| Trova nell'articolo | Psicologia dell’educazione | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Psicologia dell’educazione Branca della psicologia che si occupa dell’apprendimento e dello sviluppo degli individui, dalla nascita all’età adulta. Comprende lo studio del bambino all’interno della famiglia e di altri contesti sociali, oltre a occuparsi dei soggetti disabili o con particolari necessità educative. La psicologia dell’educazione si sovrappone in parte ad altre aree di studio, in particolare la psicologia dell’età evolutiva, la psicologia clinica, la psicologia sociale, e richiede una conoscenza delle ricerche di ambito pedagogico.
| 2. | Cenni storici |
Nel 1880 lo psicologo tedesco Hermann Ebbinghaus sviluppò alcune tecniche sperimentali per lo studio della memoria e dell’oblio. Prima di lui, nessuno aveva studiato in modo scientifico questi processi mentali superiori e l’importanza dell’applicazione al campo educativo fu immediatamente riconosciuta. Negli stessi anni William James, della Harvard University, studiò le relazioni tra psicologia e insegnamento. James, influenzato da Charles Darwin, era interessato alle modalità con cui il comportamento dell’individuo si adatta ai diversi ambienti. Questo approccio funzionale alla ricerca comportamentale portò James a occuparsi anche di educazione.
Un allievo di James, Edward Lee Thorndike, è generalmente considerato il primo psicologo dell’educazione. Nel suo libro Psicologia dell’educazione (1903), egli si ripropose di riportare solo ricerche scientifiche quantificabili. Thorndike diede importanti contributi allo studio dell’intelligenza e dei test di abilità, alla didattica della matematica e della lettura, alle modalità con cui è possibile utilizzare le informazioni apprese in compiti diversi. Formulò, inoltre, un’importante teoria dell’apprendimento, che descrive le connessioni tra stimolo e risposta.
| 3. | Oggetto e metodo della psicologia dell’educazione |
La psicologia dell’educazione si è notevolmente modificata nel corso del XX secolo. I primi studi sull’apprendimento infantile e sulle conseguenze delle diverse modalità di insegnamento furono fortemente condizionati dal tentativo di identificare delle caratteristiche generali e stabili. Gli approcci utilizzati furono notevolmente diversi tra loro. Jean Piaget, ad esempio, registrava dettagliatamente lo sviluppo degli individui, valutandone le modificazioni in relazione all’età e all’esperienza.
Altri studiosi, come lo statunitense Robert M. Gagné (1916-2002), si concentrarono sulla natura dell’insegnamento e dell’apprendimento, cercando di formulare elenchi in ordine gerarchico dei risultati dell’apprendimento. Nello stesso tempo il francese Alfred Binet e il britannico Cyril Burt (1883-1971) studiarono metodi per la valutazione dello sviluppo dei bambini e per la misurazione del livello intellettivo.
Questi lavori condussero a ricerche utili a formulare teorie dello sviluppo, dell’apprendimento, dell’istruzione e della valutazione e contribuirono a fornire un quadro sempre più dettagliato delle modalità di apprendimento scolastico. La psicologia dell’educazione è venuta così a costituire parte integrante della formazione degli insegnanti.
| 4. | Metodologie innovative |
Recentemente il metodo della psicologia dell’educazione si è modificato, allontanandosi progressivamente da teorizzazioni di tipo globale come quelle di Jean Piaget e di Burrhus Skinner e concentrandosi maggiormente sui problemi e sui punti nodali concreti della relazione tra insegnanti e studenti. Di conseguenza, ad esempio, piuttosto che istruire gli insegnanti sulla teoria skinneriana del condizionamento operante e quindi cercare le modalità per la sua applicazione in classe, si preferisce procedere individuando abilità e competenze circoscritte, come la lettura o la scrittura, e adattare il curriculum (cioè il programma di insegnamento e di apprendimento) in base ai diversi livelli di rendimento e delle necessità degli studenti.
L’interesse si è spostato in seguito sui diversi profili di abilità (o “intelligenze multiple”), come proposto dallo psicologo statunitense Howard Gardner, che ha ipotizzato l’esistenza di diversi tipi di intelligenza, tra cui quella cinestetica (relativa alla percezione dei movimenti del corpo in attività) e musicale, oltre a quella linguistica e logico-matematica, più tradizionali.
Un altro importante spostamento di attenzione verificatosi nel settore riguarda il passaggio dalla considerazione dello studente in quanto individuo alla sua collocazione nel contesto sociale a tutti i livelli (cognitivo, comportamentale, relazionale). Alcune ricerche condotte sulla relazione tra l’intelligenza pratica e il senso comune hanno infatti portato alla considerazione che individui con un livello intellettivo piuttosto basso, secondo i tradizionali metodi di misurazione dell’intelligenza, possono mostrare comportamenti più “intelligenti” del previsto in compiti pratici e nelle attività quotidiane.
Il riconoscimento dell’incidenza delle circostanze ambientali sullo sviluppo dell’individuo è stato possibile grazie alla ricerca sugli effetti della povertà, dello stato socio-economico, dell’identità di genere sessuale e della diversità culturale, oltre che degli effetti della scolarizzazione in sé. Si è passati, inoltre, dall’attenzione alle differenti prestazioni deficitarie in alcuni compiti (valutate in base al confronto con le relative norme statistiche), a considerare come tali deficit possano riflettere anche differenti caratteristiche individuali e, al limite, costituire elementi favorevoli di diversità tra gli individui.
È poi ormai accettata l’importanza dei fattori biologici determinati dal corredo genetico del bambino o risalenti al periodo prenatale, così come dei fattori sociali connessi alla famiglia, alla scuola e all’ambiente sociale. Dal momento che tutti questi fattori interagiscono in modo irripetibile nello sviluppo dell’individuo, ci saranno, di conseguenza, dei limiti all’applicabilità di qualsiasi teoria psicologica dell’educazione.
| 5. | Applicazioni |
Gli psicologi dell’educazione si avvalgono della teoria e della ricerca sviluppata da altre discipline collaterali allo scopo di sostenere il bambino, le famiglie e le istituzioni educative (in particolare la scuola) in diverse attività.
| 1. | Intervento individuale |
Alcuni esempi di applicazione della psicologia dell’educazione sono: la consulenza ai genitori sulla gestione di un bambino ipercinetico; la valutazione delle abilità residuali dei bambini con disabilità gravi o multiple; l’informazione agli insegnanti circa le difficoltà di lettura di un bambino o la gestione di un adolescente; la formulazione di un progetto educativo individualizzato per bambini che hanno subito violenze fisiche e/o sessuali.
In ciascuno di questi casi è necessaria una valutazione preliminare, per identificare la natura del problema e il tipo di intervento più adeguato. Tale valutazione può comprendere: 1) l’uso di test di abilità cognitiva, non necessariamente basati sulla misurazione del quoziente d’intelligenza (QI), ma finalizzati a comprendere il livello di sviluppo e di funzionamento cognitivo; 2) una valutazione informale tramite l’uso di strumenti standardizzati di abilità specifiche, ad esempio lettura e scrittura; 3) colloqui; 4) osservazione del bambino in classe, con i genitori e con i coetanei; 5) uso di tecniche finalizzate a comprendere la visione personale del bambino rispetto al proprio mondo, quali il gioco e alcuni strumenti appositamente formulati per la rappresentazione delle dinamiche familiari e personali.
In altri casi, lo psicologo dell’educazione dovrà aiutare gli adulti a comprendere la natura dei problemi del bambino; in altri ancora, sarà necessario fornire suggerimenti diretti alla gestione di aspetti comportamentali disturbanti. Talvolta lo psicologo dell’educazione dovrà mettere a punto procedure controllate di modificazione del comportamento e valutarne i cambiamenti con i genitori e gli insegnanti.
Di norma lo psicologo dell’educazione lavora in collaborazione con gli insegnanti, con il personale medico, paramedico e con i colleghi eventualmente coinvolti nella gestione del caso. Svolge, in particolare, una funzione di mediazione con le autorità scolastiche e con le altre istituzioni competenti.
| 2. | Intervento istituzionale |
Spesso l’intervento dello psicologo dell’educazione è rivolto a un’intera classe. Più bambini possono, ad esempio, avere problemi di lettura o di controllo dell’aggressività; lo psicologo può allora fornire una consulenza agli insegnanti o alla scuola su specifici problemi legati alla gestione della classe.
| 3. | Formazione degli insegnanti |
La psicologia dell’educazione costituisce la base per la formazione degli insegnanti, in termini di apprendimento, messa a punto del curriculum e modificazione del comportamento degli studenti; su questi elementi è stato particolarmente significativo l’apporto degli studi di psicologia cognitiva.
Lo sviluppo e la diffusione di nuove tecnologie (come quelle informatiche) ha determinato una sempre maggiore necessità di adeguamento e di aggiornamento alle nuove problematiche della dinamica insegnamento-apprendimento.