| Psicologia del lavoro | Articolo | ||||
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| 2. | Cenni storici |
La psicologia industriale fece la sua comparsa nel 1913, con la pubblicazione dell’opera di Hugo Münsterberg La psicologia e l’efficienza industriale, con cui iniziò la cosiddetta “psicotecnica”, cioè la disciplina che si riferisce a tutte le applicazioni della psicologia alla vita sociale, dal campo educativo a quello giudiziario, oltre a quello del lavoro. Münsterberg si occupò dell’adattamento dell’uomo all’ambiente fisico e al regime di vita del lavoro, alla monotonia e alla fatica, e inoltre delle motivazioni, del consumo e delle tecniche di vendita. Egli cominciò a inserire l’esame degli aspetti psicologici tra le prove per l’assunzione dei lavoratori: introdusse, ad esempio, la selezione attitudinale.
La psicologia del lavoro conobbe un rapido sviluppo dopo la prima guerra mondiale, anche in seguito alla crescita del sistema capitalistico negli Stati Uniti e alla diffusione dei principi del taylorismo all’interno delle aziende. In Italia ricerche di psicologia del lavoro vennero effettuate da Agostino Gemelli che, durante la prima guerra mondiale, si dedicò alla selezione attitudinale degli aviatori e di altri specialisti e, nel 1917, pubblicò il volume Il nostro soldato.
Tra il 1927 e il 1939 Elton George Mayo e altri psicologi e sociologi della Harvard University condussero una ricerca, poi divenuta classica, negli stabilimenti Hawthorne della Western Electric Company, che producevano apparecchi telefonici e forniture per centrali telefoniche. La ricerca aveva come obiettivo principale quello di migliorare la produttività, ma mise in evidenza l’importanza dello sviluppo di buone relazioni interpersonali tra i lavoratori come requisito essenziale per il rendimento produttivo. Nei successivi sviluppi del settore hanno giocato un ruolo molto importante gli apporti di Kurt Lewin e gli studi sulle dinamiche di gruppo.