| Immersione subacquea | Articolo | ||||
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| 3. | La nascita della subacquea moderna |
Nel 1717 l'astronomo inglese Edmund Halley inventò la prima campana subacquea: consisteva di una camera in legno, aperta sul fondo e con finestrini di vetro sul soffitto per ricevere luce. La campana veniva alimentata d'aria attraverso tubi di cuoio collegati ad alcuni fusti che venivano calati nell'acqua. Oggi esistono addirittura stazioni subacquee permanenti a più di 100 m di profondità, al cui interno vivono scienziati che studiano la vita sottomarina. Le persone riescono a sopravvivere a tali profondità e per periodi molto lunghi grazie al fatto che respirano miscele di gas inerti.
Sin dal XVII secolo si è cercato di mettere a punto scafandri che consentissero al palombaro un'immersione sicura, unita a una buona libertà nei movimenti. Tuttavia, il primo modello di una certa efficienza venne realizzato dall'anglo-tedesco Augustus Siebe nel 1819. Lo scafandro venne rifatto e ammodernato, sempre da Siebe, nel 1830, raggiungendo uno standard per alcuni versi molto simile a quelli utilizzati oggi. Gli scafandri moderni sono a tenuta stagna, realizzati in gomma, e avvolgono completamente il palombaro che ha il capo protetto da un grande casco chiuso sulla tuta all'altezza del collo. Alcune valvole poste sul casco, che è dotato di un'estesa superficie di vetro per permettere ampia visibilità, garantiscono la regolazione della pressione dell'aria; inoltre, per consentire la posizione eretta della persona, gli scafandri sono dotati di scarpe zavorrate. Per risolvere il problema del rifornimento d'aria, sono stati messi a punto scafandri con un sistema di riciclaggio interno dell'aria.