| Ferro battuto | Articolo | ||||
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| 3. | Cenni storici |
Tra le prime opere in ferro battuto di grande pregio artistico figurano i cardini delle cattedrali gotiche dell’Ile-de-France (XIII secolo); in generale l’epoca gotica coincise con una grande stagione per quest’arte, messa a frutto in monumentali recinzioni e inferriate, e rifiniture di porte e portoni, soprattutto di edifici religiosi (si vedano le monumentali cancellate delle cattedrali spagnole, ad esempio a Burgos, Granada, Toledo).
Dal Trecento gli artigiani estesero la gamma di possibili utilizzi della tecnica del ferro battuto, principalmente nel settore delle armi (spade, fioretti, alabarde ecc.) e delle armature: i più importanti centri di produzione si trovavano nella regione tedesca e, in Italia, nelle valli bergamasche. Dopo l’epoca rinascimentale, in cui prevalse il criterio della misura e dell’eleganza, nel XVI e XVII secolo questo tipo di lavorazione artistica raggiunse esiti di estremo virtuosismo barocco: in Italia, Brescia si impose nella tecnica del ferro cesellato, impiegato soprattutto per le armi.
Lo stile rococò diede ulteriore slancio al ferro battuto, che venne adottato con estrema libertà creativa in fantasiose cancellate, balaustre e inferriate, prima in Francia, poi in Germania (ad esempio a Würzburg) e in tutta Europa. A partire dalla fine del Settecento le grandi innovazioni occorse sia nell’ambito delle tecniche di lavorazione del metallo fuso, sia in quello dei procedimenti estrattivi, fecero in parte declinare la tradizione del ferro battuto, unitamente a mutamenti del gusto, in direzione neoclassica. Quest’arte conobbe tuttavia importante riprese nell’Ottocento a opera del movimento Arts and Crafts, e fino ai primi anni del Novecento nelle varie interpretazioni Art Nouveau. Vedi anche Lavorazione dei metalli.