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Mali
1. Introduzione

Mali (nome ufficiale République du Mali, Repubblica del Mali), stato dell’Africa occidentale; privo d’accesso al mare, confina a nord-est con l’Algeria, a est con il Niger, a sud con il Burkina Faso, la Costa d’Avorio e la Guinea, a ovest con il Senegal e la Mauritania. Ex colonia francese, ottenne l’indipendenza, unita in federazione con il Senegal, il 20 giugno 1960. La superficie complessiva del paese è di 1.240.192 km²; la capitale è Bamako.

2. Territorio

Il territorio del Mali è essenzialmente caratterizzato da tre regioni fisiche, gravitanti sull’asse idrografico del fiume Niger: nella parte settentrionale si estende il deserto del Sahara che, a sud, sfuma progressivamente nella regione semidesertica del Sahel. A sud del Niger (che forma, nella parte centrale del paese, un vasto delta interno situato al di sotto del livello del mare e chiamato Macina) si trova la fascia sudanese, caratterizzata da steppa e savana, dove sono situati alcuni rilievi, tra cui il monte Hombori, che raggiunge un’altitudine di 1.155 m, e le falesie di Bandiagara, dov’è insediato l’antico popolo dei dogon; tra gli altri rilievi del paese si ricordano i monti Mandingo, a ovest del fiume Bafing (un ramo sorgentifero del Senegal), e il massiccio dell’Adrar des Iforas, situato nella parte sahariana nordorientale, con altitudini non superiori ai 1.000 metri circa.

1. Clima

Nelle zone non desertiche il clima è caldo e asciutto, con temperature medie che vanno dai 24 °C ai 32 °C a sud e aumentano man mano che ci si sposta verso nord. La media annua delle precipitazioni varia dai 1.400 mm delle estreme zone meridionali ai 1.100 mm di Bamako, per arrivare ai 120 mm delle regioni più settentrionali.

2. Flora e fauna

Nell’area saheliana del Mali crescono acacie (dalle quali si estrae la gomma arabica) e arbusti spinosi, mentre nella regione sudanese sono diffusi i baobab e altri alberi d’alto fusto. Per quel che riguarda la fauna selvatica, le specie più diffuse sono il ghepardo, il leone, il leopardo, la gazzella, l’antilope, lo sciacallo e la volpe del deserto (fennec).

3. Problemi e tutela dell’ambiente

L’ambiente del Mali soffre per la rapida crescita della popolazione e per una siccità che dura da decenni. Il Mali ha un altissimo tasso di natalità, pari al 49,40. Nonostante la siccità permanente, l’86% (1990) della popolazione dipende dall’agricoltura per la propria sopravvivenza.

I combustibili tradizionali, in particolare legna e carbone di legna, forniscono l’88,9% (1997) di tutta l’energia usata nel paese. Di conseguenza il Mali, che è coperto da foreste solo per il 10,1% (2005), ha un tasso annuo di deforestazione pari allo 0,71% (1990–2005). Il 2,1% (2007) della superficie territoriale è sottoposto a tutela.

Il paese lamenta un inquinamento delle acque dovuto all’inadeguatezza dei servizi igienici, solo il 46% (2004) della popolazione ne è dotato e solo il 50% (2004) della popolazione può disporre di acqua potabile.

Il governo ha sottoscritto accordi internazionali sull’ambiente in materia di biodiversità, cambiamento climatico, desertificazione, specie a rischio d’estinzione, la Convenzione sul Diritto del mare, protezione dell’ozonosfera e zone umide. Il paese possiede quattro World Heritage Sites tra cui le falesie di Bandiagara, tutelate dall’UNESCO dal 1989.

3. Popolazione

Il Mali conta 12.324.029 abitanti (2008), con una densità media di 10 unità per km². La popolazione del Mali, quasi interamente sudanese, è composta da diversi gruppi etnici, i più numerosi dei quali sono i bambara (32%), i fulbe (14%), i senufo (12%), i songhai (7%), quindi i tuareg, i soninke, i malinké, i dogon e altri. Il 66% (2005) della popolazione è stanziato in zone rurali, mentre i tuareg e altri berberi conducono una vita nomade nella regione saheliana e in alcune zone del Sahara. A causa delle enormi difficoltà economiche, molti maliani emigrano stagionalmente negli stati confinanti, altri lasciano il paese definitivamente. La speranza di vita è di 49,9 anni (2008).

1. Lingua e religione

Il francese è la lingua ufficiale, ma sono molto diffusi anche diversi idiomi sudanesi e berberi (vedi Lingue camito-semitiche). Il bambara, compreso da circa l’80% della popolazione, tende a essere utilizzato come lingua franca (vedi Lingue africane). L’Islam è la religione predominante, alla quale aderisce circa il 90% della popolazione; circa il 9% segue credenze tradizionali, mentre i cristiani costituiscono solo l’1%.

2. Istruzione e cultura

Le scuole, gratuite e obbligatorie tra i sei e i quindici anni d’età, sono frequentate solo dal 25% dei ragazzi in età scolare. Il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta è del 49,7% (2005).

4. Divisioni amministrative e città principali

Il Mali è suddiviso in otto regioni, a cui si aggiunge il distretto della capitale. Tra le città più importanti vanno ricordate Bamako, la capitale, Sikasso, situata al confine con il Burkina Faso, Ségou e Mopti, importanti centri pescherecci sulle rive del Niger, e infine Timbuctu, città di antiche origini (XI secolo), centro culturale e religioso nelle epoche passate e oggi stazione di partenza per le grandi carovane transahariane.

5. Economia

Il PIL del paese è di 5.866 milioni di dollari USA, che corrispondono a 490,10 dollari pro capite (2006), tra i più bassi del mondo. L’economia è prevalentemente agricola e i raccolti dipendono quasi interamente dall’irrigazione e dalle piene stagionali del Niger e dei suoi affluenti.

1. Agricoltura e allevamento

Nel 2006 il settore primario ha contribuito per il 36,9% alla formazione del PIL, occupando l’86% della popolazione attiva. Destinate quasi completamente al consumo interno, le colture principali sono miglio, riso, sorgo, mais, arachidi, cotone e canna da zucchero. L’allevamento (soprattutto di bovini, ovini e caprini) è altrettanto importante, ma è stato messo gravemente in crisi – come, del resto, tutti gli altri settori dell’economia – dalle prolungate siccità che si sono verificate verso la metà degli anni Ottanta.

Il pesce, importante elemento della dieta delle popolazioni che vivono in prossimità del Niger, viene anche esportato, secco o affumicato. Sono attive alcune piccole industrie per la sgranatura del cotone e la produzione alimentare, cementifici e impianti meccanici. Il modesto comparto industriale fornisce il 24% del PIL, occupando il 2% della forza lavoro. Le risorse minerarie non sono state ancora pienamente valutate; vengono comunque sfruttati i depositi di sale, fosfati, oro e uranio.

2. Commercio e finanza

Nel 2001 il valore totale delle esportazioni fu di 519 milioni di $ USA, a fronte di importazioni per 1.013 milioni di $ USA. I prodotti d’esportazione più significativi sono: cotone, bestiame, arachidi, oro e pesce; le importazioni riguardano soprattutto prodotti derivati dal petrolio, veicoli a motore, alimenti, macchinari e preparati chimici. I principali partner commerciali del Mali sono Francia, Costa d’Avorio, Senegal, Belgio, Lussemburgo, Gran Bretagna e Germania.

Il Mali fa parte della Zona del franco e la moneta corrente è il franco CFA. Nel 1984 la banca centrale degli stati della Zona del franco dell’Africa occidentale, che ha sede a Dakar (Senegal), ha assorbito le funzioni bancarie centrali del paese. Gran parte delle operazioni commerciali con l’estero è gestita dallo stato.

3. Trasporti e vie di comunicazione

Il fiume Niger costituisce la linea di comunicazione di gran lunga più importante, essendo navigabile da piccole imbarcazioni per gran parte del suo corso attraverso il paese, da luglio a gennaio. Il fiume Senegal è navigabile da Kayes a Saint-Louis, in Senegal. La rete ferroviaria si sviluppa per 733 km; una ferrovia collega Koulikoro, Bamako e Kayes al porto di Dakar (Senegal). Sono presenti 18.709 km di strade, di cui solo il 18% è asfaltato (2004). Gli aeroporti internazionali si trovano in prossimità di Bamako e Mopti; la compagnia aerea di stato (Air Mali) offre servizio nazionale e internazionale.

6. Ordinamento dello stato

Secondo la Costituzione approvata con referendum popolare nel gennaio del 1992, il Mali è una Repubblica pluripartitica; il presidente, eletto direttamente dal popolo con un mandato quinquennale, nomina il primo ministro, che sceglie gli altri membri del Consiglio dei ministri; l’Assemblea nazionale è composta da 160 deputati, anch’essi eletti per cinque anni, 13 dei quali vengono eletti dai maliani residenti all’estero. È in vigore la pena di morte, ma il paese sta attuando una moratoria delle esecuzioni.

7. Storia

Il Mali fu il cuore dei grandi imperi del Ghana, del Mali e del Songhai, caratterizzati da fiorenti centri commerciali e culturali, come le città di Djenné, Timbuctu e Gao.

Nel XVII e nel XVIII secolo lungo il corso del Niger si svilupparono numerosi piccoli stati, in particolare quello di Segu, fondato dai bambara. Tali entità politiche caddero durante la “guerra santa” condotta, verso la metà del XIX secolo, dal condottiero al-Hajj Umar, il cui impero teocratico giunse a estendersi da Timbuctu all’alto corso del Niger e al fiume Senegal, comprendendo, dal 1862, anche lo stato di Segu.

1. La colonizzazione francese

Nel 1893 Ahmadu, figlio di al-Hajj Umar, venne sconfitto dai francesi, i quali si impadronirono di tutta la regione. Nel 1904 il Mali divenne parte della colonia francese dell’Alto Senegal-Niger, quindi, nel 1920, assunse il nome di colonia del Sudan Francese.

Sino alla fine della seconda guerra mondiale la Francia vietò alle popolazioni locali di partecipare alla vita politica; ciò non impedì, tuttavia, la formazione di diversi movimenti che confluirono poi nell’Unione sudanese, già all’epoca delle riforme autonomistiche del 1957 il partito più importante del paese, la sezione maliana del cosiddetto Raggruppamento democratico africano.

2. L’indipendenza

Il 24 novembre 1958 fu proclamata la Repubblica sudanese, nell’ambito della Comunità francese. Il 17 gennaio 1959 vi si aggiunse il Senegal e i due stati costituirono la Federazione del Mali, che proclamò l’indipendenza il 20 giugno 1960 sotto la presidenza del maliano Modibo Keita. Nel settembre 1960 il Senegal divenne autonomo e il Sudan francese, guidato dallo stesso presidente, assunse il nome di Repubblica del Mali (22 settembre), che subito entrò a far parte delle Nazioni Unite.

Il nuovo stato cominciò ben presto a perseguire una linea economico-politica di tipo socialista, la quale però non diede i frutti sperati. Nel novembre 1968 alcuni ufficiali dell’esercito rovesciarono il governo autoritario del presidente Keita (morto agli arresti nel 1977) e insediarono alla guida del paese il colonnello Moussa Traoré. Il regime dittatoriale di Traoré, malgrado i rinnovati accordi con la Francia, i paesi socialisti e gli stati confinanti, non fu in grado di far progredire il paese in misura apprezzabile, dovendo da un lato far fronte a una forte crisi economica e alla carestia causata dalla siccità, dall’altro al conflitto armato con il Burkina causato da un contenzioso territoriale.

3. La democrazia

Durante gli anni Ottanta il Mali vide il crescere di un movimento di opposizione che richiedeva la democratizzazione dello stato. Nel 1991 Moussa Traoré venne deposto da un colpo di stato capeggiato da Amadou Toumani Touré; nel 1992 venne approvata una nuova Costituzione e si tennero elezioni libere, che videro la vittoria dell’Alleanza per la democrazia nel Mali (ADEMA), il cui leader Alpha Oumar Konaré fu eletto alla presidenza. Nel 1993, al termine di un processo esemplare, Moussa Traoré venne condannato a morte (condannato a una nuova pena capitale nel 1999, venne poi graziato nel 2002).

Agli inizi del 1996 il nuovo governo raggiunse un accordo con i tuareg del nord del paese, che poneva termine a un conflitto armato iniziato alla fine degli anni Ottanta e consentiva il ritorno dei profughi dalla Mauritania e dal Burkina. Nel maggio 1997 Alpha Oumar Konaré fu riconfermato alla presidenza del paese con il 95,9% dei suffragi; le successive elezioni legislative, boicottate da diversi partiti di opposizione e svoltesi in un clima di relativa tensione, videro l’affermazione dell’ADEMA, che si aggiudicò la maggioranza dei seggi dell’Assemblea nazionale.

4. Modello di democrazia africana

Malgrado la tensione periodicamente riemergente tra governo e forze dell’opposizione più radicale, la democrazia maliana andò via via rafforzandosi. Il paese, considerato un modello di buon governo nel continente africano, partecipò nel 1997 con un suo battaglione alle forze d’interposizione dell’ECOWAS (la Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale) intervenute in Liberia.

Nel febbraio del 2000 fu nominato un nuovo primo ministro, Mandé Sidibé, già funzionario del Fondo monetario internazionale. Sidibé si trovò ad affrontare una situazione interna resa difficile dall’insicurezza nelle regioni settentrionali, dalla crisi energetica e dalla caduta del prezzo internazionale del cotone. In seguito all’acuirsi dei conflitti tribali, il presidente Konaré annunciò il suo ritiro dalla politica e nelle elezioni presidenziali, svoltesi nell’aprile 2002, venne eletto alla presidenza Amadou Toumani Touré. In giugno Sidibé si dimise, lasciando il posto a un governo di unità nazionale guidato da Mohamed Ag Amani.

5. Sviluppi recenti

Nell’aprile 2004 Mohamed Ag Amani è sostituito da Ousmane Issoufi Maiga alla guida del governo. L’invasione delle locuste assesta un grave colpo all’agricoltura, peggiorando le già precarie condizioni economiche del paese.

Grazie alla mediazione dell’Algeria, nel giugno 2006 il governo maliano sottoscrive un accordo di pace con i ribelli tuareg del nord del paese, assicurando loro una maggiore autonomia.

Nel maggio 2007 Amadou Toumani Touré è confermato alla presidenza con il 65% dei voti.