse dall’Africa all’Europa al Vicino Oriente, a partire da circa 1.500.000 anni fa, sono indicate con il termine Acheuleano, dal sito di Saint-Acheul nella Francia settentrionale, e sono associate a Homo erectus, vissuto fino a circa 30.000 anni fa. Nella parte finale dell’Acheuleano si diffuse una nuova tecnica di scheggiatura, definita levallois (dal nome di un sito archeologico francese alla periferia di Parigi), che consisteva nel ricavare da un blocco di selce opportunamente preparato grandi schegge sottili e affilate, di forma predeterminata.
| 2. | Paleolitico medio |
La fase del Paleolitico medio è di difficile definizione, poiché cominciò e si sviluppò in tempi e modi diversi secondo le regioni e i continenti. In Europa, dove è detta anche Musteriano (dal rifugio rupestre di Le Moustier, nella Francia sudoccidentale), è compresa tra 150.000 e 36.000 anni fa e coincide approssimativamente con la diffusione dell’uomo di Neanderthal. Tra i grandi progressi che caratterizzarono questo periodo sono la padronanza del fuoco e il netto miglioramento delle strutture abitative o di rifugio, ricavate nella roccia o costruite con pelli di animali tese su intelaiature e fissate al suolo con pietre. Furono inoltre migliorate la lavorazione degli strumenti bifacciali e la tecnica di scheggiatura levalloisiana, e si affermarono tipologie standard di strumenti, ad esempio punte triangolari e raschiatoi.
In Africa il Paleolitico medio è compreso tra 150.000 e 30.000 anni fa. Nelle regioni settentrionali si diffusero industrie litiche che possono essere assimilate a quelle del Musteriano europeo, pur con varianti locali. Nelle regioni a sud del Sahara continuò la tradizione acheuleana, con strumenti bifacciali e levallois; successivamente in alcune aree si registra la comparsa di tipici strumenti dalle dimensioni ridotte (microliti).
| 3. | Paleolitico superiore |
Durante il Paleolitico superiore, compreso fra 36.000 e 12.000 anni fa circa, in Europa comparve l’uomo di tipo moderno (Homo sapiens sapiens, o Uomo di Cro-Magnon), che si differenziò in varie razze. L’attività produttiva si fece più varia e sofisticata. Le industrie litiche di questo periodo sono caratterizzate dalla comparsa di vere e proprie lame, realizzate staccando con scalpello e punzone (di legno o osso) scaglie lunghe e sottili da un nucleo di pietra precedentemente preparato. Questa nuova tecnica permise un notevole risparmio di materia prima e consentì una maggiore differenziazione e specializzazione degli strumenti: punte, bulini, grattatoi, raschiatoi, perforatori. Ebbe inoltre grande sviluppo la lavorazione di osso, corno e avorio per la produzione di oggetti come aghi, punteruoli, propulsori (bacchette con uncino terminale usate per potenziare la forza di lancio), zagaglie e arpioni dentati. Grazie a questi strumenti i metodi di caccia divennero più efficaci.
Il Paleolitico superiore può essere suddiviso in diverse fasi, associate a diversi tipi di manufatti in pietra: ad esempio, sono caratteristiche le sottili punte a forma di foglia lavorate sulle due facce, prodotte durante il Solutreano nelle regioni atlantiche dell’Europa. L’ultima fase terminò circa 10.500 anni fa con il ritiro dei ghiacci nell’emisfero settentrionale.
In Africa questo periodo (detto anche “media età della Pietra” o “secondo periodo intermedio” con riferimento alle regioni a sud del Sahara) è caratterizzato dall’uso della tecnica levallois, associata alla produzione di lame e lamelle.
Nel continente americano la prima fase della presenza umana (tra 15.000 – o forse addirittura 30.000 – anni fa fino al 5000 a.C. circa) è definita Paleoindiano ed è contraddistinta dalla comparsa di punte in pietra finemente lavorate.